È per finta!

Rivelazioni

“Zia Bianca e Bernie non esistono sul serio, sono i personaggi di un cartone”.

Me l’ha fatto di nuovo, mi dà notizie così sconvolgenti senza preavviso, mesi fa era stata la volta di Anna ed Elsa, stavamo organizzando una delle nostre feste grandiose e al momento di scrivere la lista degli invitati le ho chiesto: “Anna ed Elsa vengono, vero?”, lei si è girata seria ma un po’ preoccupata, stava per darmi una notizia sconvolgente dopotutto, e mi ha detto: “Sì zia vengono, ma è per finta; Anna ed Elsa non esistono, Anna ed Elsa sono i personaggi di un cartone, Frozen, lo conosci zia?”

La botta finale due settimane fa: “Zia ma sono tutti per finta, Anna, Elsa, le Winx, lo Stregatto, Alice, Cenerentola, tutti”. Io ho protestato, le ho detto chiaramente il mio punto di vista: “Ma che stai dicendo? non esistono? Ti sbagli esistono, io li ho visti”, ma niente: “Sono personaggi dei cartoni e delle favole, tutti, tutti. Anche il Bianconiglio che stamattina era al museo era finto, un signore travestito da Bianconiglio”.

Dopo lunghe insistenze mie e di Sandro lei ci ha fatto una concessione: forse esistono Pinocchio e il Bianconiglio, che non era potuto andare al museo a incontrare i bambini quella mattina perché era malato così al suo posto era andato un signore travestito da Bianconiglio. Mentre ci regalava la speranza dell’esistenza del Bianconiglio e di Pinocchio ci guardava seria, ma anche con un po’ di compatimento. Credo che tra sé e sé stesse pensando: “Ma guarda! ‘sti due vecchi rincitrulliti dei miei zii credono ancora che esistono i personaggi dei cartoni e delle favole, vabbè lasciamoglielo credere”.

Bianca, quattro anni e mezzo, mia nipote, è la fredda e spietata rivelatrice di dure realtà. Spiegarmi chi esiste sul serio e chi no, specificarmi che quando si gioca si fa per finta, è una cosa che le sta molto a cuore.

Bianca è una bambina come tante, con la sua ricchissima fantasia, la capacità di inventare giochi sempre nuovi, la sua straordinaria curiosità, la sua voglia di giocare e conoscere nuovi bimbi.

Passaggio di mutande da mettere in testa tra Francesca Matilde Ferone e la nipote. Illustrazione di Sandro Quintavalle

Tieni. Grazie zia.

Quando mi ha rivelato che Bianca e Bernie non esistono eravamo a casa mia, aveva la copertina della videocassette de Le Avventure di Bianca e Bernie in mano e stava aspettando l’inizio del film in poltrona. Sì ho ancora un videoregistratore e lo uso. Mentre mio fratello armeggiava con televisore, e videoregistratore che non partiva, lei non sì è persa d’animo, stringendo tra le mani la copertina della videocassetta mi fa: “Facciamo finta che questo è un tablet e noi stiamo vedendo qui Bianca e Bernie”, io ho detto distrattamente qualcosa tipo: “Che sanno facendo ora Bianca e Bernie?” e lei, calma e sorniona, mi ha dato la notizia: “Zia Bianca e Bernie non esistono, sono i personaggi di un cartone” e poi ha ricominciato a giocare con la copertina della videocassetta.

Vedere Le avventure di Bianca e Bernie con Bianca è una faccenda complicata; infatti non l’abbiamo mai visto tutto. Ha paura dei coccodrilli e di Madame Medusa, la cattiva del film, quella sera ha iniziato ad agitarsi quando i due topini, Bianca e Bernie, sono andati all’orfanotrofio di Penny, la bambina che aveva scritto la richiesta d’aiuto chiusa in una bottiglia lanciata in mare e raccolta dai topini della Società di Salvataggio, con sede nelle fondamenta del Palazzo dell’ONU a New York. Ma che sto facendo?! Vi racconto Le Avventure di Bianca e Bernie come se voi non le aveste già visto dozzine di volte. Certo che l’avete visto, e se non l’avete fatto rimediate immediatamente, è stupendo. Eh sì, mi piacevano da piccola e mi piacciono ora i film di Walt Disney, e non mi hanno affatto bloccato lo sviluppo della fantasia. Mi piacciono i classici: Cenerentola, Biancaneve, Gli Aristogatti, La Carica dei 101, ecc., la nuova produzione la conosco poco. Ma qui stiamo scantonando.

