Francamente me ne infischio!

“Uè guarda quei due! come so’ curiosi”, risatina, piccola gomitata per attirare l’attenzione di amici, parenti, colleghi, compagni di branco, chiunque possa condividere con noi un momento così divertente. Un chiattone all’orizzonte, che culo! roba da ammazzarsi dalle risate. Se poi gira a maniche corte a dicembre per Napoli, all’occasione anche per Roma o Milano, è ancora più divertente. Il chiattone spesso e volentieri si accompagna a una tipa con almeno dieci chili di sovrappeso, capelli grigi cortissimi, abbigliamento non stravagante ma estraneo a schemi precisi. Anche lei mica tanto normale.

Io e il pancione consorte formiamo una coppia strana e spesso siamo additati per strada dai normali. È giusto così, rompere schemi mentali chiusi ha un prezzo.

Nel mio vicinato, come in ogni vicinato che si rispetti, operano varie cellule dell’Armata Brancaleone del Pettegolezzo, una di queste è molto interessata a me e Sandro. Le Armate Brancaleone del Pettegolezzo hanno composizione eterogenea e schemi di comportamento precisi. Sono un’istituzione antichissima, non ci sono confini geografici, temporali o culturali capaci di fermarle. Le Armate Brancaleone del Pettegolezzo sono flessibili, i membri tendono a partecipare a più cellule dell’Armata contemporaneamente, una per ogni ambiente in cui si muovono: scuola, lavoro, luoghi di vacanza, famiglia, ecc…

Le Armate Brancaleone del Pettegolezzo sono democratiche, aggregative, socializzanti. Persone che normalmente non si frequenterebbero, non si rivolgerebbero la parola, si guarderebbero con sospetto mantenendo le distanze formano cellule unite dalla forza misteriosa e potentissima del pettegolezzo e della malignità. Le Armate Brancaleone del Pettegolezzo sono luoghi creativi, veri e propri laboratori di narrativa fantastica, sfornano racconti precisi, puntuali e dettagliatissimi di vite di persone che non conoscono.

Sandro Quintavalle, Can Piera, Francesca Matilde Ferone sono di spalle. Di fronte a loro il golfo di Napoli. Illustrazione di Sandro Quintavalle

Finalmente

Sono una donna fortunata, mi è capitato di essere oggetto di attenzioni e gentilezze da parte di membri di alcune cellule dell’Armata in varie occasioni e posso affermare, avendone conosciuti molti, che essere membro di una cellula dell’Armata richiede impegno, dedizione e una dura fase di addestramento, unita a un talento naturale. Ci sono schemi, procedure e regole da imparare per poterli replicare all’occorrenza: fondamentali sono la raccolta delle informazioni e la loro elaborazione narrativa. La raccolta informazioni, come ho detto, segue schemi ben precisi, qui parlo di come la cellula operante nel mio vicinato agisce da quando io e Sandro siamo tornati a Napoli ma, con le varianti del caso, il racconto ha valore generale.

Capisco che è iniziata la raccolta informazioni, le informazioni vanno aggiornate se possibile, quando, improvvisamente, persone che normalmente non mi salutano, mi guardano dall’alto in basso, rispondono con fastidio al mio saluto, quando rispondono, iniziano a salutare con sorridente cortesia. Queste persone in tempi normali sono infastidite da un mio saluto pubblico, se oso salutarle quando sono in compagnia di loro pari, ovviamente, non rispondono. Salutandole quando sono in compagnia di loro pari infrango la famosa regola: “Mi abbasso a salutarti se non mi vede nessuno, ma se sono con i miei pari non osare nemmeno guardarmi”. Se si ha la fortuna di diventare oggetto delle attenzioni dei membri dell’Armata si dovrebbe avere almeno la buona educazione di conoscere le regole di bon ton alla base dei rapporti tra i membri dell’Armata e i fortunati oggetti delle loro narrazioni, e rispettarle.

La regola precedente va di pari passo con seguente: “Io ho tutto il diritto di deriderti quando sono con i miei amici, additarti, parlare male di te usando un tono di voce abbastanza alto in modo che tu possa sentire e capire che parlo di te. Nel farlo ho l’accortezza di non essere mai troppo esplicito/a, nel caso ti venisse in mente di farmi le tue rimostranze ti risponderei che sei pazza/o, ti sbagli, mica parlavamo di te. Ho supporto degli appartenenti alla mia cellula, in caso di necessità appoggerebbero le mie parole. Ricordatelo”.

