Usa la Forza, Francesca!

Questo post ha avuto una lunga gestazione, è stato preceduto da mappe mentali, appunti illustrati, scalette, schizzi. Era il post che stavo scrivendo la settimana scorsa, poi un pomeriggio bello su cui riflettere si è trasformato in un post da scrivere di getto.

Ed eccomi tornare su questo post, un post complesso scritto utilizzando molte parole di altri per rendere chiari e lineari pensieri miei difficili da srotolare e osservare con calma senza l’aiuto di parole altrui.

Ci sono parole che col tempo acquistano significati differenti dagli originali, diventano di moda, non amo queste parole, ho l’impressione che il loro uso voglia dirigere il pensiero delle persone in un unico punto in una determinata società e in un determinato periodo storico. Oggi userò una di queste parole per un semplice motivo, in essa sono racchiuse idee, emozioni e percezioni che voglio fare miei.

Circa 15 anni fa in una cucina di Dublino ho iniziato a scrivere: pensieri, ricordi, emozioni.

Scrivendo ho iniziato ad avere delle intuizioni su di me, sono passata dal “Oddio sono così sfortunata e incapace” al “Ma vuoi vedere che uso sempre gli stessi schemi mentali, emotivi, di pensiero e inevitabilmente finisco sempre nello stesso punto?”.

Avevo ragione. Se non faccio attenzione, ai miei pensieri, alle mie emozioni, ai miei meccanismi mentali ed emotivi, finisco con l’usare schemi precisi e familiari, distruttivi, che mi portano al punto di partenza.

Scrivere per me è stato, ed è, vitale. La scrittura mia aiuta a vedere me stessa e il mondo che mi circonda con maggiore lucidità. Quando ho iniziato a scrivere ero convinta che prima o poi tutto sarebbe diventato naturale, i mostri una volta conosciuti e stanati sarebbero stati vinti per sempre, non è così. Molte cose sono migliorate, molti meccanismi malati e distruttivi sono stati interrotti e sostituiti con altri costruttivi e sani, ma a distanza di anni so che il lavoro di manutenzione deve essere attento, certosino, costante. Ho dovuto accettare la possibilità di incrociare nuovi mostri e di veder tornare alla luce alcuni di quelli che ero certa di aver vinto per sempre.

Ho fatto moltissimi passi avanti ma mi tengo sotto osservazione costante; quando meno me l’aspettavo mi sono ritrovata alla partenza, può succedere di nuovo. Ricominciare daccapo è faticoso.

Una frase colta al volo pochi  mesi fa è stata illuminate: “No, non la facciamo la cucina, se no si fa venire una crisi isterica” sguardo complice, risatina. La frase era stata pronunciata in un tono basso, ma abbastanza alto, con la precisa volontà che io sentissi, la speranza che io dicessi qualcosa, la certezza di sentirmi rispondere: “Hai capito male”. Da quella frase è nato questo blog.

Quella frase è stata un regalo, non mi ha ferita, me l’aspettavo da chi l’ha pronunciata e da chi l’ha raccolta con complicità. Avere la certezza di trovarmi intorno persone per le quali un mio disagio e le mie urla rappresentano un motivo di soddisfazione ha alzato dei veli, delle sensazioni sgradevoli sono diventate realtà, è stato, per assurdo, rassicurante. Avevo un punto di partenza preciso e reale da cui ricominciare; sono ripartita.

Ho urlato molto in vita mia non riuscendo ad esprimere i miei pensieri o trovandomi di fronte a muri di non ascolto. Ho faticato molto per correggere questo tratto del mio carattere e in alcuni momenti mi sono vista catapultata alla partenza. Le mie urla hanno regalato ragione a chi ragione non ne aveva, hanno fatto perdere forza ad argomentazioni esatte, sono state usate come scusa di scorrettezze o di pseudopaure nei miei confronti, di comodo, da usare al momento giusto.

Le mie urla a volte si sono trasformate in salti nel buio e nel vuoto preceduti da rincorse forsennate per scappare da situazioni che mi facevano sentire schiacciata, persone pronte ad impormi la loro volontà in nome del mio bene. Alcune in buona fede altre per egoismo.

La mia vita per anni è stata così, pensieri che non riuscivano a uscire con calma, muri contro cui sbattere, urla.

Con la scrittura mi osservo, srotolo pensieri, li osservo, li organizzo, mi concedo un lusso immenso: il mio tempo.