Torniamo a Bianca e Bernie, la scena in cui i topini vanno a cercare notizie di Penny all’orfanotrofio e incrociano il gatto Rufus da cui hanno un po’ di informazioni sulla bambina è stata un incubo. Vai a spiegare alla quattrenne cos’è un orfanotrofio. Di seguito il surreale dialogo tra me e la quattrenne durante quella scena.

Bianca: “Zia ma dove sono, cos’è un orfanotrofio?”
Io: “Un orfanotrofio è un luogo dove ci sono dei bambini in attesa di conoscere i genitori”
Bianca: “Ma zia com’è possibile, se questi bambini sono nati devono avere una mamma ed un papà, se no non potevano nascere”

A questo punto ho rischiato di diventare figlia unica e Bianca orfana di padre, mio fratello seduto sul divano ridacchiava ascoltando e mi ha lanciato un’occhiata della serie: “E ora rispondile”. Un moto di nostalgia dei bei tempi in cui i bambini nascevano sotto i cavoli e le rose, o portati dalla cicogna, mi ha colta improvvisa e fortissima. Invece no, i bambini nascono da una mamma e un papà, e tutti i bambini hanno una mamma e un papà se no non possono nascere, quindi come possono esistere bambini senza mamma e papà che vivono in orfanotrofi? Rispondere: “Non ne ho la più pallida idea” non era un’ipotesi possibile, rispondere: “Chiedi a tuo padre, l’uomo che ridacchia seduto sul divano” neanche, e allora pronti, partenza, via: “A volte capita che i genitori partano, ma solo per un po’ di tempo, e allora i bambini vanno negli orfanotrofi, posti belli dove possono giocare con altri bambini, lì aspettano altri genitori, buoni e simpatici, che li tengono con sé fino a quando i loro genitori veri non tornano”.

Leggendo le mie parole mi sento molto stupida, per giustificarmi posso dire che mentre il gatto Rufus diceva a Bianca e Bernie che Penny era molto triste per non essere stata scelta da nessuna coppia anche nell’incontro con i possibili genitori avvenuto il giorno in cui l’aveva vista l’ultima volta Bianca, mia nipote non la topolina, si stava agitando; da poco le è stato spiegato il concetto di morte, fino a poco tempo fa era convita che morire e farsi una dormita bella profonda fossero la stessa cosa. Dopotutto Biancaneve e Aurora, la Bella Addormentata nel Bosco, si risvegliano; e uno dei suoi giochi preferiti per mesi è stato essere la Winx Bloom: ogni tanto moriva per colpa della magia delle perfide Trix, io, la mamma di Bloom per chi non lo sapesse, ogni volta che la mia cara figliola moriva telefonavo a Sky, il suo fidanzato, lui veniva a salvarla dandole un bacio e il gioco andava avanti tra morti e resurrezioni. Bella trama eh! Regia, soggetto e sceneggiatura di Bianca Ferone.

Bianca non so quanto sia stata convinta dalla mia spiegazione, ad ogni modo che ci fosse un posto dove i bambini vivono in attesa di trovare dei genitori non le è piaciuto per niente, i bambini se sono nati hanno dei genitori, perché cavolo alcuni di loro vivono in questi orfanotrofi.

L’apparizione di Madame Medusa ha decretato lo stop immediato della cassetta, Bianca seduta in poltrona che si copriva gli occhi, i due coccodrilli che seguivano l’amata padrona, e le urla “Ho paura, zia ho paura” mi hanno reso il messaggio chiaro.

Abbiamo tolto Le Avventure di Bianca e Bernie, messo Gli Aristogatti e abbiamo iniziato a disegnare al ritmo di Tutti quanti voglion fare jazz. Tutto bene quel che finisce bene. Ma mi era rimasto un punto in sospeso: far vedere a Bianca che Le Avventure di Bianca e Bernie finisce bene nella speranza di farle passare delle paure, nel caso le fossero rimaste. Dopo qualche giorno Bianca è tornata da me, voleva disegnare e voleva farlo ascoltando Tutti quanti voglion fare jazz, ottima scelta a mio parere, ma volevo prima farle vedere la fine de Le Avventure di Bianca e Bernie, le ho spiegato che volevo farle vedere che Penny trova la mamma e il papà, e che i coccodrilli alla fine perdono, mi ha risposto: “Va bene, ma solo la fine” e così è stato, abbiamo visto la fine del film, abbiamo rimesso Gli Aristogatti e abbiamo ripreso a disegnare al ritmo di Tutti quanti voglion fare Jazz.