La regola delle regole, quella che fa andare su tutte le furie gli appartenenti dell’Armata Brancaleone del pettegolezzo quando non viene rispettata è: “Non osare ignorarci, non provare a vivere la tua vita serenamente come se noi non esistessimo e non ci prodigassimo a costruire e raccontare una vita nuova tutta per te, alternativa, piena di avventure. Non osare ridere di noi”.

I membri della cellula dell’Armata Brancaleone del Pettegolezzo che nel mio vicinato hanno creato per me e Sandro una nuova vita, a noi sconosciuta, sono, con ogni evidenza, esseri a noi superiori. La mia, chiara, inferiorità fisica e morale non mi ha permesso di capire subito le regola alla base della nostra pacifica convivenza. Un’altra regola basilare, che avrei l’obbligo di rispettare, per quanto possa apparire contraddittorio, comporta il mio dovere di saluto per prima. Un saluto fantozziano e deferente. E se faccio la brava potrei anche avere un cenno di risposta al mio saluto, me fortunata! Il mio dovere di saluto con risposta a sorpresa è sottolineato da sguardi fissi, tra il derisorio, l’astioso e il supponente, e da una totale mancanza di gentilezza o di un sorriso. Non avendo capito subito il bon ton dell’Armata mi sono guadagnata la fama, meritata, di essere una scostumata superba che non saluta. Me tapina! Sono regole universali, appartengono a tutte le cellule dell’Armata Brancaleone del Pettegolezzo, come posso non averle colte al volo.

La fase migliori amici dà inizio alla raccolta informazioni, è una fase delicata, deve essere condotta con abilità. Un membro dell’Armata Brancaleone del Pettegolezzo avvicina amichevolmente il protagonista della storia che l’Armata sta costruendo e cerca di instaurare un clima cordiale, amichevole. Butta giù domande con indifferenza apparente, se l’interrogato si mostra malleabile le domande diventano sempre più precise e pressanti ma la conversazione non perde mai il clima cordiale che la caratterizza. I membri dell’Armate Brancaleone del Pettegolezzo sono addestrati fin dall’infanzia. Le informazioni raccolte nell’interrogatorio vengono elaborare e adeguare allo schema narrativo del racconto in costruzione.

I protagonisti del racconto nel caso venissero a conoscenza di questa nuova versione delle loro vite non potrebbero non rimanere colpiti dalla qualità della narrazione e commossi dall’impegno messo dai membri dell’Armata per rendere le loro vite, banali e sciape, avventure meravigliose, lontanissime dalla noia del quotidiano e dal grigiore della realtà. Vite romanzesche, piene di elementi di fantasia mischiati, se il lavoro di investigazione è riuscito, alla realtà, che grazie all’elaborazione narrativa degli autori è resa irriconoscibile. Purtroppo in alcuni casi il protagonista del racconto può mostrarsi ostile e l’attività investigativa infruttuosa. Ma i membri dell’Armata sono coriacei, non si fanno fermare da ostacoli così insignificanti, i migliori racconti sono frutto di pura fantasia, privi di qualsiasi appiglio con il reale ma non per questo sono meno diffusi e seguiti, anzi. Le creazioni dell’Armata Brancaleone del Pettegolezzo sono vere e proprie opere d’arte.

La cellula che gentilmente si occupa di me e Sandro è formata da signore bene, e loro familiari vari – con gravi problemi respiratori causati da puzza sotto il naso — portieri e consorti, negozianti di quartiere e personaggi di passaggio. Nessuno dei membri di questa cellula ci conosce se non di vista, con alcuni di loro ci sono stati degli intimissimi Buongiorno e Buonasera, di molti di loro non conosco nemmeno il nome, ma signori miei se volete sapere vita, morte e miracoli di Francesca Matilde Ferone e Sandro Quintavalle andate da uno di questi signori o da una di queste signore e saprete tutto di noi. Scoprirete una vita piena di cose interessanti, una vita che neanche sappiamo di avere.

Ieri, 31 dicembre 2015, in tarda mattinata, io e Sandro abbiamo fatto una passeggiata per il Vomero. Arrivati in piazza abbiamo incrociato una dei membri più attivi della cellula dell’Armata Brancaleone del Pettegolezzo che si occupa di noi e siamo passati davanti a un paio di negozianti da cui non ci forniamo, o non ci forniamo più, sempre molto attivi nella costruzione del racconto della nostra vita. La signora incrociata dopo un periodo di sospensione del saluto ieri ha ripreso questa strana abitudine, io le ho sorriso, risposto cordialmente, e augurato buon anno. La fase raccolta informazioni sta per ricominciare, ci sono stati movimenti poco chiari nella vita mia e di Sandro ultimamente, bisogna indagare. L’Armata ha registrato e inserito questi cambiamenti nel racconto delle nostre vite, l’ha fatto con precisione e dovizia di particolari, ma un po’ di informazioni di prima mano rielaborare secondo il suo stile narrativo aggiungono mordente al racconto.