Ci sono parole che improvvisamente diventano di moda e cambiano il loro significato, o meglio diventano di uso comune in campi precedentemente solo sfiorati, assertività è una di queste. Per illustrare il concetto di assertività ho fatto un collage di post altrui.

Francesca Matilde Ferone e la sua spada laser mentre prova a usare la forza. Illustrazione di Sandro Quintavalle

Francesca usa la forza

Assertività

La parola Assertività significa sostenere la propria opinione come vera. Indica la capacità di esprimere le proprie idee e sensazioni in modo trasparente ed efficace.
L’assertività è anche un atteggiamento mentale ed emotivo positivo nei confronti di se stessi e della vita. La persona capace di esprimere ciò che pensa, infatti, sa farsi valere e farsi rispettare, espone le sue opinioni anche se sono completamente diverse da quelle degli altri.
Non fa o dice le cose per seguire o accontentare chi ha di fronte, ma è capace di dire: «Grazie ma non mi va», «Non vengo, oggi proprio non posso», o ancora «Posso capire il tuo punto di vista, ma io la penso in un altro modo», senza timore, ripensamenti o sensi di colpa.
Sa quello che vuole, riconosce ciò che la fa stare bene e ciò che la fa stare male, ha idee chiare su quali sono i suoi diritti e non permette che vengano calpestati.
Questo atteggiamento non è da confondere con l’egoismo. 

L’assertivo può essere sinceramente interessato alle opinioni degli altri e le rispetta, ma non per questo gli dà un valore maggiore rispetto alle proprie […]

Se avete voglia di leggere tutto il post qui il link

Da grande voglio essere una persona assertiva, voglio ascoltare gli altri e voglio esprimere con calma è chiarezza le mie opinioni e i miei pensieri. Non voglio prevaricare e non voglio essere prevaricata. Voglio rimanere calma di fronte ai muri di non ascolto, sorridere e tornare alla mia vita. Voglio lasciare scivolare lontano da me genti e gente, voglio avere vicino in maniera sana, indipendente, rispettosa di me stessa e degli altri solo chi vorrà esserci, ma con me e non con l’idea di me più rassicurante per la sua vita.

Voglio costruirni un presente e un futuro all’insegna delll’assertività.  Sembra facile?

In tanti anni di scrittura ho osservato la mia vita: capocciate prese, rialzate doloranti, ma più consapevoli, urla espresse, urla subite; cose belle costruite, con mia somma sorpresa. Sorpresa stupida: ogni cosa bella che ho costruito è frutto della mia decisione di impegnarmi, di sovvertire i miei processi mentali e il mio sguardo su di me. Cambiare il modo di vedere me stessa e il mondo ha portato cambiamenti nel mio modo di agire. Grandi risultati, grande impegno e fatica.

Una comunicazione assertiva permettere di trasmettere agli altri un messaggio importante per noi, può facilitare e rasserenare i rapporti interpersonali

Mentre parlo di assertività mi pongo un dubbio atroce: “Se il mio l’interlocutore è un muro di non ascolto che faccio?”, automaticamente mi rispondo: “Non vado da nessuna parte”. E qui mi sbaglio: se l’interlocutore e un muro ma io ho chiare le mie ragioni, riesco a sentire i miei sentimenti e le mie emozioni, nella mia testa e dentro di me sono riuscita a srotolare pensieri con calma, organizzarli, ordinarli, trovare connessioni, se sono riuscita ad esprimere quello che penso e sento con chiarezza, calma e lucidità, senza ira e urla, allora è andato tutto bene. Il non ascolto da parte del mio interlocutore diventa un fatto secondario. In alcuni casi rimarranno problemi da risolvere, bisognerà percorrere strade differenti per trovare soluzioni, ma riuscire a rimanere calma è lucida, con ben chiari i miei pensieri, i miei, desideri, le mie emozioni, è fondamentale a prescindere da chi mi è di fronte.
E ora giochiamo: scrivo la caratteristiche delle persone assertive, delle persone aggressive, di quelle passive e delle passivo-aggressive, voi le leggete e poi proseguiamo col gioco.