Non so esattamente cosa fosse rimasto in Bianca dopo aver visto l’inizio de Le avventure di Bianca e Bernie, non so se ho esagerato a preoccuparmi di farle vedere la fine del film per mostrarle che si aggiustava tutto, e non so, nel caso la mia paura che Bianca potesse aver rimuginato su orfanotrofi e bambini senza genitori fosse fondata, quanto il mio intervento sia stato utile nel dissiparle dubbi e paure. Temo ben poco.

Chiariamo non sono una pazza che obbliga la nipote a vedere Le Avventure di Bianca e Bernie, quando Bianca arriva a casa mia spesso si fa prendere in braccio e portare avanti allo scaffale della libreria dove sono i film di Walt Disney, sceglie lei il film da vedere, e spesso sceglie Le Avventure di Bianca e Bernie e poi ha paura e me lo fa togliere.

Io e Bianca siamo molto legate, lo siamo sempre state, spesso mi sono chiesta se fosse stata una bambina differente quanto le sarei legata, e la risposta è sempre la stessa, senza ipocrisie: molto meno.

Sono legata a Bianca non strettamente perché è mia nipote ma perché è lei, e lei mi è simpatica, mi piace molto, mi è sempre piaciuta. Lei è legata a me non perché sono sua zia ma per un semplice motivo: con me riesce a giocare a modo suo, si sente libera. Riesco a seguire i suoi giochi, riesco a capire il suo bisogno di raccontare storie e viverle, quando giochiamo insieme le lascio sviluppare il racconto e scegliere i personaggi, negli ultimi tempi le istruzioni di regia sono sempre più dettagliate, comprendono anche il tono di voce da utilizzare per ogni personaggio. Sandro dice che finalmente ho trovato l’amichetta con cui giocare come piace a me.

Qualche giorno dopo avermi annunciato che tutti i personaggi protagonisti dei nostri giochi degli ultimi mesi non esistono ma sono personaggi dei cartoni Bianca è andata con i genitori al MADREMuseo d’Arte Contemporanea Donnaregina — lì ha partecipato a un laboratorio per bambini in cui le hanno fatto costruire il Paese delle Meraviglie; pare che il capo cantiere fosse un impostore vestito da Bianconiglio da lei prontamente smascherato, per questo quando si è trovata di fronte i due adulti distrutti dalla notizia che tutti i loro migliori amici non esistevano ma erano solo personaggi di fantasia protagonisti di favole e cartoni ha tentato di edulcorargli la pillola dicendogli che il vero Bianconiglio era malato e al museo aveva mandato un amico travestito da lui, ma lui e Pinocchio forse esistevano, solo loro però. Io e Sandro, i suddetti adulti, abbiamo trovato questa soluzione geniale e ci ha molto rassicurato sapere che il Bianconiglio forse esiste, anche se al momento pare non godere di ottima salute, e che anche sull’esistenza di Pinocchio c’è speranza.

Statt’accort!

Un paio di settimane fa io e Sandro siamo andati a mangiare una pizza con mio fratello e mia cognata e le loro figliole, Bianca la quattrenne e Vittoria giovane donna di otto mesi e mezzo. Dopo la pizza siamo andati a vedere il parco giochi da poco aperto nei giardinetti a fianco la chiesa di Santa Chiara. Appena siamo arrivati Bianca è voluta andare sullo scivolo, era uno di quegli scivoli attrezzati: si sale, c’è un ponticello, si passa dentro una casetta aperta e in fine si arriva allo scivolo vero e proprio e si scende. Bianca è salita, lo scivolo era occupato da vari bambini della sua età, giocavano tutti tranquillamente, alcuni cercavano di salire dallo scivolo invece che dalle scalette, qualsiasi bambino ci prova — io l’ho fatto tante volte da piccola — altri scendevano a testa in giù, più pericoloso ma se la madre della creatura, lì presente, non se ne preoccupa perché dovrei farlo io, altri cercavano di scendere a testa in giù e pancia all’aria, decisamente pericoloso perché non vedi quando arrivi giù, qualche intervento genitoriale c’è stato.

