Ma che davvero fate? Elogio del vaffanculo, e amici come prima.

Fate ciao, ciao con la manina!

Fissare una persona, spesso con un sorriso sarcastico, non è salutare. Se questa non vi saluta non lamentatevi che è scostumata e non saluta, chiedetevi piuttosto: “Le ho mai sorriso, l’ho mai salutata per primo?”, se la risposta è: “No” fatevi qualche domanda su cosa rappresenta per voi un semplice saluto; niente niente fosse un modo per manifestare la vostra superiorità, della serie: “Se vuoi ti do l’opportunità di salutarmi, non è detto che ti risponda, forse non sei degno del mio saluto, ma io quest’opportunità te la do.” Nel caso la risposta sia quella riportata tra parentesi sappiate che siete dei coglioni, e più che un buongiorno meritate un cordiale vaffanculo. Consideratevi salutati.

Nel caso la persona che fissate vi abbia sorriso e salutato e voi l’abbiate guardata con soddisfazione e superiorità senza rispondere sappiate che siete doppiamente coglioni; un doppio vaffanculo con pernacchia è il saluto che meritate, e amici come prima. Peccato che spesso non so neanche esattamente chi cazzo siete, e se lo so so anche che siete dei coglioni e ogni attimo perso a prendervi in considerazione e un attimo della mia vita buttato nel cesso.

“Ma Francesca Matilde Ferone che fai inizi un post con cotale maleducazione?”
“Sì Francesca Matilde Ferone, lo inizio e lo continuo così”
Ho un dialogo esteriore decisamente scurrile oggi.

Francesca Matilde Ferone versione Rambo augura a tutti un cordiale Vaffanculo. Illustrazione di Sandro Quintavalle

Vaffanculoooooooo!

Se non rispondo al citofono e vi aspetto, invece di pensare che sono la solita sciagurata quando siete nel palazzo provate a bussate alla porta potrei aprivi. Sapete il citofono potrebbe essere rotto o fuori posto, chissà. Che non senta il citofono è impossibile, Piera abbaia ogni volta che lo sente suonare e non è un abbaio carino e piacevole, sono urla agghiaccianti, è impossibile per me, e per l’intero vicinato, far finta di niente. Certo chi vi ha aperto il portone del palazzo potrebbe anche suggerire: “Hai provato a bussare alla porta” se voi non ci avete pensato, ma mica viviamo di logica qui, no, noi viviamo di pregiudizi, e il pregiudizio è pregiudizio, e due pregiudizi, e un po’ di mala fede, quando si uniscono fanno cose belle. E dato che di sorridere non se ne può più fanculo anche a voi e ai vostri pregiudizi, e a quel modo di fare falso gentile e falso distratto con cui alcuni percorrono il mondo.

Se si è tra i quaranta e i cinquant’anni e non all’asilo formare un gruppetto da cui escludere la bambina che non ci piace sperando che ci rimanga male, fare gruppetti su whatsapp e tenerci a farle sapere: “Noi ci siamo tu no”, chiedere allegramente davanti a lei, per creare disagio: “Ma lei è nostra amica o no?” è coglionaggine, niente di più, niente di meno.

Lo so pensate che è un metodo già usato anni fa e funzionava alla grande, quante belle sfuriate ha fatto la bambina perché si sentiva esclusa,  siete sicuri che le farà anche ora. Che ridere, che soddisfazione.

Come dite? vi sta ignorando. Gesù non è possibile! Non le interessate voi come persone, le vostre uscite, le vostre chattine, le vostre vacanzine e cenettine? Ma non è possiblile! Come dite? Non urla, niente crisi isteriche. Non è possibile! su dateci dentro, prima o poi deve sbottare, lo sanno tutti che è isterica.

Fermi tutti, forse c’è un problema, l’asilo è finito da anni. Lo so, ci rimanete male se venite ignorati; lo so, il vostro scopo era farla arrabbiare ma all’asilo si va dai tre ai cinque/sei anni non dai quaranta ai cinquanta e oltre. Lo so, è inconcepibile che la bambina non sia interessata a voi, ma sapete, vi piaccia o non vi piaccia, siamo adulti, i gruppetti, le amichette del cuore, i tempi dei: “Tu sì, tu no” per molti sono passati. Lo so, è dura da mandare giù, state aspettando la crisi isterica, la sfuriata, rilassatevi non arriverà, mi spiace.

Riprendete le vostre attività preferite: piangervi addosso, recriminare per vivere le vite che avete voluto e vi siete costruiti, non godervi serenamente neanche una delle cose belle che avete. Lo so è più facile e piacevole lamentarvi per tutto e di tutti, sparlare di chiunque, anche all’interno del vostro gruppetto.
Con grazia e leggiadria, senza né rabbia né rancore, solo il bisogno di tenervi lontano, senza sensi di colpa, vi dico: andatevene sonoramente a fare in culo. Lo so, voi siete quelli normali, è questo che mi spaventa.

Hey voi, sì dico a voi mie care donnine, voi che credete che la furbizia e la manipolazione vi porteranno lontano, gentilmente avviatevi per la strada di fanculo anche voi. Oggi è molto affollata, troverete traffico, forse durante il tragitto avrete il tempo di studiare qualche altra astutissima manovra per diventare la principessa di Fanculandia, certo che visti i risultati raggiunti finora credo dobbiate prendere qualche lezione da Will il Coyote, mi sembra più sveglio di voi.

‘O blog

Cosa non fare in un blog? Come non usarlo? Ecco, in un blog serio, un post come questo va cestinato; il galateo del perfetto blogger dice questo, ma il galateo lo pratico poco e male e quindi vaffanculo anche alle regole di galateo. Ora mi sento meglio.

