La paura fa 90!

Lunedì verso le 14,00 ho aperto il rubinetto dell’acqua calda in bagno e ho aspettato, ho aspettato che l’acqua fredda che stava scorrendo diventasse calda, a volte ci vuole un po’ di tempo, ho aspettato, ho aspettano, niente, solo acqua fredda.
Sono andata a controllare la caldaia e: panico!

La manopola della caldaia era serenamente sull’on ma display e spie varie erano spente; nessuna spia di errore, niente, tutto taceva. Sono corsa a prendere il libretto delle istruzioni e nel leggerlo il panico aumentava: non era prevista quest’ipotesi. Ho provato a spegnere e riaccendere ma niente. Il libretto di istruzioni mi diceva: “Hey tu, se per tre volte non riesci ad accendere la caldaia chiama il tecnico e non fare guai”, io, per non saper né leggere né scrivere, ho provato solo una volta. Ho un sacro terrore della caldaia, la frequento il meno possibile attenendomi scrupolosamente alle istruzioni dell’idraulico che l’ha montata, del tecnico che è venuto a controllare che tutto fosse a posto, e del libretto delle istruzioni. Dopo la mancata riaccensione ho deciso di non provare altre due volte.

Ho chiamato Sandro in ufficio per chiedergli se avesse avuto problemi la mattina facendosi la doccia ma niente anche su questo versante, la mattina presto era tutto a posto. Panico! Panico! Panico!

La soluzione più logica era chiamare l’assistenza, la caldaia è ancora in garanzia. La mia mente ha iniziato ad andare in tilt, odio avere a che fare con chiunque debba aggiustare qualcosa quando non capisco nulla del suo lavoro. La mia mente ha iniziato a vagare in luoghi bui, a chiedersi come cavolo mi fosse passato per la testa di tornare a Napoli, se fossi stata a Milano avrei chiesto a Sandro di prendersi qualche ora di permesso quando sarebbe venuto il tecnico della caldaia, ma ero da sola.

Il panico mi ha portato in scenari disastrosi al cui centro c’era la mia inettitudine e la mia incapacità di sbrigarmela da sola. Panico! Panico! Panico!
Rileggo le istruzioni, niente, solo quelle parole: “Se la caldaia non si accende chiama il tecnico; te l’ho già detto, idiota!”, a volte leggendo le istruzioni di qualcosa a me estraneo mi sembra di intravedere l’aria sardonica e spazientita di chi quelle istruzioni le ha scritte e mi sento un po’ idiota e un po’ offesa.

Ombre proiettate sul muro da can Piera terrorizzano Francesca Matilde Ferone. Illustrazione di Sandro Quintavalle

Aiutoooooooooo!!!

Prima di chiamare il tecnico dell’assistenza ho deciso di provare a chiamare l’idraulico che aveva montato la caldaia, non avevo il suo numero e ho chiamato Carmine, il ragazzo che ha fatto i lavori di ristrutturazione a casa, non rispondeva. Panico! Panico! Panico! Ho richiamato, niente. Panico! Panico! Panico! Panico! Stavo per chiamare l’assistenza della caldaia quando arriva una telefonata, era Carmine, non gli dico cosa era successo, nel frattempo gli avevo mandato un messaggio chiedendogli il numero dell’idraulico senza dirgli altro, mi dà il numero, posiamo.

Chiamo l’idraulico, lo stesso che aveva rifatto l’impianto idraulico e montato la caldaia durante i lavori di ristrutturazione, era già venuto a risolvermi un piccolo problema, a me sembrato enorme, quando mi ero trasferita da poco. Speravo che fosse una sciocchezza anche questa volta, forse avrebbe potuto aiutarmi, ma non vedevo come; avevo seguito le sue istruzioni, avevo letto il libretto di istruzioni, non c’erano soluzioni, questa volta la caldaia mi aveva abbandonata.

