Amma arrivà fin’ ‘o bass Lazio

— Amma arrivà fin ‘o bass Lazio.

—Pe’ me putit arrivà fin’ ‘a Svizzera, nun me pass manc pa capa.

Nella terza puntata di Gli effetti di GOMORRA LA SERIE sulla gente di The Jackal c’è questo dialogo esilarante; la famiglia Quintavalle-Ferone Ferone-Quintavalle quest’estate ha seguito il consiglio di The Jackal e ha girato la Campania arrivando fin ‘o bass Lazio.

La conquista di una Campania a noi sconosciuta, o dimenticata, è durata circa due settimane: un susseguirsi di luoghi, persone, scoperte. Abbiamo preso atto del fatto che abbiamo girato tanto lontano da casa e conosciamo poco la nostra casa — Napoli — e i luoghi che la circondano.

La mucca che ci guarda esterrefatta sul monte Mottola; il Turismo rurale Le Grazie a Piaggine dove abbiamo soggiornato quattro giorni; le Gole del Calore; il ristorante L’Occhiano a Felitto; il concerto di Noa a Laurino, e averla come vicina di stanza al Turismo Rurale Le Grazie; Roscigno Vecchia;  il centro storico di Piaggine; l’escursione sul Monte Cervati; il centro storico di Laurino; la passeggiata sulle rive del fiume Calore Lucano e i piedi immersi nelle sue acque pulite e gelide; il Caseificio Luise di Castel Volturno e il sapore della sua mozzarella immutato dopo 40 anni che porta alla luce ricordi bellissimi; Caserta Vecchia; il belvedere di San Leucio, la sua fabrica di seta e il suo sistema sociale; il ristorante Antica Locanda di San Leucio; la Certosa di Padula; Cusano Mutri (Benevento) e il pane integrale spettacolare del ristorante-panetteria Antichi Sapori, ma anche il resto meritava; il borgo antico di San Felice al Circeo e la passeggiata coi cani sul monte Circeo, sì i cani: Piera e Arturo; l’Abbazia di Fossanova; la Reggia di Caserta; l’agriturismo Le Campestre di Castel di Sasso (Caserta). Ecco la nostra estate.

Francesca Matilde Ferone mette bandierine a forma di mutandoni in tutti i luoghi visitati della Campania. Illustrazione di Sandro Quintavalle

Celo, celo, celo, manca

Vacanza costruita giorno per giorno, inaspettata e nata per caso. Il supporto di internet c’è stato fondamentale per scegliere dove dormire, i luoghi da visitare, dove mangiare. Il navigatore ha avuto un ruolo fondamentale nel farci perdere, trovare la strada più lunga e difficile, finire in posti, anche molto belli, ma ben distanti dalla nostra destinazione.

Prenda il lettore le pagine che seguono come sfida e invito. Faccia il proprio viaggio secondo un proprio progetto, presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati, accetti di sbagliare strada e di tornare indietro, o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d’uscita verso il mondo. Non potrà fare miglior viaggio. E, se sarà sollecitato dalla propria sensibilità, registri a sua volta quel che ha visto e sentito, quel che ha detto e sentito dire. Insomma, prenda questo libro come esempio, mai come modello. La felicità, che il lettore lo sappia, ha molte facce. Viaggiare, probabilmente, è una di queste. Affidi i fiori a chi sappia badarvi, e cominci. O ricominci. Nessun viaggio è definitivo […]

[…] Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.

Viaggio in Portogallo Josè Saramago

Adoro l’incipit di Viaggio in Portogallo di Josè Saramago, quando cercavo un nome per la linea di ornamenti per il corpo che realizzo mi è capitato di rileggerlo: nei miei pensieri le Sculture da Viaggio di Bruno Munari si sono fuse con le parole di Josè Saramago dando alla luce Piccole Sculture da Viaggio.