Bianca, come gli altri bambini, si stava divertendo quando è arrivata lei, aspirante, piccola, Ape Regina. Ormai le riconosco da lontano, qualsiasi età abbiano, quindi mi è scattato un campanello di allarme che ha trasformato una donna di quasi 48 anni che guarda la nipote di quattro anni e mezzo in un misto tra Mamma Chioccia e Terminator. La simpatica bambina è salita sullo scivolo e da quel momento Chioccia-Terminator non le ha tolto un attimo gli occhi di dosso.

La creatura amorevole aveva 8/9 anni, i bambini che stavano giocando sullo scivolo erano tutti più piccoli, appena è salita si è piazzata avanti alla discesa dello scivolo, con lei c’erano due bambini della sue stessa età, le madri, amiche tra loro, parlavano per i cavoli loro su una panchina, i due bambini provvedevano a rompere i coglioni soprattutto ai maschietti, ogni tanto scendevano e  andavano a rompere le palle ai bambini altri giochi, ovunque non arrivasse un adulto, o la madre, un po’ più reattiva della madre dell’Ape Regina, a imporgli di smettere di rompere le palle agli altri bambini, ovviamente più piccoli.

La bimba sale, si piazza avanti la discesa e ferma ogni bambino che deve scendere dicendo che lei è il capo dei giochi e decide lei chi scende e chi no. In più ogni bambino passando deve dirle il suo nome. Chioccia-Terminator conia una sua regola di galateo: “Non si interviene nei giochi dei bambini ma con alcune eccezioni, una di queste è: se una stronzetta che ha il doppio degli anni ed è alta il doppio di mia nipote, che sta giocando e si sta divertendo, le rompe le palle si interviene. Con calma, gentilezza, ma certo che si interviene”

Mi avvicino di più allo scivolo e osservo in silenzio, Bianca arriva all’imboccatura della discesa, la bambina la ferma e le chiede il nome, Bianca risponde, la bambina si sposta. La dolce creatura fa lo stesso con tutti i bambini, Bianca risale e la bambina le chiede di nuovo il nome, Bianca le risponde: “Mi chiamo Biancaaa, te l’ho già detto” la bambina non so cosa le dice ma la fa passare. Alla terza volta che Bianca sale la cara bimbetta le dice che lei è il capo e ha deciso che lei non può più salire sullo scivolo, io mi avvicino e dico a Bianca, ignorando la creatura, di passare, la bambina si sposta immediatamente. Bianca fa un altro paio di giri, io sono fissa a fianco allo scivolo, il copione sempre lo stesso la bambina cerca di fermare Bianca e altri bambini, io al turno di Bianca le dico di passare ignorando del tutto il famigerato capo scivolo.

Dopo poco Bianca decide che vuole andare a l’altro scivolo che ha adocchiato al lato opposto del parco giochi, come Bianca tutti i bambini più piccoli decidono di non volere più andare sullo scivolo grande, che strano eh!. Sullo scivolo rimane solo la nostra Ape Regina, da quando è salita non ha mai fatto una sana scivolata, è stata lì rompere le palle agli altri bambini e punto, è quello il suo divertimento.

Lo scivolo dall’altro lato del campo parco giochi è più basso perché è progettato per bambini più piccoli, Bianca fa un paio di scivolate ma ci rimane male, quello scivolo è davvero basso, la discesa finisce subito. Lì vicino c’è una casetta di legno, è occupata da un gruppo di bambine, non hanno un’aria simpatica — i bambini fanno branco e difficilmente accettano elementi estranei — mentre Bianca corre verso la casetta so già che non la faranno giocare, infatti non la fanno giocare. Bianca rimane indecisa vicino alla casetta per un po’, le bambine sono infastidite, non la fanno entrare ma mentre è fuori non le dicono niente, poi la capobranco decide che vuole andare a giocare sullo scivolo piccolo e Bianca entra nella casetta; è sola, mi guarda, giochiamo un po’ alla signora affacciata alla finestra e al venditore di frutta. Lo scivolo grande è ancora la sua l’attrattiva principale e torniamo lì, la bambina è ancora lì a rompere i coglioni, ora è più ostile verso Bianca, io sempre attaccata allo scivolo, appena lei blocca Bianca io invito Bianca ad andare avanti ignorando del tutto la dolce bimbetta. Un paio di giri e si libera l’altalena, faccio salire Bianca sull’altalena e la spingo, a Bianca non piace essere spinta forte e così mentre lei dondola chiacchieriamo, prima del più e del meno, lei mi invita a mettermi lo smalto rosso sulle unghie come lei – se pensate che lo smalto su una bambina sia volgare fate pure, a Bianca piace, io da piccola avrei ucciso per poterlo mettere, e qui si chiude il discorso in maniera assolutamente antidemocratica – poi il discordo diventa serio:

Bianca: “Zia quella bambina dice di essere il capo del parco giochi e che io non posso andare sullo scivolo grande”.

Chioccia-Terminator: “Non ci sono capi al parco giochi, giocano tutti i bambini su tutti i giochi, a turno senza fare i dispetti agli altri”.

La bambina seduta a fianco a Bianca sull’altro sgabello dell’altalena sente quello che diciamo, anche lei prima stava giocando sullo scivolo grande e anche lei è stata infastidita dall’Ape Regina, sentendo le nostre parole si gira e dice: “L’avevo detto io che non esistono capi al parco giochi e che possiamo giocare tutti, ma lei insiste ed è cattiva”.

Chioccia-Terminetor si gira verso la bambina è le dice: “Infatti, non esistono capi del parco giochi, quella bambina è solo una prepotente”.

La dolce creatura arriva a rompere le palle anche all’altalena, Bianca ha appena deciso di scendere, lei arriva e dice a Bianca, che sto facendo scendere dall’altalena: “Sei stata troppo tempo, te ne devi andare”. Io mi giro sorridendo e le dico che andiamo via perché Bianca si è stancata di andare sull’altalena non certo perché lo dice lei. La creatura che oltre ad essere una stronzetta è anche una paracula mentre ce ne stiamo andando mi fa: “Voglio salire sull’altalena ma non sono capace”. L’altalena è di quelle con un bordo attorno al sediolino, Chioccia-Terminetor prende in braccio la bambina, la fa accomodare sull’altalena e fa per allontanarsi, la creatura con sguardo tenero fa: “Non ho nessuno che mi spinga”, Chioccia-Terminetor le sorride tenera e le dice: “Mi di spiace” e se ne va pensando tra sé e sé: “Ma vaffanculo brutta stronzetta”. Uno dei bambini suoi amici si offre di spingere la nostra Ape Regina.

Io e Bianca torniamo allo scivolo grande, Bianca mentre ci avviciniamo allo scivolo mi fa: “Zia glielo devo dire a quella bambina che lei non è il capo ma è solo una prepotente e non è vero che non posso giocare”. Sono abbastanza vecchia per sapere che le stronzette vanno ignorare e basta, il dialogo non paga, e allora dico a Bianca di lasciar perdere quella bambina e di divertirsi.

Ma è la creatura a non lasciar perdere, dopo poco che siamo allo scivolo arriva di nuovo saltellante a frantumare i coglioni, tra me e me penso: “Ma benedetta creatura non avevi detto che eravamo state troppo sull’altalena e che ci dovevi andare tu, noi ce ne andiamo, io ti faccio salire sull’altalena, hai pure trovato chi ti spinge ma che cazzo ci fai di nuovo qui. Allora sei stronza nel profondo”.

Chioccia-Terminetor all’esterno riesce a mantenere le sembianze di una dolce zia che fa giocare la nipotina, l’orrenda creatura si riavvicina allo scivolo e si ricomincia. Bianca risale dopo aver scivolato e se la ritrova davanti, la creatura la blocca e le dice: “Sono il capo del parco giochi e non puoi stare sullo scivolo”, mi avvicino, la ignoro, dico a Bianca: “Amore continua a giocare”, la stronzetta si sposta, stessa scena un altro paio di volte poi le cose sembrano andare meglio, Bianca fa un altro paio di giri poi mi dice andiamo, io le chiedo che succede e lei mi risponde che la bambina continua a dirle che non può stare sullo scivolo, io le dico che non è vero, se vuole, solo se vuole, può continuare a giocare sullo scivolo se no andiamo a un altro gioco. Bianca fa un altro giro sullo scivolo poi mi dice: “Zia andiamo sul cavallo”, e cavallo sia.