Lo chiamo, mi risponde subito, ha appena finito un lavoro a Corso Malta, non esattamente dietro l’angolo, gli spiego cos’è successo, mi dice che viene a vedere se può fare qualcosa, se no bisogna chiamare l’assistenza.
Mentre arriva la mia testa è sempre più nel panico, l’altra volta avevo fatto scendere la pressione della caldaia mettendo in funzione il riscaldamento per la prima volta, lui mi aveva spiegato come controllare sempre la pressione e sistemarla nel caso si stesse abbassando, ma l’altra volta il display era acceso, la lucetta di errore lampeggiava, premendo il pulsante delle informazioni sul display appariva il codice dell’errore in corso; quando l’idraulico era venuto aveva controllato i termosifoni, aperto un temosifone che era rimasto chiuso, fatto sfiatare i vari elementi e sistemato la pressione dell’acqua. Mi aveva mostrato tutto quello che aveva fatto, erano cose normali, le potevo fare da sola. Ma ora era diverso. Ora sarebbe arrivato l’idraulico, avrebbe decretato la morte della caldaia, si sarebbe fatto giustamente pagare, l’altra volta non aveva voluto niente ma aveva finito i lavori in casa da poco, avrei dovuto chiamare l’assistenza, pagare l’uscita al tecnico della caldaia, aspettare il referto: malata o deceduta? La caldaia è in garanzia, se deve morire o sentirsi male meglio ora che dopo, ma comunque: panico!

L’idraulico aveva detto: “Arrivo tra 20 minuti massimo mezz’ora” dopo 15 minuti è a casa. Gli spiego la situazione, gli dico che ci sono stati degli operai che hanno spicconato la copertura del balcone, non hanno preso precauzioni e ho trovato calcinacci all’interno del vano caldaia, che è aperto sopra come previsto dalle norme di sicurezza, ma sono passate tre settimane e la caldaia fino a poche ore prima funzionava alla perfezione.

L’idraulico si gira e mi dice: “Dov’è l’interruttore centrale”, io lo guardo basita, come l’interruttore? Se ci deve essere ci sarà ma non ho idea di dove sia. Lui va per logica, entra in cucina e si avvicina ad un punto luce con tre interruttori di quelli collegati a elettrodomestici, tre interruttori e due prese; uno dei tre interruttori è premuto, l’idraulico lo spinge dall’altro lato, io ho sempre più voglia di sparire; esce sul balcone a controllare la caldaia, la caldaia è accesa. Il mio tentativo di sparire non va a buon fine, sono sempre lì, continuo a ripetermi, e a ripetere all’idraulico, che questa volta ho fatto davvero la figura dell’imbecille, lui mi dice di aprire l’acqua calda, io la apro: esce, sì esce, esce, esce ‘sta cavolo di acqua calda.

Nel momento in cui l’idraulico si avvicinava ai tre interruttori in cucina e ho visto uno dei tre interruttori in una posizione differente dagli altri ho capito cosa era successo: come ogni lunedì avevo accompagnato Sandro in stazione verso le 5,30 e al ritorno mi ero rimessa un po’ a dormire, verso le 9,30 mi ero svegliata e mi ero preparata la colazione; la domenica avevo trovato in una panetteria ai Vergini del pancarrè che mi ispirava, lo fanno loro, e l’ho comprato. Dopo quasi due anni che vivo in questa casa ho utilizzato il tostapane per la prima volta, ho inserito la spina in una presa che non uso mai, il tostapane non partiva, vedendo i tre interruttori a fianco alla presa ho pensato che uno la accendesse, l’ho premuto, il tostapane continuava non funzionare, per il semplice fatto che non avevo inserito bene la spina, quando me ne sono accorta ho inserito meglio la spina, il tostapane si è acceso e mi sono completamente dimenticata di riportare l’interruttore nella posizione iniziale, e non mi sono chiesta a cosa corrispondesse.