I viaggi miei e di Sandro sono sempre stati un procedere a caso, alcune volte c’era un punto fisso da cui partire e dove tornare ogni sera, altre volte ci siamo spostati secondo l’umore. La macchina è il nostro mezzo di trasporto preferito, quello che ci rende liberi e ci permette di scoprire luoghi ameni, fuori mano. Per me la macchina è una conquista, ne ho già parlato in Elogio della mia lentezza. Guidare diverse ore al giorno, spesso per strade sterrate, di montagna, di campagna, perdermi, è stata la caratteristica dei viaggi in Francia: Bretagna, Alsazia, Costa Azzurra, Ain, Provenza. Una casa affittata, dal circuito Gites de France, in un posto bellissimo decisamente fuori mano, tranne in Alsazia, lì la casa era al centro di un paesino splendido, da cui muoverci ogni giorno, guidare tanto, scoprire posti cercando di evitare quelli più turistici.

La nostra scoperta della Campania ha seguito la falsariga delle nostre vacanze francesi, il Turismo rurale Le Grazie di Piaggine e la casa di Napoli sono stati i Gites da cui partire la mattina e a cui tornare la sera, la macchina è la stessa di tutti i nostri viaggi più recenti, l’equipaggio a bordo invariato, io, Sandro il pancione consorte, can Piera.

“Sembra di essere in Francia” è una frase che abbiamo detto spesso girando nel Cilento interno, in una provincia di Caserta a noi sconosciuta e lontana dal nostro immaginario fatto di distruzione del territorio, abusivismo e brutture varie, scivolando nel beneventano. La nostra Francia è piena di verde, di paesini antichi ben tenuti, di posti bellissimi dove non ti immagini di trovarli. La Campania che abbiamo scoperto è fatta di tutto questo.

Non sono una grande fan di Tripadvisor ma spesso si rivela utile, con Sandro lo usiamo seguendo le nostre regole: se ci sono molti commenti buoni e pochi cattivi leggiamo prima quelli cattivi e poi quelli buoni, quelli cattivi spesso sono surreali. Quest’estate grazie a questa tecnica abbiamo scoperto il Turismo rurale Le Grazie di Piaggine, il ristorante L’Occhiano di Felitto, l’agriturismo La Campestre di Castel di Sasso. Ognuno di questi posti ha commenti eccellenti e noi ci uniamo a quei commenti anche se su Tripadivisor non abbiamo scritto niente, riproponendoci di farlo prima o poi. Come al solito non lo faremo per pigrizia. L’Antica Locanda a San Leucio l’abbiamo scoperta per caso, anche questa gran bella scoperta, era lì, vicino l’ingresso dell’antico borgo di San Leucio, era aperta a pranzo il 16 agosto quasi alle 15,00 e noi avevamo fame; siamo entrati e abbiamo mangiato benissimo. Anche per questa, a posteriori, il metodo Tripadvisor Quintavalle-Ferone Ferone-Quintavalle si è rivelato esatto.

Agosto è iniziato con una badilata sui denti, e la nostra vacanza per certi versi è stata la nostra reazione all’accaduto. Gironzolando su internet mi sono trovata per caso sul profilo del Turismo rurale Le Grazie di Piaggine su Booking.com, dalle foto sembrava il posto che cercavo, la realtà si è rivelata identica alle foto, anche meglio. Ho controllato se ci fosse ancora posto per i giorni successivi, era il 7 agosto, c’era; sono andata visitare il loro profilo su Tripadvisor, commenti entusiasti, tranne pochissimi sinceramente insignificanti. Sembrava troppo bello per essere vero. La mattina dopo ho telefonato al proprietario chiedendo se accettavano cani e chiedendo conferma della disponibilità, e abbiamo prenotato. Preferisco prenotare e pagare direttamente senza intermediazione.

