Succede solo a Napoli!

Da quando sono tornata a Napoli due anni e mezzo fa mi è capitato spesso di trovarmi in situazioni in cui d’istinto, infastidita e incavolata, ho pensato: “ So’ cose da pazzi, succede solo a Napoli”.

  • Mi succede quando vedo il pettegolezzo diventare maldicenza e condotta apertamente scortese e derisoria, e anche un po’ ossessiva.
  • Mi succede quando i proprietari dei cani non raccolgono la merda del proprio cane.
  • Mi succede di fronte all’arroganza e alla strafottenza.
  • Mi succede di fronte al lamento continuo.
  • Mi succede mentre guido e sembra di trovarsi in mezzo a una lotta tra animali feroci rincoglioniti.
  • Mi succede quando tutto sembra immobile e la rassegnazione sembra farla da padrona.
  • Mi succede quando esco con la macchina dal viale di casa, sono ancora giù, vedo arrivare una macchina e non so da che lato deve girare — a destra, a sinistra? ma! chissà!? — e il guidatore di suddetta macchina invece di mettere una freccia per indicarmi da che cavolo di lato deve girare in modo che io possa andare dal lato opposto inizia a bussare spazientito e se vado da un lato si innervosisce perché deve girare da quel lato e io, povera sciocca, non sono stata capace di capirlo tramite telepatia, visto che di freccia neanche l’ombra.
  • Mi succede quando vedo gruppi di persone chiusi su se stessi, fermi, immobili, sicuri che il loro modo di vedere il mondo, pensare, agire sia l’unico possibile e giusto, rendere la vita difficile a chi vedono diverso da loro.
  • Mi succede quando incrocio persone pronte a incolpare sempre qualcun altro per qualsiasi cosa senza mai prendersi un po’ di responsabilità, perché è sempre colpa di qualcun altro.

Insomma mi succede spesso.

Poi mi calmo, rifletto, ricordo con obiettività Milano, Piacenza, Dublino, luoghi dove ho vissuto per periodi più o meno lunghi. Ricordo i viaggi fatti, ricordo episodi sporadici e normalità quotidiana e mi dico: “No, non succede solo a Napoli”

Francesca Matilde Ferone incrocia sul lungomare di Napoli un altro napoletano che si lamenta della sporcizia della città e dell'inciviltà dei suoi abitanti mentre butta una carta per terra e non raccoglie la cacca del proprio cane.

Signora questa è una città invivibile, è piena di incivili, a Milano sì che si sta bene. Non capisco perché abbia deciso di tornare a vivere a Napoli.

Ho un modo di vedere e sentire il mondo diverso da molti e appaio strana a coloro che sanno riassumere in uno schema e poche parole cosa è normale e cosa non lo è.

Un paio di giorni fa mi sono messa il mio cappotto viola chiaro e ho portato canPiera giù ai giardinetti della stazione della metropolitana sotto casa mia. Avevo alcuni dubbi uscendo: uno riguardava il cappotto, mentre uscivo mi sono detta: “Se riusciamo ad arrivare ai giardinetti, grazie alla presenza dei ragazzini a scuola e non lì a giocare a pallone, l’amato cane potrebbe sporcare il cappotto saltandomi addosso”; canPiera spesso e volentieri mi salta addosso mentre gioca sciolta e io glielo lascio fare. È vero su certe cose sono una pessima proprietaria di cane, come tutti i proprietari di cani, anche quelli che si autoeleggono membri dell’Olimpo dei cinofili esperti.

L’altro dubbio era: “CanPiera ha già un odore forte per i maschi?”, canPiera sta per entrare in calore, è questione di giorni. Quando canPiera è in calore evito, per quanto posso, luoghi dove ci sono altri cani, soprattutto dove ci sono cani sciolti. È una questione di sicurezza per Piera e rispetto per gli altri cani.

A Napoli non esistono aree cani comunali ma ci sono posti che lo sono diventate per consuetudine, i giardinetti vicino alla stazione della metropolitana di Salvator Rosa sono uno di quei posti.  Nessun cane dovrebbe stare lì sciolto a fare i suoi bisogni, giocare o correre, è vietato, c’è un bel cancello all’ingresso che lo dice chiaramente, tutti lo ignorano, me compresa.

