L’attesa

Il quaderno nuovo le piace molto, Paperino in copertina, bello! No, non ne ha bisogno, difficilmente ha bisogno di quaderni nuovi, ama cambiarli, fa finta di perderli, li finisce il più velocemente possibile scrivendo il più grande e il più largo possibile. Il piacere di comprare un nuovo quaderno scegliendo quello con la copertina che le piace di più, portarlo a casa, scrivere il suo nome sulla prima pagina, è immenso. Penne, matite, pastelli, pennarelli, album da disegno, fogli per il collage, colla, quaderni, la scuola porta con sé il piacere della cancelleria, un piacere immutato nel tempo.

È andata dal tabaccaio a comprare il quaderno, ci è andata da sola, ha quasi dieci anni, è grande, la quinta elementare è agli sgoccioli. Certo ci sono gli esami da superare, ha un po’ paura, ma mica tanta. Andrà alla scuola media vicino casa, imparerà il francese come ha voluto lui, secondo lui il francese è una lingua più bella, più musicale, più femminile.

È fine maggio, c’è il sole, è una bellissima giornata. Fa caldo ma non troppo, c’è vento. È tutto perfetto. È stata una settimana intensa quella che sta per finire, è giovedì, domani è venerdì, lo vedrà e gli racconterà come è andata la settimana. Non lo vede da domenica: “Ci vediamo venerdì”, “Ok, ci vediamo venerdì”.
È tranquilla, sa che se lui le dice una cosa la fa, se le fa una promessa la mantiene. È eccitata, non vede l’ora di vederlo, ha passato la settimana in attesa di quel momento che finalmente sta per arrivare.

Domenica mattina si è irritata, voleva stare con lui tutto il tempo prima che andasse via per l’ennesima volta in quell’anno. Sa che torna, torna sempre, non c’è da preoccuparsi. Lo sa che torna ma lei lo voleva tutto per sé, certo c’è quell’altro bambino, è suo fratello, ma lui è bravo, riesce a occuparsi di quel bambino che si aggira per casa da sei anni e mezzo e di lei egregiamente. La bambina non si è mai sentita messa in disparte. Il tizio che ha sottratto tempo loro la domenica mattina è poco più di un estraneo, certo ha sposato la cugina, ha reso la bambina zia a soli otto anni, cosa che le è piaciuta assai, si è sentita grande quando ha tenuto sua nipote di pochi giorni in braccio, ma questo non giustifica il furto di tempo loro.

Lui e il ragazzo si sono rifugiati nello studio salotto a parlare del futuro del ragazzo. Il ragazzo vuole fare il magistrato, lui è un magistrato, lo è da quando aveva ventidue anni, ne ha compiuti 49 anni da poco più di un mese. Il giorno di Pasqua e il suo compleanno quest’anno hanno coinciso, è stata festa grande. Il ragazzo fa bene a chiedere consigli a lui, lui è gentile, sa ascoltare, sa consigliare, non fa promesse che non può mantenere, non parla giusto per parlare, è affidabile. Ma il ragazzo ha rubato tempo e lei l’ha odiato.

È stata una settimana interessante, ha molte cose da raccontargli: quei carciofini sott’olio assaggiati per la prima volta erano buonissimi, vuole andare a “La Viennese” e comprarne altri con lui, deve chiedergli perché lui non ne ha mai comprati, forse non gli piacciono. Le sembra strano, deve farglieli assaggiare è certa che gli piaceranno.
La nonna in quella settimana è stata particolarmente dolce, di solito è tanto severa, forse alla sua età avrà capito che con la gentilezza si ottiene tutto. Dopo tutto è proprio lei che glielo ripete sempre. Lei e la nonna insieme hanno fatto un sacco di colla per carta con acqua e farina, si sono divertite molto; con la colla fatta da loro e i ritagli di vecchi giornali hanno creato molti collage. Quel maledetto uncinetto l’ha irritata come al solito. La nonna cerca di insegnale da tempo a lavorare all’uncinetto, a lei piacerebbe tanto imparare ma non ci riesce, proprio non capisce come si fa, non riesce ad andare oltre quella stupida catenella. Uffa non imparerà mai. Gli racconterà anche questo e lui dirà la cosa giusta per rassicurarla come fa sempre.