Mentre era sul cavallo a dondolo Bianca pensava ad alta voce: “Quella bambina è cattiva”, la bambina è passa di corsa diretta allo scivolo più piccolo, Bianca continuva a rimuginare tra sé e sé ad alta voce, l’argomento era quella bambina ma non sono riuscita a capire esattamente cosa stesse dicendo; quando la bambina è ripassata di corsa Bianca l’ha chiamata, le ha urlato ciao e l’ha salutata con la mano, la bambina non le ha risposto, Bianca tra sé e sé, un po’ sconsolata: “Non mi ha salutato”.

I contatti con la nostra Ape Regina si sono conclusi qui, dopo poco ce ne siamo andati e la bambina avrà continuato a rovinare il pomeriggio di altri bambini.

Elogio della ziitudine

Non sono madre per scelta, una scelta di cui non mi sono mai pentita. Non credo affatto che ogni donna sia adatta alla maternità, non credo che quelle che hanno deciso di essere madri, o lo sono diventate per caso, abbiano una marcia in più di quelle che madri non sono. Sono profondamente convinta che la scelta di mettere al mondo un figlio sia la decisione più importante che si prenda nella vita, parlo di scelta anche quando il figlio arriva inaspettato. Rimango basita di fronte alle donne, tante, che accecate dalla corsa al figlio a tutti i costi decidono per sé e per il compagno, tanto poi a cose fatte anche l’uomo all’inizio restio all’idea di avere un figlio si farà travolgere dal ruolo paterno, se questo non avviene questo genere di donna, assolutamente non portata all’autocritica, dà tutta colpa all’uomo di turno, immaturo ed eterno bambino. Detesto gli uomini che decidono di essere padri facendo pressione sulle loro compagne, donne che di maternità non vogliono sentir parlare, facendole vivere la loro scelta di non maternità come se fosse qualcosa di abominevole e sbagliato, o spingendole a maternità non realmente desiderate. Sto entrando in discorsi molto seri e delicati e oggi non mi va.

Non sono adatta a essere madre e non me ne pento né vergogno ma sono adatta a essere zia, o meglio sono adatta a essere la zia di Bianca e con Vittoria ci stiamo lentamente conoscendo. Bianca mi piace e mi è simpatica, mi è sempre piaciuta, è sempre stata una bambina sorridente e serena, anche Vittoria lo è, col tempo ci conosceremo meglio, stando attenta a non togliere niente a Bianca che un po’ gelosa lo è.

È un tabù ammettere che non ci piacciono tutti i bambini, che non troviamo amabili tutte queste piccole creature, ma è così per tutti, io lo ammetto chiaramente. È un tabù ammettere che all’interno del nostro nucleo familiare ci sono bambini che ci piacciono di più e bambini che ci piacciono di meno, ma è così. Come zia sono fortunata, Bianca mi piace, Vittoria anche; non dico che non avrei amato le mie nipoti se non mi fossero piaciute, le avrei amate comunque, ma in modo differente, meno entusiasta. Dico chiaramente che il legame con Bianca è così forte perché ci piacciamo e capiamo, quello con Vittoria è sulla buona strada per diventarlo. Se fossero state bambine sgradevoli, inutilmente capricciose e prepotenti, con poca fantasia i rapporti sarebbero stati affettuosi ma più distanti. Ok per Vittoria è un po’ presto per dirsi ma i presupposti  per piacerci molto ci sono tutti.