Raccolgo la merda di canPiera quasi sempre, non perché abbia vissuto a Milano per tanti anni ma per abitudine, perché lo ritengo giusto. Lo faccio per strada, lo faccio quando la porto a correre nei parchi, lo faccio quando la porto nei giardini della stazione della metropolitana sotto casa.

La merda la raccolgo senza paletta ma con le bustine e le mie manine. La paletta, questa sì, è un abitudine, quasi uno status symbol, napoletano. Ci sono bustine apposite per raccogliere la merda dei cani, si comprano nei supermercati o nei negozi per animali, costano una cifra spropositata e spesso si rompono con eccessiva facilità. Non sono l’unica a non usare la paletta o le apposite, fighissime, bustine per merda di cane, ci sono persone strane come me — ok non come me, io sono stranissima — che pensano che una bustina è una bustina, basta che sia di plastica, che non si rompa appena la guardi e che sia abbastanza larga per poter raccogliere senza toccare la suddetta merda. Io uso bustine per i surgelati, scandalizzando molti: ”Oddio la bustina è trasparente, la cacca si vede, che schifo”, anche in questo non sono l’unica, e la raccolta viene benissimo.

RICONOSCERE I SACCHETTI MIGLIORI
A questo punto, è importante sapere che non esiste una strumentazione universalmente adatta a tutti i raccoglitori, ma che ogni raccoglitore ha il suo sacchetto ideale.

Colore: c’è chi lo intona al portasacchetti, chi al collare del cane, chi ai propri vestiti. Chi lo preferisce semitrasparente o completamente coprente. Va a gusto personale.
Solitamente, i proprietari maschi di cani evitano quelli rosa, o a cuoricini.

L’arte di…raccogliere dal blog  Ti presento il cane

Portare i cani in un posto dove c’è un prato per molti proprietari di cani corrisponde al non dover raccogliere la merda del proprio cane. In genere questi proprietari si lamentano che le aree cani comunali, o i luoghi diventati aree cani per consuetudine e necessità, sono sporchi. Come ho detto raccolgo la merda del mio cane per abitudine e perché non è sempre colpa degli altri se un posto è sporco, la scusa: “Ma nessuno lo fa, perché dovrei essere l’unica/o scema/o a farlo” non regge. Non regge a Napoli, in un posto che è diventato area cani per necessità e non regge a Milano, Roma e in tutti i luoghi dove le aree cani comunali esistono e dove spesso, spessissimo, la gente non raccoglie la merda dell’amato quadrupede. Il ragionamento di base è: “C’è l’erba che raccolgo a fare? E poi è un posto destinato ai cani, qui possono fare come gli pare”. Non è vero nelle area cani regolamentate né cani né padroni possono fare come gli pare, e nei luoghi dove si riuniscono cani non randagi con padroni non allo stato brado dovrebbe vigere la civiltà dei proprietari.

Insomma, diciamo che in certe situazioni può anche succedere di essere sprovvisti nel necessaire pour merde.
Se però sei dentro all’area cani, significa che sei proprio uscito PER far pisciocagare il cane. E perché sei senza sacchetti?
Perché sei pirla?
Nahhh… non ci credo. UNA dimenticanza, per carità, è possibile & umana: ma millemila dimenticanze, no.
No, perché andare in area cani senza sacchetti è come uscire in macchina senza patente, come prendere il treno senza biglietto: non sono pirlate, sono furbacchionate da quattro soldi.

Ma le vogliamo raccogliere ‘ste cacche? dal blog Ti presento il cane

Alcuni proprietari di cani hanno un atteggiamento schizofrenico: redarguiscono gli altri proprietari di cani se non raccolgono la merda del loro amico a quattro zampe, si lamentano che in giro è tutto sporco di merda di cane, li irrita dover fare gimcane tra merde sui marciapiedi, sotto il portone di casa, davanti l’ufficio, sotto la scuola dei figli o nipoti, ma appena possono, appena credono di non essere visti, non raccolgono la merda del loro amato cagnolino. Sono convinta che questo genere di persona agisca così in ogni ambito della propria vita: criticando, redarguendo e facendo come gli pare.

