Le Bambine Cavolfiore

Da un’idea di Bianca Ferone, con la collaborazione di Vittoria Ferone, rispettivamente anni 7 e 3 al momento in cui zia Francesca previa loro autorizzazione scrive la sua versione della storia. Quando e se vorrà Bianca scriverà la sua versione e in un futuro non troppo lontano probabilmente anche Vittoria vorrà dire la sua.

Incontro

Scusi signora. Nessuna risposta.

Scusi signora. Nessuna risposta.

— Scusi signoraNessuna risposta.

“Incredibile! dopo una giornata lavorativa sfiancate corro in un supermercato strapieno e mentre corro alla macchina carica di buste della spesa mi trovo davanti queste due bambine così sfacciate. Dico io se non vi rispondo lasciatemi in pace e andate a cercare di impietosire qualcun’altra. Ma dove saranno i genitori, sono da mettere in galera, usare i propri figli per procacciarsi danaro invece di andare a lavorare. È una vergogna”.

Marta irritata cercava di ignorare le bambine ma loro continuavano a sorriderle con calma allora lei decisa a liberarsene prese dei soldi dal portafogli e del pane e del prosciutto dalle borse della spesa e quasi glieli lanciò.

Grazie signora ma noi non vogliamo né cibo né soldi. Dissero con dolcezza le bambine all’unisono.

 “Arrestare i genitori. Mettere in un istituto le bambine ed educarle. Ecco cosa bisogna fare. Si è superato ogni limite, non vogliono né cibo né soldi. E cosa vogliono: una casa al mare, un conto in banca, un attico in città?”.  L’espressione del viso specchiava i suoi pensieri ma questo non impedì alla più grande delle bambine, di circa sei anni, con un sorriso serafico e voce calma e gentile, di rispondere ai pensieri di Marta.

Signora vogliamo essere le sue figlie.

Marta cadde e cadendo finì diritta sulle buste, il latte si aprì, le uova si ruppero, i pomodori si schiacciarono. La più piccola delle due bambine, una brunetta con capelli lunghi e frangetta e un’aria birichina, di circa tre anni, le si avvicinò, l’accarezzò e le chiese con dolcezza — Ti sei fatta male mamma?

La più grande raccolse mele e pere e le riportò alla legittima proprietaria; anche lei aveva capelli lunghi, frangetta e un’aria birichina, era più alta della sorella di una trentina di centimetri e bionda. Sorrise a Marta, sorrise alla sorellina e disse – Mamma sei stanca, andiamo a casa così ceniamo e ci facciamo un po’ di coccole.

Dopo cena, una cena deliziosa, Marta non ricordava di cucinare così bene, le bambine la coinvolsero in giochi diversi, divertenti, fantasiosi.

Era stata una bella serata, le bambine erano simpatiche, intelligenti, spiritose, mettere loro ansia con domande o contattare la polizia non era una faccenda urgente, che male poteva esserci nel regalare a delle bambine di sicuro in difficoltà una bella serata?

La mattina dopo Marta si alzò e preparò la colazione, le bambine si alzarono, si lavarono, si vestirono e andarono a fare colazione. La più grande delle bambine, Gaia, disse a Marta:

— Oggi a scuola facciamo Fantasia, è la mia materia preferita. È una materia bellissima introdotta nella scuola da un signore chiamato Gianni Rodari che ha scritto un libro, La grammatica della fantasia, per insegnare ai maestri, alle maestre, alle mamme e ai papà a essere bambini di nuovo per poter giocare con i loro alunni e figli.

Gaia adorava le lezioni di Fantasia 

Mamma spero proprio che oggi inventiamo una storia piena di errori, sono le mie preferite. È bello fare errori mamma, si imparano un sacco di cose interessanti e divertenti. 

Gli occhi di Gaia scintillavano di gioia mentre parlava della giornata scolastica che l’aspettava. La piccola Ludovica era impaziente di arrivare all’asilo per regalare alla maestra il disegno della sua famiglia: lei, Gaia e Marta.

Marta, con un po’ di magone, pensò che portare a scuola le bambine era la soluzione migliore, lì le avrebbe consegnate alle maestre che avrebbero contattato la famiglia.

Marta con le sue bambine Gaia e Ludovica nel lettone

Una nuova famiglia

Il Regno Cavolfiore

Ludovica mangiava di tutto con appetito, Gaia era più selettiva, entrambe adoravano la cioccolata, come lei. La seconda cena e la seconda serata di giochi fu ancora più piacevole della prima, e la prima era stata molto piacevole.

Avevano cenato e avevano giocato, ora le bambine erano a letto, lei era seduta sulla sua poltrona preferita e ripercorreva la giornata trascorsa, una giornata assurda e naturalissima.