Perdersi, rendersi conto che il navigatore in determinati posti è meglio spegnerlo, farsi entrare bene in mente che spesso i posti belli sono raggiungibili per strade strette, di montagna o di campagna, sterrate o altro. Quando andando a Piaggine ci siamo ritrovati a svalicare il monte Mottola ho bestemmiato molto, ma avevo l’allenamento: 15 giorni nell’Ain, una bellissima regione della Francia del sud, selvaggia, montuosa, con strade sterrate, di montagna, strette, strade che portavano in posti bellissimi, mi avevano svezzata alla guida non in condizioni ottimali. La Bretagna, quella che abbiamo visitato noi, meno turistica, più nascosta, l’Alsazia, la Costa Azzurra vissuta avendo come punto di partenza una deliziosa casetta di Gorbio, piccolo borgo medioevale sopra Mentone che i francesi, che fessi non sono, hanno deciso di  restituire a nuova vita. A Gorbio non si costruiscono nuove case, se compri casa lì compri una casa antica, un rudere, e hai l’obbligo di ristrutturarla secondo parametri rigidissimi. Un borgo medievale sta riprendendo vita. Gorbio è sul pizzo di una montagna e anche per arrivare lì il navigatore ha deciso di farci fare la strada più impervia, una mulattiera. E se sul monte Mottola è stata una mucca a guardarci perplessa su quella mulattiera sulla collina tra Montecarlo e Mentone sono stati un asino e un cane da pastore a fissarci con sguardo incredulo.

Parliamoci chiaramente per me e il pancione consorte il Cilento fino a quest’estate significava mare, un mare che Sandro conosce poco e io non conosco affatto. Il Cilento interno? e che è? È un posto bellissimo.

Verde, verde, verde, io cercavo posti poco affollati, pieni di verde, con gente gentile, dove mangiare bene, camminare, sentirmi serena e li ho trovati.

Confusa e felice è il titolo di uno dei primi album di Carmen Consoli, ecco se lei si sentiva confusa e felice io quest’estate, non solo nel Cilento, mi sono sentita incredula e ignorante. Non ero l’unica. Se io e Sandro ci siamo sentiti come ci siamo sentiti per anni in Francia molti ospiti del Turismo rurale Le Grazie, clienti de L’Occhiano, escursionisti alle Gole del Calore, visitatori di Roscigno vecchia, si sentivano come in Toscana, in Umbria, in Trentino.

Francia, Toscana, Umbria, Trentino, e quant’altro, invece no: Campania. Sto diventando campanilista, mi piacerebbe se tra qualche anno in Francia, in Toscana, in Umbria, in Trentino, i turisti e i viaggiatori dicessero: “Sembra di stare in Campania”.

Persone che vogliono rimanere nella terra dove sono nate e cresciute, non per ottusità o chiusura mentale, ma perché la conoscono, la amano, ne riconoscono le potenzialità; persone che vedono con chiarezza le potenzialità turistiche dei luoghi dove vivono, vedono con chiarezza il pericolo di un turismo di massa, persone che voglio strade aggiustate ma non superstrade o autostrade, l’accesso difficoltoso ai luoghi li tutela.

Il cibo, il territorio, le coltivazioni e i metodi di coltivazione, gli animali al pascolo, un mondo, un mondo che unisce il Cilento, al Sannio, alla provincia di Caserta, un mondo antico e modernissimo. Superare rivalità ataviche tra paese e paese, tra frazione e frazione non è facile, decidere di rimanere nella propria terra invece di andare a costruirsi un futuro dove ci dicono la vita sia più facile è difficile assai, tornare, tornare a casa, può essere durissimo e meraviglioso contemporaneamente.

La storia dell’agriturismo Le Campestre è una storia di ritorni, ritorno di una famiglia dal Belgio alla sua terra, ritorno alla produzione di un formaggio dimenticato: il conciato romano. La famiglia Lombardi, proprietari dell’agriturismo, ha ricominciato a produrre questo formaggio, tipico della zona, la cui produzione era stata abbandonata. Castel di Sasso provincia di Caserta, io per ignoranza, fino a un mese fa a sentir parlare di provincia di Caserta storcevo il naso, uscire dall’autostrada a Caianello per andare a Cusano Mutri o a Santa Maria Capua Vetere per andare a Castel di Sasso, guidare circondata da paesaggi bellissimi e inaspettati mi ha evidenziato che pregiudizi e ignoranza, i miei in questo caso, chiudono le prospettive, rendono i propri mondi personali spazi angusti e ristretti.