Un blog per raccontarmi, a me stessa principalmente, smettendo di vergognarmi di alcuni aspetti della mia vita. Aspetti di cui mi sono vergognata moltissimo e che ho cercato di nascondere per tanto, troppo tempo. Aspetti che molti per anni non hanno voluto vedere, hanno negato, o hanno usato a loro piacimento.

Un blog per raccontare, soprattutto a me stessa, tutta la fatica e l’impegno che ho messo, e metto ogni giorno, per superare paure e per raggiungere obiettivi che credevo irraggiungibili. Un blog per ringraziarmi dell’affetto che ho deciso di darmi, della capacità di vedere e apprezzare il bello che c’è in me e in quello che mi circonda. Un blog per ricordarmi che sono molto meglio di quello che credo e di come spesso altre persone mi hanno fatto credere, e vorrebbero farmi credere ancora.

Io scrivo e molti interpretano secondo i loro pregiudizi, il loro concetto di normalità e anormalità, le loro convinzione. Per molti il blog va bene, è pure scritto bene, ma alcuni argomenti non devono essere tratti, vanno tenuti nascosti. Lo sanno tutti, di alcune cose non si parla. Signori e signore e qui che vi sbagliate, di certe cose si parla, con calma, serenità, senza livore o rancore, perché sono proprio le cose che per alcuni vanno ignorate, tenute nascoste, negate, che distruggono le persone dall’interno. E sapete che c’è di nuovo: vaffanculo anche a chi legge dando un’interpretazione della mie parole assolutamente falsata dal suo modo di stare al mondo.

Libertà di parole, di pensieri, di sentimenti, di emozioni, di tristezza, di allegria, di vivere la propria vita e il proprio passato senza edulcorarlo per renderlo più accettabile a chi vive etichettando: “Normale, anormale, giusto, sbagliato”. Hey gente lo sapete che i castelli di carte in nome della normalità possono crollare da un momento all’altro e senza neanche capire come è successo potete ritrovarvi nella categoria degli anormali, degli strani, di quelli da evitare? E quella categoria l’avete costruita voi.

Ho un mostruoso bisogno di leggerezza e una voglia inarrestabile di urlare grandi vaffanculo a destra e a manca. Non vaffanculo rabbiosi o livorosi, vaffanculo leggiadri, allegri, spontanei, liberatori, sorridenti. Ho bisogno di esorcizzare persone, emozioni, ricordi, pesantezze e andare avanti.

Ho una voglia incredibile di conoscere gente bella e ho voglia di ridere di gusto e con allegria. Scrivo e sento scivolare via la pesantezza accumulata, volti giudicanti senza curiosità, lamenti continui incapaci di dire grazie alla vita per le cose belle; scivolano via sguardi incattiviti dalla stupidità e dall’arroganza; scivolano via i furbi, i manipolatori, i normali rimasti bambini in cerca di dolori e disgrazie altrui da cui succhiare energia da apportare al loro mondo chiuso in lamenti, invidia, senso di superiorità e senso di inferiorità; scivolano via quelli che vivono mostrandosi sperando di essere invidiati e se li ignori allora giù a malignare e spettegolare, perché cazzo se tu non li invidi le loro vite si polverizzano nel vuoto più totale.

Ho bisogno di leggerezza e chiarezza mentale; ho bisogno di mio padre che mi ripete: “I furbi non sono intelligenti”, perché di mediocri che si credono furbi sono circondata; ho bisogno di andare a mare, nuotare, camminare per arrivare all’acqua, risalire, faticare, sentire il mio corpo vivo.

Ho bisogno di concentrarmi, quella concentrazione che per tanti anni mi è mancata; pensieri, paure, ansie, voglia di fuggire erano così vivi e lo studio così difficile da portare a termine.

Lascio libero chi non sa ma ha sempre parlato, chi non capisce ma ha sempre giudicato, chi ha avuto una vita molto più facile, perché cazzo non raccontiamoci balle non è stato facile, e non è vittimismo – e mi sono pure sopportata le ingerenze del senso di colpa – e mi dice: “È difficile per tutti” ma al primo ostacolo serio crolla o diventa un supereroe pronto a ricominciare a insegnare la vita e la via e chiunque incroci sulla sua strada.

Lontano da me anche chi davvero ha superato montagne tempestose: sì le hai superate ma questo non ti rende dio, non hai il diritto di salire su un piedistallo e giudicare tutto e tutti perché tu ce l’hai fatta e gli altri ancora arrancano. lI bisogno di un piedistallo per vivere la tua vita mi dice che di strada da percorrere ne hai ancora tanta e ben poco da insegnare.

Perché ho scritto un post così? Perché sono stanca e rotta i coglioni; perché troppa immondizia portata da fuori mi stava entrando in circolo; perché forse questo è il mio post più universale: voi che leggete, sì, sì, dico proprio a voi, quanti vaffanculo avete in gola? Tanti eh. No, non siete così diversi da me anche se ora state pensando: “Ma allora è vero, questa è pazza! Guarda che post scrive”.

Ho bisogno di raccogliere tutto il meglio di me stessa per andare avanti in maniera serena, e allora un enorme, ma enorme, enorme vaffanculo lo grido al mondo e lo grido soprattutto a me stessa, la me stessa che permette a persone e cose di entrarle sotto la pelle e crearle disagio. Eh no cara la mia donnina se fai così meriti tu per prima un vaffanculo.

I vaffanculo ben dosati salveranno il mondo.

Con affetto, vaffanculo!

 

 

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