Comportamento Assertivo

“Si parla di Comportamento Assertivo quando c’è equilibrio tra l’espressione dei propri bisogni e lo spazio per quelli altrui. Siamo assertivi se:

non giudichiamo gli altri;
accettiamo il loro punto di vista;
cerchiamo la loro collaborazione;
siamo pronti a cambiare la nostra opinione;
non pretendiamo che gli altri si comportino come fa piacere a noi;
li ascoltiamo, pur prendendo le nostre decisioni in modo autonomo;
non permettiamo che gli altri ci manipolino o che siano aggressivi con noi;
non li facciamo sentire inferiori o in colpa;
siamo in grado di comunicare le nostre emozioni o stati d’animo;
ci valutiamo in modo adeguato, cioè non ci sopravvalutiamo ma nemmeno ci sottovalutiamo”

Comportamento Passivo

“Si parla di Comportamento Passivo quando ai propri bisogni si antepongono quelli degli altri. Concretamente, siamo passivi se:

tendiamo a subire gli altri;
pensiamo che siano migliori di noi;
siamo dipendenti dal loro giudizio;
abbiamo bisogno della loro approvazione;
abbiamo sempre paura di sbagliare;
non riusciamo a rifiutare le richieste;
non riusciamo a fare o accettare complimenti;
abbiamo difficoltà a comunicare i nostri sentimenti;
ci sentiamo a disagio con persone che non conosciamo;
facciamo fatica a prendere delle decisioni.

Queste sono solamente alcune delle difficoltà che la persona passiva può avere nel rapportarsi con gli altri. 
Per essere passivi non è necessario possedere sempre tutte queste caratteristiche; nella maggior parte dei casi se ne possiedono 3 o 4, e magari non in tutte le situazioni o non con tutte le persone.
Può accadere che la persona passiva, dopo aver accumulato un’eccessiva frustrazione, “scoppi” con comportamenti aggressivi, che di conseguenza innescano sensi di colpa che la fanno ritornare al suo abituale atteggiamento passivo.
 L’incapacità a prendere da soli le proprie decisioni e la dipendenza dal giudizio altrui fanno sì che le persone passive tendano ad “appoggiarsi” su persone aggressive/manipolatorie”

Comportamento Aggressivo

” Si parla di Comportamento Aggressivo quando si antepongono i propri bisogni a quelli degli altri.

Concretamente, siamo aggressivi se:
ci sentiamo migliori delle altre persone;
tendiamo giudicare e/o criticare gli altri;
li facciamo sentire in colpa oppure inferiori;
non sappiamo chiedere “scusa” quando sbagliamo;
desideriamo che gli altri si comportino come vogliamo noi;
prendiamo decisioni per gli altri senza ascoltare il loro parere;
non riusciamo a modificare le nostre opinioni su qualcuno/qualcosa;
non accettiamo l’idea che possiamo commettere degli errori;
non ascoltiamo le altre persone quando parlano e/o le interrompiamo spesso.

Anche in questo caso non è necessario possedere tutte queste caratteristiche per potersi definire aggressivi, così come probabilmente non si ha una atteggiamento aggressivo sempre e con chiunque, ma solo in determinate situazioni. Sostanzialmente la persona aggressiva tenderà a circondarsi di persone passive, che le confermano la sua “superiorità”.
Attenzione: essere aggressivi non vuol dire esclusivamente esercitare violenza fisica sugli altri, ma sono aggressivi tutti gli atteggiamenti e i comportamenti caratterizzati dalla violazione dei diritti dell’altro e la noncuranza per i sentimenti e le emozioni altrui.
 La persona aggressiva spesso riesce a ottenere ciò che vuole e quindi, per quanto la riguarda, non percepisce un disagio a livello relazionale. 
In realtà a lungo termine il suo comportamento potrebbe portarla ad essere emarginata dagli altri che non tollereranno più il suo comportamento”

Ho rubato queste definizioni alla dottoressa Tania Brandolini, qui il post completo.

Uso le parole del libro di Sue Hadfield e Gill Hasson Come essere assertivi in ogni situazione per descrivere il comportamento e la comunicazione passivo-aggressiva.

Comportamento e comunicazione passivo-aggressiva

“Il comportameto e la comunicazione di tipo passivo-aggressivo consistono nell’espressione indiretta e disonesta dei propri sentimenti, delle proprie opinioni, delle proprie necessità. Questo modello di comportamento si basa sull’evitare: evitare di dire quello che realmente si vuole e non si vuole.