La breccia creata quest’estate nei miei spazi angusti e ristretti mi ha portato a mangiare cose buone, coltivate, allevate, cucinate con cura, mi ha fatto conoscere posti e persone, mi ha confermato che tutto parte dalla propria testa, dal proprio modo di vedere il mondo e se stessi, che la calma è la virtù dei forti non è un luogo comune: io che soffro di vertigini grazie alla calma mantenuta ho fatto una splendida escursione sul monte Cervati, guidati da Michele il figlio del proprietario del Turismo rurale Le Grazie. Michele è stata una guida perfetta, quando mi ha vista in difficoltà in punti del percorso particolarmente difficili per me mi ha fatto sentire a mio agio, mi ha dato il tempo di calmarmi, riprendere possesso della mia mente e del mio corpo annebbiati dalla paura e di andare avanti con i miei tempi. Eh sì, avere a fianco persone che ci incoraggiano e non approfittano o ridicolizzano le nostre paure e debolezze è fondamentale. La calma mantenuta su strade strette, spesso sterrate, di montagna — la scritta Statevi accorti che non ci stanno i parapetti, ok la scritta non è riportata letteralmente il significato però quello è e l’ansia che crea anche — è frutto della capacità che ho acquisito nel tempo, e continuo ad acquisire, di dominare pensieri, paure, emozioni negative.

Un’estate in cui i ricordi sono diventati riscoperte: la mozzarella del Caseificio Luise a Castelvolturno, l’Abbazia di Fossanova, il Circeo.

La mozzarella del Caseificio Luise è uno dei ricordi più belli della mia infanzia: quando abbiamo comprato la casa a Baia Verde non c’era acqua potabile, per molti anni la situazione è rimasta la stessa, mio padre una o due volte a settimana andava a Castelvolturno a riempire le taniche di acqua potabile, spesso l’operazione acqua da bere diventava l’occasione per la sosta da Luise; Luise era dove è adesso, sulla Domiziana, andando verso Castelvolturno, allora era molto più piccolo, aveva l’ingresso direttamente sulla strada e sulla porta c’era una di quelle tende composte da strisce di plastica colorate. Quando nell’operazione acqua era coinvolta tutta la famiglia Ferone papà scendeva dalla macchina, entrava nel caseificio e ne usciva con due buste, una contenete le mozzarelle grandi per la cena, mai meno di un chilo, e una più o meno dello stesso peso piena di bocconcini di mozzarella da consumare subito, in macchina, come merenda. I cinque famelici membri della famiglia Ferone: io, mio fratello, mio padre, mia madre, e finché ha potuto zia Maria, la zia di mio padre proprietaria dei mutandoni che hanno reso felice parte della mia infanzia e regalato il titolo a questo blog, erano gente serie, gente che di mozzarella se ne intende, i bocconcini di mozzarella di Luise non sono hanno mai visto Castelvolturno paese, sono sempre stati fatti fuori molto prima.

Quest’estate questo ricordo mi è tornato in mente, Sandro ha fatto una ricerca su internet e ha scoperto che il Caseificio Luise era sempre lì, ingrandito e con un sito web da cui vende mozzarella in ogni dove. La mattina di Ferragosto abbiamo telefonato e appurato che erano aperti anche quel giorno siamo andati a procacciarci il pranzo di Ferragosto, il più buono da anni, mozzarella, solo mozzarella, buonissima. I bocconcini erano finiti, siamo tornati altre volte a prenderli. A pranzo ho fatto assaggiare la mozzarella prima a Sandro, lui non aveva mai mangiato la mozzarella di Luise prima ma una mozzarella buona la sa riconoscere — avevo paura che un bel ricordo si trasformasse in un brutto presente — la faccia estasiata di Sandro masticando la mozzarella mi ha rassicurata. Baia Verde, Castelvolturno, quei luoghi della mia infanzia ormai sono posti degradati, brutti, deturpati, la mozzarella no, la mozzarella di Luise ha retto gli anni che passano, e in quei luoghi gli anni sono passati come bulldozer impazziti che distruggono tutto e tutti; ma qualcosa ha retto, il Caseificio Luise ha retto, e forse, anzi sicuramente, altre realtà eccellenti si nascondono in quei luoghi, in attesa di essere scoperte.