Le maestre e la preside gliel’avevano confermato, Gaia e Ludovica erano sue figlie e Marta con naturalezza si era trovata  a concordare con il personale della scuola.

Signora ma non c’è bisogno di cercare la famiglia delle bambine è lei la loro famiglia.

Preside la prego non scherzi è una faccenda seria, non le pare?

Ma signora cara sono serissima, ho controllato la documentazione delle bambine e sono chiaramente figlie sue, è tutto in regola c’è anche l’approvazione del Regno Cavolfiore.

L’approvazione del Regno Cavolfiore? Marta strabuzzò gli occhi.

— L’approvazione del Regno Cavolfiore è fondamentale signora cara, senza di quella non possiamo prendere in considerazione nessuna richiesta di iscrizione di bambini provenienti dal Regno Cavolfiore; anche se sono molto rare bisogna rispettare tutta la procedura, non trova signora?

Marta annuì, salutò la preside e andò al lavoro. Era la madre di Gaia e Ludovica.

Al lavoro fu una giornata come tante, tornando a casa passò a prendere le bambine a scuola, la scuola le era di strada andando e tornando dal lavoro e aveva un orario perfettamente in sintonia con i suoi orari. 

Tornado a casa si fermarono allo stesso supermercato dove aveva conosciuto le sue figlie la sera prima e fecero la spesa insieme. In macchina e al supermercato chiacchierò con le bambine e trovo la chiacchierata molto interessante.

Gaia — Ti seguivamo da un po’, ci sei piaciuta subito e abbiamo deciso che eri la nostra mamma.

Marta — Ma la vostra vera mamma si dispiacerà se non tornate da lei.

Ludovica — Ma sei tu la nostra vera mamma.

Marta — Sì lo so ma intendo la mamma che vi ha tenute nella pancia fin quando non siete nate.

Gaia e Ludovica all’unisono — Ma noi siamo nate sotto un cavolo, noi siamo Bambine Cavolfiore.

Marta che in altri momenti avrebbe riso si rese conto che quella era la verità e lasciò continuare le bambine. Gaia prese di nuovo la parola.

Nel Regno Cavolfiore i bimbi nascono sotto i cavoli e se vogliono si scelgono delle sorelline o dei fratellini. Io e Ludovica ci siamo scelte come sorelle.

Marta sorrise con dolcezza, quelle bambine che si tenevano per mano, così simili e così diverse, ben vestite e ben curate con i loro zainetti di misura e disegno diverso le erano entrate dentro al primo sguardo, anche se non l’aveva capito subito. Quelle due bambine si erano scelte come sorelle; pensò a sua sorella e con un velo di tristezza prese atto del fatto che lei e Tiziana erano sorelle per caso e non per scelta.

Ludovica intervenne nel discorso.

Eh sì mamma scegliere una sorella o un fratello è una cosa seria come quando scegli una mamma o un papà o entrambi. Nel Regno Cavolfiore noi bambini possiamo scegliere una famiglia umana fino a sette anni, quando compi sette anni se non hai trovato nessuna famiglia che ti garba rimani nel Regno Cavolfiore. La vita lì è sempre allegra, felice e divertente; i bambini mangiano solo quello che vogliono e stanno sempre bene, fanno quello che vogliono, nessuno gli dice mai no e conoscono solo la parola sì. Ma una vita sempre divertente dove tutto è facile e nessuno ti dice no a volte è noiosa e capita di sentirsi molto soli come se a nessuno importasse realmente di te.

Gaia interruppe Ludovica e disse:

Allora noi Bambini Cavolfiore se vogliamo cerchiamo una famiglia che ci dica di no, ma lo faccia con saggezza e chiarendo i motivi del no, cerchiamo delle mamme e dei papa che ci vedano e ci sentano.

Marta rise — Beh non ci sono moltissimi genitori sordi o ciechi e comunque anche genitori che non possono vedervi o sentirvi possono essere dei bravi papà e delle brave mamme.

Gaia e Ludovica si guardarono e guardarono Marta con un sorriso di condiscendenza, Gaia proseguì — Vedi ora tu non ci senti, noi diciamo una cosa e tu ne capisci un’altra, non perché tu sia cattiva o sorda ma perché la cosa che ti stiamo dicendo tu non la riesci a vedere e sentire perché è lontana da te.

La parole delle bambine risvegliarono l’interesse di Marta, conosceva fin troppo bene la sensazione di non essere ascoltata e non essere vista ma ci volevano due bambine per rendergliela evidente.

 Ludovica ridacchiando aggiunse:

E poi vogliamo genitori che non ci vogliano usare come tappabuchineri?