Se siete passivi-aggressivi, manipolate le altre persone in modo da ottenere ciò che volete. Assumete il controllo di individui e situazioni senza dare l’idea di farlo. Solitamente, invece di dire ciò che non volete, mettete in atto una resistenza passiva per non soddisfare le esigenze e le aspettative degli altri.

Tendete a procrastinare, a trovare scuse per i ritardi, a “dimenticare” quello che vi era stato chiesto di fare. Potete perfino arrivare a creare appositamente un clima di confusione, affinché qualcun altro si offra di intervenire.

Spesso reprimete la rabbia e la frustrazione, impiegando piuttosto un sistema espressivo non verbale: ad esempio punite gli altri lanciando occhiatacce quando siete insoddisfatti di loro. Ciò, tuttavia, non permette alle altre persone di conoscere i vostri reali sentimenti.

Anche il sarcasmo e analoghe sottigliezze verbali sono metodi abituali per evitare il confronto e le proprie responsabilità. Spesso siete volutamente ostruzionisti e non collaborativi, evitate la responsabilità di fare la vostra parte e manipolate gli altri affinchè prendano decisioni e agiscano al posto vostro.

Chi è passivo aggressivo trova facilmente pretesti per incolpare gli altri, così da non assumerso la responsabilità dei sentimenti e delle emozioni che, in realtà, ha prodotto lui stesso con le proprie azioni. Voi perdete, io perdo: tutti i personaggi coinvolti soffrono.

Il passivo-aggressivo è bravissimo a trovare dei modi per attirare l’attenzione”

Avete letto fin qui e siete ancora vivi? Bene!

Seconda parte del gioco: rispondete alla seguente domanda: “Sei assertivo? passivo? aggressivo? o passivo-aggressivo?”. Tranquilli non dovete rispondere a me ma a voi stessi, con onestà. Lo so non è un gioco facile se lo si vuole fare senza barare. È stato disonesto proporvelo all’improvviso.

Io sono la padrona di casa, a me l’onere e l’onore della prima risposta: soprattutto in passato sono stata un continuo oscillare tra passivo e aggressivo, spesso contemporaneamente, non so se la psicologia contempli quest’ipotesi, nel caso non lo facesse, dietro pagamento, mi offro volontaria come caso di studio.

Un eterno oscillare pieno di urla, tante urla. Ci sono stati periodi in cui volevo che il mondo la pensasse come me, periodi in cui agivo seguendo desideri altrui così il mondo avrebbe scoperto quanto ero brava, bella, buona, gentile.

Un pendolo impazzito.

Il comportamento passivo-aggressivo mi manca, o forse no, l’ho avuto per ingaggiare una lotta sotterranea con dei passivi aggressivi. Sì, ho sprecato tempo della mia vita in comportamenti inutili.

Mi guardo intorno e non vedo nessuno realmente e totalmente assertivo, vedo molta confusione, molta rabbia, molta passività, e tanti, troppi, passivi-aggressivi. Poi vedo alcune persone, poche, in viaggio verso l’assertività.

Sto elaborando una teoria puramente personale, da non esperta: l’assertività è un ideale su cui lavorare giorno dopo giorno. Alcune persone lavorano costantemente per raggiungere questo ideale, alcune volte ci riescono, altre volte no, ma ci provano. Il percorso verso l’assertività è lungo e tortuoso per i più.

Non essere passivi, non essere aggressivi, non essere passivi-aggressivi, imparare a volersi bene in modo sano, ascoltarsi, avere la capacità di esprimere i propri pensieri, le proprie emozioni, i propri desideri con chiarezza e calma, senza cercare di sopraffare gli altri, in maniera diretta o subdola, richiede impegno quotidiano. Il primo passo verso l’assertività è l’osservazione e l’ascolto di sé, il passaggio successivo è imparare ad ascoltare gli altri, a vederli persone diverse da noi, rispettarli. Non è facile, non è impossibile.

Negli ultimi anni grazie all’osservazione di me imparata con la scrittura e lo yoga, grazie all’arte della pazienza e della lentezza imparate lavorando il metallo e modellando la cera, molte volte ho superato il: “Non ne sono capace” implicito nella mia testa superando quella che quelli bravi chiamano La profezia che si autoavvera. Nel mio caso la profezia del Non sono capace. Tale profezia si manifesta nel seguete modo: penso “Non sono capace”, agisco seguendo meccanismi  della mia mente conosciuti e collaudati, fallisco.