A San Felice al Circeo e al suo  borgo antico sono legati molti ricordi della mia infanzia e preadolescenza, all’Abbazia di Fossanova è legato un ricordo di quel periodo, che mi fa capire come cose che al momento ci sembra di vivere malissimo in realtà ci fanno stare bene. La rassegna di musica mozardiana all’Abbazia di Fossanova non so se si è tenuta un solo anno o si è ripetuta più anni, so che al momento l’ho odiata, mi portava via tempo di mare e tempo di gioco. Il martedì pomeriggio, se non erro, si usciva verso le quattro e si partiva da casa di zia al Circeo per andare ad ascoltare Mozart, non lui in persona eh, all’Abbazia di Fossanova, il gruppo d’ascolto era composto da me, mio fratello e mia zia, forse qualche amica di zia non ricordo. Come le ho detto quest’estate, con profondo affetto, odiavo mia zia e odiavo quel posto durante quelle escursioni estive ad ascoltare una musica che mi annoiava a morte. La mente umana è strana, e la mia è strana forte, una delle cose più noiose della mia vita si è trasformata in un ricordo meraviglioso. Dopo averci pensato su credo di aver trovato la soluzione al mistero: è vero che andando a sentire il concerto a Fossanova zia ci privava di mare e di gioco ma la bellezza dell’abbazia, il fresco che trasudava dai quei muri in caldi pomeriggi estivi, quella musica a me estranea, in realtà mi regalavano una grande serenità.

Non tornavo al Circeo da anni e quest’anno siamo tornati a trovare zia, abbiamo trascorso due giorni sereni, al ritorno ci siamo fermati all’Abbazia di Fossanova, ristrutturata e ancora più bella di quanto la ricordassi; eh sì!: simm arrivar fin ‘o bass Lazio.

Da Napoli abbiamo fatto spedizioni giornaliere, in luoghi conosciuti come Casertavecchia e la Reggia di Caserta, dove non tornavo da anni, sconosciuti come Cusano Mutri, rinomati ma mai visti come la Certosa di Padula, il Belvedere di San Leucio, il borgo antico e la fabbrica di seta.

Ordine, ci vuole ordine, una cosa alla volta; vediamo di far procedere ‘sto racconto con un senso compiuto.

A Casertavecchia ero stata di sera a mangiare un paio di volte con amici, una volta tantissimi anni fa con mio padre e il resto della famiglia. Ritornandoci l’ho trovata  bella ma troppo turistica per i miei gusti. E al bar in piazza sono antipatici: no ecco se mi siedo, prendo un caffè e una bottiglia d’acqua, ti prendi quattro euro, ti lascio 1 euro di mancia, sto seduta al massimo 15 minuti e poi ti chiedo di cambiarmi in monete cinque euro, il bar è pieno, e mi dici di non avere spiccioli, diventi subito vincitore del premio Col cavolo mi vedi più mentecatto. Casertavecchia è bella ma non ci appartiene, la cosa più bella del tempo trascorso lì è stata guardare il cane che giocava a calcio con i bambini del posto.

Il Belvedere di San Leucio e la fabbrica di seta sono belli, belli. Lì abbiamo incontrato un guida preparata ed entusiasta e un uomo triste assai che ha deciso di manifestare la sua furbizia risparmiando i 2 euro della guida dato che gli altri componenti del gruppo avevano già raggiunto e superato il prezzo da lei richiesto per la visita. I soldi raccolti, anche se erano un po’ in più, li abbiamo dati tutti a questa ragazza simpatica e preparata, e dato che esistono esseri brutti al mondo e persone belle una signora del gruppo alla fine della visita presa dall’entusiasmo le ha dato altri soldi in regalo, perché li meritava tutti. Io e il pancione siamo esseri mediocri e abbiamo contribuito solo con la nostra quota.