Marta rise ma Gaia e Ludovica serie e severe la guardarono e con voce calma ma ferma Gaia aggiunse:

Mamma non c’è niente da ridere ci sono un sacco di mamme e papà che vogliono bambini per tappare i loro buchi neri, quelli che hanno dentro, quelli dove raccolgono il freddo, il vuoto e il buio che gli fanno tanto male. I bambini stanno scomodi nei buchi neri delle mamme e dei papà, sentono freddo e rimangono nel buio e si sentono persi nel vuoto. No noi una mamma o un papà che non ci veda, non ci senta e ci usi come tappabuchineri non li vogliamo, per questo abbiamo scelto te.

Marta sorrideva di gioia e di tristezza, lei e Tiziana avevano passato la vita a tappare i buchi neri dei genitori e a non essere viste né sentite e così ora ognuna di loro aveva un enorme buco nero dentro di sé e non erano mai riuscite né a vedersi né a sentirsi neanche tra loro. Ma se Tiziana cercava di non vedere il suo enorme buco nero e lo tappava in ogni modo Marta aveva deciso di guardare dentro quel buco nero, ben bene, in profondità. Era stato ed era stancante, doloroso, pesante, il prezzo da pagare per sentirsi una persona serena, piena di dubbi e incertezze ma con la consapevolezza che le cose andavano affrontate e non evitate e nascoste sotto un tappeto. Guardare dentro i suoi buchi neri era l’unico modo che conosceva per affrontare il freddo, il buio e il vuoto che essi contenevano. Marta a fatica, e con pazienza certosina, si era guadagnata il privilegio di non avere bisogno di trovare qualcosa o qualcuno con cui tappare il suo profondissimo buco nero per evitare di finirci dentro e affogarci.

E poi non vogliamo essere né Bambine Pesce RossoBambine ce l’ho anch’io. Disse Gaia rabbrividendo all’idea che lei e Ludovica potessero essere incluse in una di queste due categorie. 

Marta ormai non si meravigliava di nulla e continuò a guidare mentre Gaia le spiegava.

Come ben saprai mamma i Bambini Pesce Rosso sono quei bambini che i genitori tengono nell’acquario grande in salotto e mostrano a tutti i loro visitatori, i bambini bravi, belli, buoni, intelligenti, coraggiosi, i bambini nati perché i genitori possano andarne fieri.

Ludovica interruppe la sorella terrorizzata e aggiunse

Ma sei i Bambini Pesce Rosso non riescono a rimanere bravi, belli, buoni, intelligenti, coraggiosi, da mostrare insomma, capaci di regalare grandi soddisfazioni alle mamme e ai papà, o se non sono mai stati all’altezza delle aspettative delle mamme e dei papà, vengono spostati, o sistemati fin da subito, in uno sgabuzzino freddo e buio all’interno di una piccola boccia sperando che nessuno entri nello sgabuzzino e li veda. Se no sai che figura farebbero i genitori dei Bambini Pesce Rosso ad avere dei bambini così. I genitori dei Bambini Pesce Rosso sono tristi, infelici e arrabbiati quando non possono tenere i loro bambini in salotto nell’acquario grande ma devono nasconderli nella boccia nello sgabuzzino, e sono arrabbiati soprattutto perché la boccia nello sgabuzzino sono costretti a tenerla mentre ne farebbero a meno volentieri. E i Bambini Pesce Rosso quando sono nella boccia piccola nascosta nello sgabuzzino sono tristi perché hanno deluso le mamme e i papà.

Marta aveva voglia di far smettere le bambine di parlare, che sciocchezze le stavano raccontando, le mamme e i papà volevano bene ai loro bimbi non esistevano genitori che non vedevano o non ascoltavano i figli, non esistevano genitori che usavano i figli per tappare i loro buchi neri e di certo non esistevano genitori che volevano Bambini Pesce Rosso da mostrare agli altri tenendoli nell’acquario grande in salotto e se i bambini non corrispondevano alle loro aspettative tentavano di nasconderli tenendoli in uno sgabuzzino buio e freddo dopo averli trasferiti in una piccola boccia per pesci. E se mai fossero esistiti genitori così erano rarissimi, dovevano esserlo, per forza.

E poi mamma ci sono i Bambini ce l’ho anch’io, quelli che vengono al mondo perché le loro mamme e i loro papà stanno facendo una gara con il mondo e vogliono tutte le cose che hanno gli altri e se gli altri hanno dei bambini li voglio anche loro perché non possono e non vogliono essere diversi dagli altri e quindi almeno un bambino bisogna averlo per essere uguale agli altri, perdinci.

Marta era scossa, le sciocchezze dette dalle bambine ad una riflessione più attenta non sembravano sciocchezze. Anche se la cosa non le piaceva affatto le bambine avevano decisamente ragione. 