Continuando a passeggiare ho incrociato anche un paio di vecchie amiche. In un’altra vita ho costruito molti rapporti d’amicizia malati, seguendo sempre lo stesso schema, da cui mi sono staccata a fatica e con molto lavoro su me stessa. Ci ho messo anni, volontà, attenzione, pazienza, dolore a cambiare il mio modo di approcciare le persone ma alla fine ci sto riuscendo.

Lamicizia delle persone che ho incrociato l’ho fortemente desiderata e rincorsa, in un altra vita. Ho scodinzolato, anche in maniera molesta, per anni in cerca della loro attenzione. Volevo la loro amicizia, volevo essere come loro. Da molti anni, ormai, con il sollievo di tutte noi, non ci rivolgiamo neanche il saluto quando ci incontriamo. Conoscendo la sgradevolezza di cui sono capaci le mie amiche so che ogni volta che ci incrociamo un commento sulla grassezza di Sandro e un commento maligno su di me sono d’obbligo. Il reciproco sollievo per lo scampato pericolo di un saluto sgradito a tutte noi chiude i nostri sporadici incontri.

La verità, per quanto brutta, la devo ammettere onestamente, soprattutto a me stessa: per anni a ‘sta povera gente ho veramente frantumato i coglioni inventandomi, cercando disperatamente, un’amicizia mai esistita e da loro mai voluta. Volevo attenzione e affetto e ho usato le varie disgrazie che mi capitavano per averli. Mai avuti, ovviamente. Per qualche tempo ho ottenuto sopportazione e pena. È una cosa bella? Certo che no, ma è una cosa comune se ci si sente soli, fragili, impauriti e spaventati. Voltare lo sguardo da un’altra parte non cambia il passato.

Ho passato molti anni a crogiolarmi nella sensazione di sfortuna, nella paura, nella rabbia, nel rancore, nella superstizione. La mia vita è cambiata quando ho deciso di cambiare io e il mio modo di stare al mondo. I rapporti umani sono ruoli. Ognuno di noi sceglie il suo ruolo, lo fa inconsciamente di solito, in base a come si vede, a come vede gli altri, a come vede il mondo. Le persone attorno a noi a loro volta ci affidano dei ruoli ben precisi nelle loro vite in base a come ci vedono, si vedono e vedono il mondo. Se il nostro sguardo su di noi, sul mondo e sugli altri cambia cambia anche il ruolo che ci diamo. Di solito, quando all’interno di rapporti interpersonali i ruoli sono ben precisi, statici, fermi, rassicuranti, strutturati, i cambiamenti di ruolo non sono ben accetti.

Gli incontri di ieri mi hanno fatto riflettere sui miei cambiamenti e su come determinati ruoli, che mi ero costruita, inconsciamente, su misura, crescendo, cambiando, andando avanti, non mi appartengono più.

L’Armata Brancaleone del Pettegolezzo prende molto sul serio il suo ruolo sociale: spalmatrice di racconti fantasiosi e dettagliati di vite a lei sconosciute. In altri momenti della mia vita gente così mi ha ferita moltissimo, mi ha fatto paura, mi ha fatto sentire schiacciata. Il loro modo di vedermi e raccontarmi mi sembrava giusto. Ero molto più fragile, avevo un bisogno disperato di affetto e approvazione, ero più debole e isolata.

Le amiche incrociate ieri hanno avuto un ruolo importante nella mia vita per anni. Ho imposto a lungo la mia presenza nelle loro vite, farne parte mi faceva sentire più sicura. Ho costruito quasi tutti i miei rapporti d’amicizia in passato su queste basi. Alcuni rapporti con gli anni si sono evoluti in rapporti reali, affetti sinceri, tra persone adulte, alla pari. Altri sono andati in frantumi senza dolore o danno. Alcuni sembravano rinati su basi più mature ma il mio cambiamento come essere umano, la mia volontà di avere un rapporto sincero e paritario, un nuovo ruolo, si è infranta contro la nostalgia e il bisogno di ricostruire la nostra amicizia sulle stesse basi, rispettando gli stessi ruoli e modelli del passato. Ieri incontrare le mie amiche è stato importante, mi ha ricordato da dove vengo.