A San Leucio ho pianto, guardando la fabbrica, ascoltando la guida e scoprendo l’esperimento sociale fatto in quel luogo, perfettamente riuscito, dai Borbone. Dalla pagina di Wikimedia su San Leucio riporto alcune note sull’organizzazione della Real Colonia di San Leucio, pregherei di notare la modernità dell’organizzazione leuciana e come nel 2015 stiamo correndo indietro. Se notate una certa vena polemica accade perché c’è una certa vena polemica.

Il re Carlo di Borbone, consigliato dal ministro Bernardo Tanucci, pensò di inviare i giovani in Francia ad apprendere l’arte della tessitura, per poi lavorare negli stabilimenti reali. Licenziato Tanucci nel 1776, gli subentrò Domenico Caracciolo che diede grande impulso alla colonia. Fu così costituita nel 1778, su progetto dell’architetto Francesco Collecini, una comunità nota come Real Colonia di San Leucio, basata su norme proprie. Alle maestranze locali si aggiunsero subito anche artigiani francesi, genovesi, piemontesi e messinesi che si stabilirono a San Leucio richiamati dai molti benefici di cui usufruivano gli operai delle seterie.

Ai lavoratori delle seterie era, infatti, assegnata una casa all’interno della colonia, ed era, inoltre, prevista per i figli l’istruzione gratuita potendo beneficiare, difatti, della prima scuola dell’obbligo d’Italia che iniziava fin da 6 anni e che comprendeva le materie tradizionali quali la matematica, la letteratura, il catechismo, la geografia, l’economia domestica per le donne e gli esercizi ginnici per i maschi. I figli erano ammessi al lavoro a 15 anni, con turni regolari per tutti, ma con un orario ridotto rispetto al resto d’Europa. Le abitazioni furono progettate tenendo presente tutte le regole urbanistiche dell’epoca, per far sì che durassero nel tempo (abitate tuttora) e fin dall’inizio furono dotate di acqua corrente e servizi igienici.

Per contrarre matrimonio gli uomini e le donne, compiuti rispettivamente almeno 20 e 16 anni, dovevano dimostrare di aver conseguito uno speciale “diploma al merito” concesso dai Direttori dei Mestieri. I matrimoni si svolgevano il giorno di Pentecoste con una celebrazione particolare: a ogni coppia era assegnato un mazzo di rose, bianche per gli uomini e rosa per le donne, fuori la chiesa li aspettavano gli anziani del villaggio, di fronte ai quali le coppie si scambiavano i mazzi di fiori come promessa di matrimonio. Ciascuno era libero di lasciare la colonia quando voleva, ma, data la natura produttiva del luogo, si cercava di inibire tali eventualità, ad es., facendo divieto di ritorno in colonia oppure riducendo al minimo le liquidazioni.

La produttività era garantita da un bonus in danaro che gli operai ricevevano in base al livello di perizia che avevano raggiunto. La proprietà privata era tutelata, ma erano abolite le doti e i testamenti. I beni del marito deceduto passavano alla vedova e da questa al “Monte degli orfani”, cioè la cassa comune gestita da un prelato che serviva al mantenimento dei meno fortunati. Le questioni personali erano giudicate dall’Assise degli Anziani, cd. seniores, che avevano raggiunto i massimi livelli di benemerenza ed erano di nomina elettiva. I seniores monitoravano anche la qualità igienica delle abitazioni e potevano deliberare sanzioni disciplinari nonché espulsioni dalla colonia

Come ho detto all’inizio prima di salire sul belvedere in una traversina della piazza dove inizia la Real Colonia di San Leucio trovate L’Antica Locanda, un ristorante piccolo, ben curato, con un cuoco e un proprietario simpatici assai, dove ho mangiato un risotto alla pescatora spettacolare, del baccalà fritto che non ve lo dico proprio e un antipasto di crudo di mare serio, sì davvero serio. Fanno anche piatti a base di carne e verdure e ci torneremo per informare il mondo su come se la cavano con quelli ‘sti ragazzuoli.