Il giovedì sta finendo, sta arrivando il venerdì, le promesse si mantengono, lui le ha insegnato coi fatti che le promesse si mantengono.

La bambina va a dormire, domani sarà una giornata speciale, è eccitata, non vede l’ora di vederlo, ha così tante cose da raccontargli. Non riesce ad addormentarsi, è talmente felice, lo sa che non lo vede da pochi giorni, non è passata nemmeno una settimana. Sabato hanno festeggiato il suo onomastico insieme e lui ha scelto la torta con le fragoline per festeggiare. Era la festa di lui non di lei ma lui sa quanto lei ami le fragoline ed è periodo di fragoline.
Era stanco sabato scorso, è stata una strana festa, allegra sì ma lui è rimasto a letto tutto il giorno, non lo fa quasi mai. Vabbè poco importa si sono divertiti lo stesso. Prima di andare via per l’ennesima volta dall’inizio dell’anno lui le ha detto che erano stati insieme un bel po’ questa volta e le ha fatto promettere di fare la brava tanto lei sarebbe potuta andare a trovarlo il venerdì, era una promessa, e le promesse lui le mantiene.

È vero, un mese intero insieme, dall’inizio dell’anno non era mai capitato. È stato un mese bello, è una bella primavera, sia lui che la bambina amano la primavera. Sono andati a cinema insieme, non capitava da quasi un anno. In questo mese lui le ha comprato un sacco di Fiammiferini, ora ne ha quasi di tutti i colori, è felice. Lui le ha insegnato che non sono gli oggetti a contare, le ha sempre dedicato tempo, affetto, attenzione. Le cose materiali non le mancano di certo, lui le regala giocattoli spesso ma senza esagerare mai. La bambina non può certo dire di non avere giocattoli ma rispetto a quanti ne vorrebbe e a quell’abbondanza in cui nuotano alcune bambine i suoi giocattoli sono poca cosa. Coi Fiammiferini lui non ha di certo lesinato, non può proprio lamentarsi.

Forse lui vuole farsi perdonare questo continuo andare avanti indietro, non sono abituati a stare lontani. La bambina non ha nulla da perdonagli, il tempo passato insieme la riempie talmente di gioia che cancella il tempo in cui sono costretti a stare lontani. La bambina lo sa, lo sa è inutile che continuino a ripeterglielo, che lui si allontana per poter stare sempre con lei.

Beh almeno questa volta è a Napoli e non a Roma. La bambina non ha capito perché se lui è qui a Napoli lei può andare a trovarlo tutti i giorni e deve aspettare venerdì. Ora poco importa domani è venerdì, andrà da lui, si riappropriano del loro tempo.

La bambina si addormenta. Si sveglia presto. Ci sono dei rumori in casa. Beh sta iniziando una bella giornata meglio che inizi presto. Tra poche ore lo vedrà.
Forse nonna si è svegliata prima per prepararle una collazione più buona. No non è nonna è zia.

Venerdì è arrivato, le cose stanno andando in maniera diversa da come si era immaginata. A casa dei vicini ci va spesso ma andare a casa dei vicini alle sette del mattino è decisamente insolito. Un amico di lui e la moglie vengono a prendere lei e suo fratello in mattinata. Sono persone gentili e i loro figli le piacciono ma le cose sono differenti da come aveva programmato.

La passeggiata per via Orazio e via Petrarca con il vento che viene dal mare e un panorama stupendo le è piaciuta molto. Adora il vento che viene dal mare, adora quelle strade. Ha passeggiato tenendo le orecchie ben aperte, cerca di captare più parole possibile. Da quella mattina presto gli adulti hanno smesso di parlare a voce alta, bisbigliano, non fanno altro che bisbigliare. Le parole che le arrivano, isolate, unite tra loro raccontano l’indicibile.

Il panino con il salame era buono, l’acqua con l’idrolitina non le piace, non le piace l’acqua frizzante in generale, ma lui le ha insegnato che quando si è ospiti in casa altrui bisogna rispettare le abitudini dei padroni di casa e lei si attiene ai suoi insegnamenti il più possibile, non perché ne abbia paura ma perché le piace somigliargli, lui le piace molto.