 

Come ho detto all’inizio un paio di giorni fa ho indossato il mio cappottino viola, ho preso canPiera e sono andata ai giardinetti della stazione della metropolitana sotto casa. Ho incrociato un ragazzo con un cane, non ci eravamo mai visti, e dopo un po’ è arrivata una signora della zona con il suo cagnolino. Mentre parlavamo canPiera ha fatto cacca sul prato e io stavo per contraddire tutto quanto ho scritto finora.

CanPiera aveva depositato la sua merda nella parte più interna dell’aiuola e il prato era un tappeto di merda canina, ho visto che aveva fatto cacca, ho fatto finta di niente e ho continuato a chiacchierare. Il ragazzo senza dirmi esplicitamente: “Il suo cane ha fatto la cacca, non la raccoglie?” ha iniziato a dire che quel posto era sporco, lui raccoglieva sempre ma gli altri no. Non so se lui agisca in maniera coerente con quello che dice, e sinceramente non mi importa, il punto è che mentre lo ascoltavo e gli davo ragione mi sono sentita a disagio con me stessa. Dopo un po’ sono salita sul prato e ne sono ridiscesa con in mano una magnifica bustina contenente merda canina. Ho dato l’impressione al proprietario dell’altro cane di averla raccolta perché lui si era lamentato, e la proprietaria del cagnolino deve aver pensato lo stesso. Poco importa.

Perché non ho raccolto subito?

  • Perché Piera aveva fatto la cacca in fondo a tutto e per raccoglierla avrei dovuto superare un tappeto di merda di cane.
  • Perché per terra, a parte il tappeto di merda, era quasi bagnato, cioè fango.
  • Perché ci sono giornate in cui non mi va di essere guardata come quella strana che raccoglie la merda del cane anche dall’aiuola. Voglio essere uguale uguale a tutti quei proprietari di cani che mi guardano, ridacchiano, raccontano ad amici, parenti, conoscenti della signora strana che raccoglie la cacca del cane dal giardinetto — d’inverno spesso con cappottino viola – e si lamentano, si lamentano tanto, perché quel luogo è tutto sporco, pieno di merda di cani, i loro di solito.

Sono andata via dai giardinetti dopo aver raccolto la cacca di Piera con il cappotto decorato di fango. Piera, come previsto, aveva deciso di saltarmi addosso, il fango si è seccato subito e quando sono arrivata a casa già non c’era più.

Certe cose succedono solo a Napoli, i proprietari di cani fuori Napoli, nel nord Italia soprattutto, sono tutti persone civilissime e zelanti raccoglitori di merde come mi raccontano con vigore molti proprietari di cani napoletani? Assolutamente no.

Le aree cani comunali del nord Italia sono posti lindi e puliti dove proprietari e cani si comportano meravigliosamente come mi viene raccontato da molti napoletani?  No, assolutamente no.

A Milano le aree cani sono tante e tutte hanno all’interno distributori di sacchetti di plastica da prendere gratis e cestini della spazzatura: le aree cani milanesi di solito sono piene di merde di cane non raccolte da solerti e civilissimi proprietari. Il regolamento comunale sulle aree cani dice che la merda deve essere raccolta, la gente per lo più se ne frega. Se qualcuno protesta di solito si sente rispondere che le aree cani sono fatte apposta per far defecare i cani. Errore le aree cani sono fatte per lasciar giocare i cani liberi ma seguendo determinate regole, regole di buon senso che nei casi di aree cani comunali diventano regole imposte dal comune. Nelle aree cani milanesi, e nei parchi, ogni tanto arrivano i vigili a fare le multe, in quei periodi è un trionfo di civiltà. Civiltà indotta direi: a Milano, e in molte aree d’Italia, le multe si pagano, quasi sempre; e qui sta la reale differenza tra Napoli e molte altre città.

A Napoli molti pensano che le cose al nord vadano meglio per una presunta civiltà innata degli abitanti di quei luoghi che si acquisisce per contagio appena si sbarca in quelle terre meravigliose. Come ho detto da due anni e mezzo a questa parte ascolto spesso napoletani che si lamentano dell’invivibilità della città e dell’inciviltà dei napoletani, sempre gli altri. Spesso mi raccontano di come amici, parenti e loro stessi abbiano trovato fuori Napoli oasi di civiltà. Molti mi chiedono incuriositi, e pieni di disapprovazione, perché io e Sandro abbiamo deciso di tornare a Napoli e quando provo a spiegarglielo mi trovo di fronte dei muri, anzi no, i muri sarebbero più ricettivi.