Dirmi “Te l’avevo detto che non sei capace” alcune volte mi ha rassicurata: “Sì sono un’inetta infelice, ma se non sono capace non è colpa mia. È un mio diritto crogiolarmi nell’autocompatimento, nel vittimismo e nel non fare”. Ho usato, e se non faccio attenzione uso, la Profezia che si autoavvera in vari campi della mia vita, ha sempre funzionato, per anni in male. Ora provo a usarla come supporto positivo, mi dico: “Lo faccio” e con i miei tempi, a modo mio, lo faccio. Qui alcune informazioni di base sulla teoria della Profezia che si autoavvera.

Scrivendo ho iniziato a osservare i miei comportamenti, le mie emozioni, i miei pensieri, a poco a poco ho stanato meccanismi della mia mente così radicati da diventare i miei occhi, la mia bocca, le mie emozioni, il mio sguardo su di me e sul mondo. Rompere quei meccanismi non è stato semplice, l’attitudine all’osservazione acquisita con la scrittura è diventata più forte e radicata lavorando il metallo all’uncinetto; il passaggio successivo è avvenuto con l’aver imparato alcune tecniche orafe e la modellazione della cera, lo yoga è arrivato in maniera naturale.

Sradicare pensieri, emozioni, meccanismi mentali con radici profonde non è facile e, nel mio caso, non è definitivo. Ogni giorno decido se assecondare la mia Palla nera o se lasciar saltellare la bambina con le mutande in testa, è una scelta. In questi ultimi anni ho fatto cose di cui non mi credevo capace, mi sono impegnata, ci ho messo tempo, pazienza e attenzione; ho sbagliato e ho accettato l’errore come parte del percorso e ho ricominciato senza sentirmi un’imbecille o una fallita.

Se imparare a conoscersi è importante se si vuole essere assertivi provare a conoscere gli altri, ascoltarli, capirli è fondamentale.

Poi ci sono loro, i Dissennatori.
Non so quanti di voi hanno letto i libri della saga di Harry Potter, io mi sono avvicinata con sospetto e sufficienza al giovane maghetto, ma dal momento in cui ho aperto il primo libro ho amato follemente lui, il suo mondo, i suoi amici, la sua scuola. Se i primi due Harry Potter sono libri per bambini dal terzo al settimo, con un crescendo sempre più duro, gli Harry Potter, letti con attenzione, sono libri per adulti, e anche libri belli tosti.

Nel terzo libro della saga Il prigioniero di Azkaban fanno la loro comparsa i Dissennatori, leggendo la descrizione dei Dissennatori ho visto visi conosciuti, ho sentito emozioni e sensazioni provate di fronte a quei visi, le provo ancora:

“I Dissennatori sono le creature più disgustose della terra. Infestano i luoghi più cupi e sporchi, esultano nella decadenza e nella disperazione, svuotano di pace, speranza e felicità l’aria che li circonda. Perfino i Babbani avvertono la loro presenza, anche se non li vedono. Se ti avvicini troppo a un Dissennatore, ogni sensazione piacevole, ogni bel ricordo ti verrà succhiato via. Se appena può, il Dissennatore si nutrirà di te abbastanza a lungo da farti diventare simile a lui… malvagio e senz’anima. Non ti rimarranno altro che le peggiori esperienze della tua vita. E le cose peggiori che sono successe a te, Harry, bastano a far precipitare chiunque da un manico di scopa. Non hai niente di cui vergognarti.”

Se c’è una scrittrice/ore che è riuscita a raggiungermi in profondità quella è J.K. Rowling. I Dissennatori esistono, e come dice lei, vanno combattuti pensando ai momenti piu felici della nostra vita e con l’Incanto Patronus. Sull’Incanto Patronus ci sto lavorando, i ricordi felici li riporto a galla scrivendo, li conservo con me e generano altri pensieri e ricordi felici.

Il problema è riuscire a parlare con un Dissennatore, io adotto un metodo vigliacco: cerco un terzo neutrale che faccia da intermediario. Non sarà un sistema maturo ma qua parliamo di dissennatori, gente che ti succhia l’anima e ti toglie i pensieri felici. A mali estremi estremi rimedi, il mio cammino verso l’assertività è lungo mica posso perdere tempo a farmi succhiare l’anima dal primo Dissennatore che passa.