Essere parte di un gruppo che mi appariva figo e dominante mi faceva sentire meno isolata, meno attaccabile. Incrociando ieri la tipa — gregaria di un’ape regina – membro della cellula dell’Armata Brancaleone del Pettegolezzo a noi interessata ho provato non paura ma repulsione. Il saluto fintamente gentile, il suo sguardo stupido e feroce erano roba già vista, stantia. I due commercianti di cui abbiamo incrociato lo sguardo, a loro volta membri della cellula e da cui si servono i loro commilitoni, erano pronti a salutare con aria cordialmente servile i loro commilitoni: clienti di riguardo. Uno di loro ha chiamato la cara signora, sua cliente e commilitona, mentre passava avanti al suo negozio, e le ha fatto dei calorosissimi auguri di buon anno. È stata una scena interessante da osservare, metteva in luce chiaramente le dinamiche di gruppo. Dopo il fastidio iniziale l’intreccio di incontri mi ha fatto ridere, poi riflettere.

Io e Sandro siamo le prede ideali per le varie cellule dell’Armata Brancaleone del Pettegolezzo: abbiamo un aspetto fuori dagli schemi, soprattutto Sandro ha un aspetto che attira la derisione e la cattiveria gratuita dei normali. Viviamo una vita molto tranquilla costruendo giorno dopo giorno, con lavoro, fatica, pazienza, determinazione, studio, serietà, una vita familiare e lavorativa che ci somiglia ma completamente fuori gli schemi prestabiliti dei normali. I normali, generalmente, non accettano tutto quello che vive fuori le ristrette mura della loro visione del mondo e tendono ad attaccarlo, a distruggerlo.

Io e Sandro non possiamo impedire alle varie cellule di Armata Brancaleone del Pettegolezzo di inventare la nostra vita, non possiamo impedire la scortesia gratuita né la stupidità, ma possiamo ignorarli. Nei momenti di difficoltà e stanchezza è più difficile ma non impossibile.

La fine di un anno e l’inizio di un nuovo anno di solito sono un momento di passaggio simbolico, la vita poi prosegue sui soliti binari. Il passaggio tra il 2015 e il 2016 per me e Sandro rappresenta un cambiamento reale. Dobbiamo diventare grandi a 50 anni, prenderci responsabilità, fare attenzione a cose per cui non ci sentiamo portati. È il prezzo da pagare per aver raggiunto delle mete. La nostra nuova avventura incomincia con l’inizio del 2016, è una meta e un punto di partenza, richiede impegno, lucidità, concentrazione. Non abbiamo tempo per le sciocchezze e per gli idioti.

Negli anni ho imparato a selezionare le persone da fare entrare nella mia vita, sono diventata intransigente ed esigente. I portatori di cattiveria gratuita e mancanza di rispetto, chi tenta di approfittare delle mie debolezze e fragilità lo allontano senza rimpianti o sensi di colpa. Non tollero l’invidia mal celata dietro la denigrazione gratuita. Non tollero i tentativi di svilire lavoro e scelte altrui, anche molto difficili e faticose, fatti con la subdola volontà di riportare i rapporti e le persone a vecchi ruoli. Non tollero l’arroganza mascherata da consiglio saggio.  In questi ultimi anni mi sono guadagnata la fama di ingrata, la vivo con leggerezza, meglio ingrata che burattino costretto a ripetere lo stesso spettacolo per mantenere inalterate le visioni altrui del mondo e delle persone o fare da valvola di sfogo per l’insoddisfazione altrui.

Oggi è una giornata attivissima e pigra, scrivere questo post non è stato facile. Ogni volta che scrivo un post mi espongo sapendo che forse l’1% dei lettori coglierà quello che dico nella sua interezza, ed è una stima al rialzo. Ma scrivere e buttare fuori mi disintossica. Paure, insicurezze, angosce, ansie smettono di navigare sotto pelle, mentre scrivo prendono forma concreta, le vedo con chiarezza. Le depongo sullo schermo del computer e le lascio andare per il mondo. Continuano ad appartenermi senza dominarmi.

Ho passato questo primo giorno del 2016 scrivendo, è stato duro e liberatorio. È stato indispensabile per la mia serenità. Per il nuovo anno non faccio nessun buon proposito, ho già troppi impegni emotivi e concreti da rispettare ogni giorno, i buon propositi sono di troppo.

Buon Anno! Buon 2016

4 thoughts on “Francamente me ne infischio!

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