Che Napoli sia una città difficile per tanti aspetti è vero, credo lo sia soprattutto per la convinzione di molti napoletani che qui le cose sono sempre andate così e mai cambieranno. Credo che questa convinzione sia per molti una specie di lasciapassare per agire pensando sempre ai cavoli propri, lamentandosi, criticando gli altri e aspettando che arrivi qualcuno da chissà dove a sistemare tutto, a fare tutto, compreso raccogliere la merda del proprio cane.

Negli anni ho imparato che, di qualsiasi argomento si tratti, mettermi a discutere con persone che non vogliono ascoltare e sono certe di avere ragione è inutile, allora, consapevole di apparire strana e ridicola, faccio quello che mi appare giusto anche se contrasta con il modo di pensare e agire dominante.

Di molti napoletani non sopporto il continuo lamento, vorrei vedere queste persone prendersi le proprie responsabilità e agire in maniera differente, anche impopolare, sapendo di apparire a molti strani e fessi ma fregandosene perché stanno agendo secondo la propria coscienza e il loro modo di vedere il mondo. Parlo di Napoli perché sono nata qui e ho deciso di tornare a vivere qui, ma quello che vale per Napoli vale per l’Italia in generale, e non solo. L’ho detto spesso Chiagnere e Fottere è un detto napoletano esportabile in tutto il mondo.

Da quando sono tornata a vivere a Napoli, spesso istintivamente, per un pregiudizio che in qualche modo c’è anche in me, e perché è rassicurante pensare che basta andare via da questa città per trovare un posto dove vivere è più facile, ho pensato: “Succede solo a Napoli”. A volte in questa città sembra di lottare contro i mulini a vento. A volte sembra che tutto sia immobile. A volte mi sento soffocare e mi chiedo: “Chi ce l’ha fatto fare a voler tornare, qua davvero non c’è speranza”, poi rifletto, ricordo e mi rendo conto che sto scivolando nel modo di pensare più ottuso e più facile.

Ho usato la merda canina e i rapporti tra proprietari di cani come scusa per parlare dei vari miti che molti napoletani hanno sulle altre città. Io e Sandro siamo tornati a Napoli perché vivendo fuori ci siamo resi conto di quanto questa città realmente offra e di quante potenzialità abbia. Negli anni ci siamo resi conto di quanto poco la conoscevamo ed è difficile amare e apprezzare qualcuno o qualcosa se la si conosce superficialmente. Elena Ferrante in Storia della bambina perduta — quarto volume della quadrilogia de L’amica geniale — fa dire a Lenù:

Che grave negligenza era stata nascere e vivere a Napoli senza sforzarmi di conoscerla

La negligenza di Lenù è stata mia, è stata di Sandro ed è una negligenza comune a molti napoletani. Io è Sandro stiamo cercando di porre rimedio alla nostra negligenza.

A volte andare via da Napoli sembra l’unica via d’uscita, quelli che vanno via spesso cercano un posto dove non vige la legge del più forte, dove il lavoro si trova per merito e non per nascita né per amicizia, dove la gente non scambia la gentilezza e la buona educazione per stupidità, dove la furbizia non abbia più valore dell’intelligenza. Dopo 20 anni fuori Napoli ho raggiunto la certezza che un posto così non esiste, la differenza tra Napoli e tanti altri posti considerati più civili è che a Napoli certi modi di pensare e agire sono più evidenti e più apertamente condivisi. Qui quello che in altri posti si pensa e si fa di nascono si pensa e si fa alla luce del sole.

Vedere e parlare del peggio di questa città è facile, è sport cittadino e nazionale, ma a Napoli c’è tantissima gente che ogni giorno si impegna, lavora con passione, realizza cose bellissime. Gente che ha deciso di rimanere anche se non era né facile né comodo e gente che ha deciso di tornare. Nei momenti di stanchezza e avvilimento cadere nella trappola del: “Succede solo a Napoli” è facile, ma no, non succede solo a Napoli.

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