Durante la mattinata ho fatto varie cose, quando ho cercato di aprire l’acqua calda e mi sono accorta che la caldaia non funzionava non ho proprio collegato la caldaia a quell’interruttore, inoltre non avevo notato che era ancora spento. L’esistenza di un interruttore che accende e spegna la caldaia è stata una scoperta, è probabile, direi sicuro, che quando sono finiti i lavori e siamo entrati in casa l’idraulico, o l’elettricista, me l’abbiano detto e indicato, ma tra il dirmi una cosa e il fatto che me la ricordi ce ne passa.

L’idraulico mentre continuavo a scusarmi per il disturbo e a ripetere che avevo fatto la figura dell’imbecille non ha detto niente, si è limitato a chiedermi se avessi una penna o un pennarello con cui scrivere sull’interruttore che era quello della caldaia. Gli ho dato un pennarello indelebile e lui a lettere belle grandi ha scritto CAL sull’interruttore. Spero di ricordarmi che quel CAL sta per caldaia e non pensare cose assurde tipo: “È l’interruttore magico delle calorie, lo premo e posso mangiare quello che voglio senza ingrassare”.
Ho offerto un caffè all’idraulico che ha rifiutato, lo capisco, chi vorrebbe un caffè fatto da una rincoglionita che l’ha chiamato d’urgenza perché la caldaia non funzionava nella speranza che potesse fare qualcosa prima di chiamare l’assistenza tecnica. Lui qualcosa l’ha fatta, ha acceso un’interruttore.

Vi starete chiedendo quanto mi è costato ‘sto scherzetto; l’idraulico è venuto, pure di corsa. Bene lo scherzetto mi è costato: niente!
Quando gli ho chiesto quanto gli dovessi l’idraulico mi ha risposto: “Niente, più il tempo che ci ho messo ad arrivare che quello che sono stato qua”.

Mi sono scusata di nuovo, ho salutato e quando l’idraulico è andato via ho richiamato Carmine e mi sono scusata anche con lui per il disturbo e gli ho chiesto di scusarmi di nuovo con l’idraulico. Mi ha risposto: “Non preoccuparti, capita”. Ho posato il telefono e mi sono iniziata a chiedere cosa avrei fatto se Carmine non mi avesse risposto e non mi avesse dato il numero dell’idraulico, se l’idraulico non fosse venuto e non fosse stato così gentile. Mi sono immaginata il tecnico che accendeva un interruttore, mi chiedeva i soldi per l’uscita e se ne andava ridendo tra sé e sé.

È un episodio piccolo, visto dopo può anche essere divertente, ma è importante. È importante perché mi ha mostrato con chiarezza cosa succede quando mi trovo ad affrontare un imprevisto e invece di attivare nuovi meccanismi mentali che mi stanno permettendo di superare piccole e grandi difficoltà con calma, cercando la soluzione più giusta, torno a meccanismi basati sulla paura e sulla sensazione di non essere capace di affrontare la situazione che sto vivendo. Le persone che ho coinvolto non mi hanno fatto pesare l’accaduto, io non ricordavo minimamente l’esistenza di quell’interruttore e nemmeno Sandro, ma il punto rimane uno: i miei pensieri in quelle due ore.

In quelle due ore tutte le mie paure sono venute a galla prepotentemente, i miei ragionamenti e le mie azioni erano pieni delle mie paure e dei meccanismi che per anni hanno dominato la mia mente quando avevo paura. Le mie scelte e quelle di Sandro mi sono sembrate follia, inadeguate a me. La mia capacità di risolvere una situazione, grande o piccola, da sola mi è sembrata inesistente.

Con la calma di dopo, datami anche dalle gentilezza di Carmine e dell’idraulico, mi sono resa conto di quanto sia importante riuscire a vedere le cose nella giusta prospettiva, se faccio prendere il sopravvento della mia mente alla paura e ai suoi vecchi meccanismi mi impantano, rimango ferma o torno indietro. Qualche post fa ho parlato di resilenza psicologica citando il libro di Pietro Trabucchi che avevo appena finito di leggere “Resisto dunque sono”, mai come lunedì le sue parole mi sono sembrate preziose, da portare con me in ogni momento, da ricordare e utilizzare all’occorrenza. Qui riporto un brano del libro particolarmente attinente al mio modo di vivere quelle due ore di lunedì scorso:

Le persone non sono vittime passive degli eventi stressanti. Reagiamo alle difficoltà (e ci stressiamo) in base a come le «leggiamo» e a come «leggiamo» le nostre capacità di farvi fronte. Questa «lettura» si chiama valutazione cognitiva. Quella che ci fa vedere lo stesso bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto.