È venedì sera, il loro tempo insieme oggi non c’è stato. Le hanno detto che ci sarà domani. Ha quasi dieci anni, un po’ come va il mondo l’ha capito, qualche dubbio che le cose non stiano come le raccontano le sta venendo, qualche certezza che stiano come non le raccontano le sta venendo.

Ora stanno esagerando.
È sabato, osserva gli adulti con sospetto, troppo bisbigli, troppi rimandi: “Dopo, dopo, dopo…domani”.
È sabato, vuole vedere il giornale, deve verificare che non sia successo l’indicibile.
Nonna legge tutti i giorni sul giornale i nomi e i cognomi di quelli a cui succede l’indicibile. Nonna legge e commenta: “Oh lo conoscevo era così giovane” oppure “Gesù e io che credevo fosse già morto”. Nonna spesso la fa partecipare a quel rito. La bambina sa trovare i nomi e i cognomi di quelle a cui è successo l’indicibile.
È sabato, insieme al giornale esce un’altro giornale, compri uno prendi due. Alla bambina piace il giornale del sabato: ci sono le fotografie, le interviste ai personaggi famosi, un fumetto. Le piace quel giornale, lo attende con ansia, lo legge tutte le settimane.

Cerca per casa il giornale con l’indicibile ma non lo trova, strano il suo compagno del sabato c’è, è in bella mostra con una bella signora coi capelli lunghi e biondi in copertina. Alla bambina quanto piacerebbe avere capelli lunghi e biondi, i suoi sono castani e corti. Chiede agli adulti di casa il giornale, non spiega il motivo, loro bisbigliano parole inquietanti da più di ventiquattro ore non sono più affidabili. Ha ragione a non fidarsi, le dicono che il giornale non è uscito.

Ok ora va e li prende di petto:
– “E morto, vero?”
– “Noooo, ma che dici”.
– “Allora fatemi vedere il giornale”
– “Ma non è uscito”
–”Non è vero, il sabato esce con quest’altro giornale. Come mai avete questo e non l’altro, il giornale di tutti i giorni, quello con i nomi e i cognomi delle persone a cui è successo l’indicibile?”
–”Ti sbagli, questo è veccchio”

La bambina chiude il discorso. Di questi adulti non si può fidare, deve dirlo a lui appena ne avrà occasione, ma la sensazione che non ci sarà mai più un’occasione per dirglielo si sta impossessando di lei.

Sono quasi le 18,00, ha di fronte a sé il portone di casa. Manca da casa da più di ventiquattro ore. Il portone, deve controllare bene il portone. Quando succede l’indicibile mettono un fogliettino sul portone e lo chiudono. È sabato pomeriggio, il portone è chiuso come tutti i sabato pomeriggio, la verità può raccontargliela solo la presenza o l’assenza di quel bigliettino.

Il portone è pulito, tutto a posto.
L’ascensore sale, è emozionata, lo troverà a casa ad aspettarla. Ma certo, voleva farle una sorpresa e i preparativi sono durati più a lungo del previsto. Bussa alla porta, la porta si apre, c’è tanta gente, forse c’è una festa. Certo è una strana festa, solo adulti nessun bambino eppure è pomeriggio mica sera. La mamma della bambina è circondata da persone, lui non si vede, il salotto è pieno. La bambina e il fratello entrano, salutano. Gli sguardi di tutti vanno su di loro, sguardi inadeguati ad una festa. Una zia dei bambini dice: “Bambini andiamo di là” chiama anche la loro madre.
La speranza che ci sia una festa diventa un ricordo lontano, la certezza che la mancanza di quel bigliettino sul portone significasse scampato pericolo è archiviata alla voce non fidarsi delle apparenze, la bambina guarda gli adulti che le sono intorno e dice: “È morto”. Non aspetta risposta, non è una domanda. Buio

Francesca Matilde Ferone inghiottita dal buio. Illustrazione di Sandro Quintavalle

Silenzio

Napoli 26/27/28 maggio 1977
Napoli 26 maggio 2017

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