Ludovica  interruppe il filo dei pensieri di Marta e spiegò seria seria che essendosi scelte come sorelle lei e Gaia si erano impegnate a scegliere una famiglia che piacesse a entrambe e se non l’avessero trovata al compimento dei sette anni di Gaia Ludovica poteva cercare da sola una famiglia e nel caso l’avesse trovata Gaia poteva decidere di vivere nella stessa famiglia o rimanere nel Regno Cavolfiore. E Gaia con fare saputello aggiunse

Ma rimaniamo sorelle e ci vogliamo bene lo stesso. Sai mamma quando decidiamo di rimanere con una famiglia umana perdiamo i nostri poteri ma rimaniamo con il potere di sentire sempre le nostre Sorelle Cavolfiore se hanno scelto rimanere nel Regno Cavolfiore.

Marta sorrise e chiese con dolcezza — E quali poteri perdete quando trovate la vostra famiglia umana e decidete di lasciare il Regno Cavolfiore?

— Mamma ma che domande, rinunciamo al potere di leggere nelle persone. Disse Gaia seria seria e aggiunse 

Come credi che facciamo a sapere che tu non cerchi qualcuno o qualcosa con cui tappare i tuoi buchi neri o che non sei né cieca né sorda e ci vedi o che non vuoi Bambini Pesce Rosso né Bambini ce l’ho anch’io: ti abbiamo letto dentro.

Ludovica ridacchiando disse — Sono sei mesi che ti seguiamo, dalla prima volta che ti abbiamo vista al parcheggio del supermercato. Eri così stanca e arrabbiata ma ci sei piaciuta subito lo stesso allora abbiamo iniziato a seguirti per vedere se la prima impressione fosse quella giusta. Siamo venute con te a lavoro, a casa, al mare, in montagna, siamo state sempre con te.

Marta arrossì ma Ludovica e Gaia le sorrisero con fare furbetto e affettuoso, e con l’aria di saperla lunga dissero all’unisono — Mamma tranquilla noi sappiamo quando dobbiamo sparire.

Marta ricomponendosi disse — Ma io non vi ho mai viste prima di ieri. 

E Gaia ridendo, fingendosi spazientita, ma con uno sguardo tenero risposte — Mamma ma te l’abbiamo detto che noi Bambine Cavolfiore abbiamo un sacco di poteri che voi umani non avete e puoi ben capire che scegliere una famiglia è una faccenda seria se decidendo di rimanere in quella famiglia perdiamo i nostri poteri e rinunciamo alla vita facile e felice del Regno Cavolfiore quindi deve valerne la pena e prima di prendere una decisione facciamo in modo di conoscere bene la famiglia che ci piace. Ma stai tranquilla da ieri non ti leggiamo più dentro, non ci rendiamo invisibili, non attraversiamo i muri, non ci muoviamo alla velocità della luce e non facciamo più tante altre cose. Da ieri non abbiamo più i Poteri Cavolfiore, ci siamo fidate di te e tu devi fidarti di noi.

Ludovica con aria grave concluse la discussione — La fiducia è una cosa seria mamma, lo sai.

18 anni dopo

Marta, Ludovica e Gaia erano una famiglia da 18 anni, avevano litigato spesso, avevano fatto pace, avevano passato momenti felici e momenti duri. Marta aveva detto molti no e molti si, Gaia e Ludovica non avevano più fatto solo quello che volevano e anche Marta aveva fatto cose che non le piacevano troppo ma che riteneva parte del suo modo di essere la madre di Gaia e Ludovica. Gaia e Ludovica ora vivevano lontane, tornavano spesso a casa, si sentivano spesso tra di loro e spesso sentivano Marta. Avevano gusti diversi, pensieri diversi, desideri diversi, ma si volevano bene e si rispettavano e Marta a volte si chiedeva se questo fosse il frutto dell’impegno suo e delle sue ragazze o fosse Magia Cavolfiore e concludeva che non c’era una risposta alla questione.

Negli anni raramente Marta, Gaia e Ludovica avevano incontrato famiglie con Bambini Cavolfiore, quando era accaduto subito le avevano riconosciute. Erano famiglie diverse tra loro, alcune erano formate da una mamma e un papà, alcune solo da una mamma, alcune solo da un papà, alcune da due mamme, alcune da due papà, ma erano accomunate tutte da una luce speciale: in quelle famiglie tutti si vedevano, si sentivano, nessuno tappava buchi neri, non c’erano pesci rossi da mostrare e non si giocava al ce l’ho anch’io. 

Marta ogni tanto guardava nel suo buco nero, sapeva che sarebbe stato sempre lì ma ora gli voleva bene, grazie all’abitudine di guardarci dentro e affrontarlo aveva avuto l’opportunità di crescere quelle donne forti, intelligenti, determinate, coraggiose e contemporaneamente dolci, fragili, sensibili, dubbiose, un po’ insicure, che avevano rinunciato a un mondo sempre felice di soli sì e cose piacevoli per crescere con lei. E tutte e tre erano cresciute.

 

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