2.1. L’eredità di Epitteto
«La gente non è disturbata dalle cose in sé, ma dall’opinione che ha di esse»
Epitteto

Come reagiamo alle difficoltà? Quanto stress ci provoca un ostacolo, un imprevisto, un problema? Anche se è comodo credere il contrario, la sensibilità allo stress è in gran parte prodotta da noi stessi: essa dipende da come interpretiamo gli eventi. E da quanto ci pensiamo «forti»: cioè in grado di fare fronte a quel determinato problema.
Per farla breve, la sensibilità allo stress dipende strettamente da quella che gli psicologi chiamano «valutazione cognitiva». Con il termine «interpretazione o valutazione cognitiva» si sottolinea il fatto che ognuno di noi filtra e seleziona gli stimoli che riceve dall’esterno, accettando e «inserendo nel proprio computer cerebrale» soltanto quelli che ritiene utili o importanti. La realtà oggettiva esiste eccome, ma noi non viviamo nel suo mondo: la nostra esistenza si svolge in un mondo che è una «costruzione», un’interpretazione effettuata a partire dal reale.

Una interpretazione che però ha conseguenze molto concrete sulla realtà, a partire dal nostro funzionamento fisiologico. Qualcuno ribatte che è tutta questione di biochimica: la chimica cerebrale condiziona lo stato dell’umore, la capacità di concentrarsi e di prestare attenzione, la regolazione motoria, la presa di decisioni e, in ultima analisi, i comportamenti. Tutto questo è vero, ma non dobbiamo dimenticare che gli aspetti cognitivi possono modificare a loro volta la biochimica stessa. A partire dagli studi di Edwin Blalock è ormai assodato definitivamente il fatto che emozioni e pensieri modificano il funzionamento corporeo per mezzo dei cosiddetti «neurotrasmettitori ubiquitari». […]

Lunedì mentre mi agitavo per un problema improvviso che mi sembrava enorme nella mia mente è calata una specie di nebbia e il mio fisico era preda di reazioni fin troppo conosciute: avevo dolori ovunque, soprattutto al collo, alle spalle e alla schiena, la mandibola mi tirava, stava arrivando il mal di testa. I pensieri che mi affollavano la mente erano catastrofisti: sul futuro e sul presente, il senso di inadeguatezza sempre più forte. È stata una reazione esagerata, tutto si è risolto bene in poco tempo, ma è stata anche un’opportunità di confrontarmi con me stessa. Vedere con chiarezza le mie reazioni dopo essermi calmata mi ha posto di fronte a mie debolezze e fragilità, ma mi ha anche regalato la possibilità di osservarmi con calma, possibilità che non avrei avuto in una situazione serena o se mi fossi trovata di fronte a qualcosa di più serio, di realmente difficoltoso da affrontare, se le persone a cui mi sono rivolta non mi avessero fatta sentire a mio agio minimizzando l’accaduto riportando tutto nella giusta prospettiva.

Ripensando all’accaduto con calma mi è apparso chiaro perché un episodio così piccolo mi ha mandato in tilt, anche se la caldaia si fosse rotta sul serio non era la fine del mondo. Maggio è stato un mese complesso in un periodo complesso, non difficile, i momenti difficili sono stati ben altri. Ci sono tante cose da sistemare, e ognuna di queste cose richiede calma, lucidità, pazienza, non: panico! panico! panico! e paura! paura! paura! Lunedì la mia mente mi ha dato un avvertimento e il mio corpo l’ha seguita, mi ha detto: “Cara la mia donnina, è vero, ci sono tante cose da risolvere, ma se non le affronti con calma, una alla volta, senza voltare lo sguardo per far finta di non vedere, io ho il potere di buttarti indietro e di far tornare Pallanera e con lei il buio, il freddo, l’angoscia. Vedi tu!”