Mentre quella bambina al parco giochi rompeva le scatole a Bianca e agli altri bambini e mi trasformavo da una tranquilla zia in Chioccia-Terminetor sono stata assalita da mille dubbi: era il caso di intervenire? Bianca doveva imparare a sbrigarsela da sola; dovevo superare il mio terrore che una bambina solare e aperta al mondo si trasformi in una bambina chiusa e spaventata per colpa della prepotente di turno e rimanere in disparte a guardare? Non ho trovato risposte certe ai miei dubbi, in quel momento ho ritenuto giusto intervenire perché si trattava di una bambina più grande che andava a rompere i coglioni ai bambini più piccoli, dai gruppi di bambini ben formati e della sua età stava alla larga. Se qualcuno sta pensando che forse quella bambina si comportava così perché ha dei problemi rispondo in maniera molto poco caritatevole: “Non mi interessa”. O meglio mi può interessare ma in un contesto differente. Non ho mai detto alla bambina di smettere di rompere i coglioni, neanche in forma velata e gentile, ho detto a mia nipote di continuare a giocare e divertirsi ignorando la bambina. È vero, quando Bianca stava scendendo dall’altalena e lei le ha detto che doveva andarsene perché stava lì da troppo tempo sono stata sul punto di mandarla a fare in culo, non l’ho fatto, mi sono limitata a dirle che andavamo via perché Bianca era stanca di stare sull’altalena e non perché era lei a ordinarcelo. Sono perfettamente cosciente che la cosa giusta da fare era ignorarla del tutto, lo terrò a mente per il futuro.

In questi anni osservando Bianca e giocando con lei ho imparato, o reimparato, tante cose. Bianca in alcune cose mi ricorda me piccola, in altre è diversissima da me. Sono fortunata, i nuovi arrivi in famiglia hanno un’aria serena e solare e averci a che fare è piacere allo stato puro. Anche Asia, la figlia di mio cugino, è della stessa pasta, tranquilla e sorridente, osservo questi nuovi arrivi con leggerezza e affetto, mi piace quello che vedo e sento.

Essermi trovata faccia a faccia con Chioccia-Terminator è stato interessante, ho sempre saputo che c’era, vederla in azione mi ha dato molto da pensare, so che farà spesso capolino e dovrò tenerla a bada.

Ascoltare Bianca mentre mi spiega cosa è reale e cosa non lo è mi ha portato a pensare che la quattrenne ha un’idea del mondo molto più chiara di molti adulti. Grazie a lei ieri ho celebrato il mio primo battesimo: nel ruolo di Pulcinella alla mano sinistra e Colombina alla mano destra sono diventata il prete, o meglio Pulcinella e Colombina erano il prete, che officiava il battesimo del piccolo Eduardo. Il battesimo vero di Eduardo, cuginetto di Bianca da parte di madre, c’è stato il giorno prima e due settimane fa c’è stato il battesimo di Vittoria, Il gioco del battesimo è una new entry nei nostri giochi. Ammetto che fare il prete con due burattini sulle mani — burattini per niente somigliati a Pulcinella e Colombina dato che uno è un pompiere e l’altra è una donna chirurgo, molto simili ai pupazzi del Muppet Show che Bianca adora — è stata un’esperienza nuova e surreale.

A Bianca in realtà non importa se Pulcinella e Colombina hanno l’aspetto canonico che ha visto nei teatri di burattini, se sono due calzini, due mani spoglie che si muovono o sono due pupazzi del tutto differenti da Pulcinella e Colombina, a Bianca interessano le vocine che faccio quando li interpreto, il modo in cui muovo le mani e la storia che racconto, di cui lei spesso cura soggetto, sceneggiatura e regia, come ho già detto.

Ripeto Bianca è una bambina normale, termine che odio e qui uso nell’accezione di non straordinario, e sono normali anche Vittoria e Asia; tutte loro hanno la fortuna di crescere in famiglie in cui viene riconosciuto il valore del gioco e della fantasia, questa forse è la chiave della loro serenità, a parte un carattere solare di base.

Chiudere questo post è dura, mi vengono in mente i momenti esilaranti che mi ha regalato Bianca in questi quattro anni, mi vengono in mente i sorrisoni di Vittoria e Asia, le facce assurde che fanno in alcuni momenti, mi rendo conto dell’impegno che ci vuole per costruire un’impalcatura solida per una giovane vita sono e contenta delle mie scelte. Osservare queste tre bambine rende più forte la mia convinzione che essere genitore è una cosa davvero seria, non adatta a tutti, non adatta a me. Lo dico con grande serenità, è un dato di fatto. La ziitudine è la mia dimensione, la zia strampalata con cui giocare e a cui dare qualche insegnamento di vita.

Un avviso ad alcuni bambini, quelli odiosi, prepotenti, antipatici: codeste bambine hanno genitori per bene, gente seria e civile, ma hanno una zia piuttosto strampalata che in un battibaleno si trasforma in Chioccia-Terminetor, pensateci bene prima di infastidirle. Poi non dite che non vi avevo avvisato.

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