Della Reggia di Caserta che dire? Bella, enorme, il parco con le fontane in funzione e il giardino inglese meravigliosi. I dintorni? Ecco sui dintorni stenderei un velo. Un cosa la aggiungo, una visita ben fatta all’interno della Reggia, al parco e al giardino inglese richiede più di un giorno.

Napoli-Certosa di Padula/Certosa di Padula Napoli tutto in una giornata, in tutto 5 ore di macchina. Ne è valsa la pena? Assolutamente sì. È stato faticoso? Non più di tanto. A parte andare avanti indietro la Certosa l’abbiamo visitata? Sì!

Descrivere la Certosa di Padula mi è impossibile, come per tutti gli altri luoghi di cui parlo in questo post, ci vorrebbe un post intero dedicato a lei, una cosa però la voglio dire, se non ve ne frega un fico secco dell’arte ma siete appassionati di arredamento d’interni correteci: refettorio, chiostri, chiesa, gli ambienti che contengono il Museo archeologico provinciale della Lucania occidentale, sono belli; la biblioteca non è visitabile ma la scala da cui si accede è un miracolo di architettura, ma signori miei la cucina della Certosa è uno di quei posti dove ti vengono le lacrime agli occhi, un posto bello, caldo, accogliente, tenuto talmente bene da darti l’impressione che possa prendere vita sotto i tuoi occhi.

La Reggia di Caserta, la Certosa di Padula e Il Belvedere di San Leucio sono patrimonio UNESCO, giusto per notizia in Campania ci sono molti siti UNESCO, tra cui il centro storico di Napoli.

Gesù stavo finendo il post senza ritornare su Cusano Mutri, in provincia di Benevento, nel Parco Regionale del Matese, un piccolo borgo medioevale, fa parte del Club dei borghi più belli d’Italia. Arrivando a Cusano Mutri abbiamo detto per l’ennesima volta: “Sembra di stare in Francia”, e perdendoci al ritorno l’abbiamo ripetuto, esattamente in Alsazia. Cusano Mutri è piccolo assai ed è un ottimo punto di partenza per escursioni, sul sito del paese, o se si e lì andando alla Pro loco, si possono avere informazioni accurate. È un posto reale, abitato da chi ci è nato, non un posto ormai finto come se ne trovano spesso in giro. Tutti i posti che abbiamo visitato quest’estate sono posti reali abitati da gente reale.

Facciamo venire i nodi al pettine di quest’estate che sta finendo, sì è il 10 settembre è ancora estate, e di questo post.

Abbiamo mangiato tanto e cose buone, e straordinario ma vero siamo dimagriti, abbiamo visto posti belli e siamo tornati in posti già visti che ci continuano a piacere, abbiamo capito che la Campania è grande, ricca di storia, natura, cibo, arte, gente che lavora con impegno, passione e dedizione. Noi abbiamo ancora tanto da scoprire, e tanti luoghi dove tornare. Abbiamo preso atto del fatto che se non avessimo visitato prima posti lontani per poi dedicarci a luoghi vicini forse non avremmo apprezzato la bellezza di questi ultimi.

Muoversi, viaggiare, conoscere posti lontani e posti vicini, riuscire a capire il valore della propria terra e delle persone che passano la vita a valorizzarla con il loro lavoro, ripartire, tornare con nuove idee, nuovi spunti per migliorare il proprio territorio. Ecco questa è la mia idea attuale di viaggio.

Questo è un post senza link, o meglio con link solo ai post precedenti di questo blog a cui faccio riferimento. Voglio lettori attenti, curiosi, non pigri; voglio che se qualcosa nel post vi ha incuriosito e volete approfondire facciate una vostra ricerca personale, sarà più soddisfacente.

Il nostro viaggio in Campania è appena cominciato, o ricominciato, e come dice Josè Saramago i viaggi non finiscono mai.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...