Oggi raccontavo alla proprietaria di un cane con cui gioca can Piera questo episodio, quando le ho detto che l’idraulico mi non mi ha fatto pagare l’uscita mi ha risposto: “Lo sai che ti ha trattata come un handicappata, vero?”, e ha aggiunto: “A te non ha detto niente ma nella sua testa avrà bestemmiato tutti i santi ed avrà pensato questa è scema”.
Sono sicura che l’idraulico mi avrà bestemmiato dietro e avrà pensato questa è scema, io l’avrei fatto, ma mi piace pensare che sia stato gentile, come l’ho è stato sempre.

Le parole della tipa non mi hanno toccata più di tanto, stamattina grazie al mio racconto ha scoperto che le caldaie hanno un interruttore esterno, e doveva correre dall’ottico dove era già passata ma al momento di pagare si era accorta di non avere con sé il bancomat.  Ognuno ha i suoi momenti di distrazione e non conosce il funzionamento di qualcosa che ha in casa.

L’idraulico tempo fa mi aveva elencato una serie di cose per cui abitualmente lo chiamano quando in realtà non c’è niente di guasto o i guasti li ha provocati chi lo sta chiamando non ascoltandolo quando spiega le cose. Temo che le chiamate come la mia siano più frequenti di quanto si pensi. Inoltre, a parte la gentilezza, se io lo chiamo per una sciocchezza, lui viene, risolve e non si fa pagare, proprio perché è una sciocchezza, rafforza la mia fiducia in lui e fa in modo che lo chiami in caso di guasto reale. Signori si chiama marketing, e i piccoli artigiani che fanno determinati lavori da sempre lo sanno.

Torniamo al bisogno di dire: “Lo sai che ti ha trattata come un handicappata, vero?” anche questo è stato importante. Ci sono persone che sentono il bisogno di far sentire chi hanno di fronte, soprattutto se sta mostrando una fragilità, un imbecille; lo fanno con gentilezza e un sorriso, ma lo fanno, con il preciso scopo di creare disagio. Di fronte a persone così per anni mi sono sentita piccola piccola: mi avevano scoperta, ero un’inetta, stupida, illusa. Ora, quando sono calma e riesco a vedermi con serenità è affetto, queste persone, e le loro parole, le lascio scivolare lontano da me.

Se le stesse parole mi fossero state dette lunedì prima che riuscissi a rasserenarmi e vedere l’accaduto con lucidità mi sarebbero penetrate dentro e la paura, l’ansia, la confusione sarebbero aumentate. È andata diversamente, ma è una cosa da tenere sempre in conto, il bisogno che hanno molte, moltissime, persone di far sentire a disagio gli altri. Le loro parole hanno il preciso scopo di creare disagio e malessere, raggiungono il loro scopo solo se noi, le nostre paure, le nostre insicurezze, il nostro modo di vederci, glielo permettono, in caso contrario quelle parole, con un nostro sorriso gentile e affettuoso, ritornano al mittente.

Come ha detto Carmine: “Sono cose che capitano”, per quanto io possa essere egocentrica, e molti amino mostrare agli altri una versione di sé calma, equilibrata, perfetta, sono cose che capitano spesso a tantissime persone. Riuscire a non sentimi troppo stupida e ribaltare la situazione come un’opportunità di crescita mi ha rasserenata. So che le mie paure sono in agguato e se non le affronto nella giusta maniera possono riprendere il sopravvento, e so che ci sono interruttori che vanno premuti con cautela, fuori e dentro di me.

Che il mondo lo sappia: le caldaie hanno un interruttore di accensione e spegnimento a distanza, io ora lo so!

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