Nel mio viaggio tra le parole degli altri mi sono imbattuta nei Vampiri di Energia, la versione data dalla psicologia dei Dissennatori:

“Capita a tutti di incontrare nella propria vita persone in grado, con una sola frase o anche semplicemente con uno sguardo, di innervosirci, di crearci ansia. Talvolta accade perché abbiamo avuto con quella persona un legame difficile e faticoso ma a volte può succedere che non siamo i soli a provare queste sensazioni in presenza di quella determinata persona. In quest’ultimo caso siamo in presenza di un Vampiro di Energia. […]

[…] I vampiri di energia hanno un potere enorme sulle persone, riescono a manipolarle, a farle sentire una nullità. E’ questo il loro unico modo per risucchiare tutta l’energia vitale altrui. “Sono le persone che non cercano, non desiderano più nulla, e fanno il possibile per scoraggiare chi cerca e desidera, perché proprio dallo scoraggiamento altrui traggono giustificazione” da il “Vocabolario (Saggi per l’anima)” di Igor Sibaldi. […]

[…] Chi, cioè, frequenta questi scoraggiatori senza sapersene difendere tenderà ben presto a imitarli – dapprima senza neppure accorgersene” da il “Vocabolario (Saggi per l’anima)” di Igor Sibaldi.

È incredibile ma l’unica cosa che si può fare per scacciare questi vampiri è vivere autenticamente, inseguire i propri sogni e non abbandonarli perché il nostro vampiro ci ha convinto che non ne vale la pena, essere sempre sé stessi e non recitare la parte che fa più piacere al nostro vampiro, trovare il coraggio di cambiare anche quando il nostro vampiro ci costringe in tutti i modi a rimanere fermi. […]”

Qui il post completo di Elena Bernbaè, da cui sono tratti questi spezzoni.

Nella mia ricerca dell’assertività c’è un punto a cui non mi piace guardare ma è fondamentale: Io sono stata il vampiro d’energia di alcune persone.

Come ho raccontato in altri post ( La materia di cui siamo fatti e Nelle scarpe degli altri ) perdite, disaccordi e amenità varie hanno fatto di me una pastrocchia umana per molti anni. Per anni il lamento, il piangermi addosso, l’attaccarmi eccessivamente a chiunque fosse gentile con me o mi mostrasse amicizia mi hanno reso un vampiro di energia. Non mi piace ammetterlo ma è così. Mi capitavano cose brutte, e obiettivamente me ne capitavano, e a quel punto perché non farle diventare il mio punto forte, il modo per interagire con gli altri e avere la loro attenzione?

A volte mi chiedo quanto di quel vampiro di energia è frutto delle circostanze e quanto è insito in me. Lo vedo e lo riconosco, quando vengo respinta al via e devo ricominciare il mio cammino verso l’assertività lui si ripresenta; a quel punto la lotta è dura, il vampiro di energia che è in me succhia prima la mia energia vitale poi si rivolge a chi mi è intorno; in questi casi utilizzo i pensieri e i ricordi felici, e l’Incantus Patronus, per liberarmi del mio Dissennatore interiore.

Ed eccomi arrivata alla fine di questo post, finalmente realizzo un sogno e mi dico: “Francesca usa la forza”. Solo un paio di giorni fa ho scoperto che a dicembre uscirà il nuovo film della saga di Guerre Stellare, si intitolerà Il risveglio della Forza, wow sono decisamente sul pezzo!

Il concetto di Forza in Guerre Stellari è noto a tutti, credo. Per chi non lo sapesse lo spiego utilizzando le parole di Wikipedia alla voce  Forza in Guerre Stellari.

“Nella vita reale c’è potenzialmente un lato chiaro e un lato oscuro in ogni persona, e nell’intero universo. Il lato chiaro o luminoso ha un legame anche con le teorie dello yoga, dove coloro che conducono una vita nobile sono descritti come “coloro che seguono la luce”. […]

È una continua lotta per scegliere se rimanere con il Lato Chiaro o passare al Lato Oscuro, sempre in base alle azioni che si compiono.

Lato chiaro della forza
Il Lato Chiaro della Forza è concepito con ideali di bontà, benevolenza e salute. Un seguace della luce cerca di vivere in armonia con il mondo attorno a sé, usando saggezza e logica invece di rabbia e giudizi affrettati. Per raggiungere armonia con il Lato Chiaro della Forza i suoi praticanti spesso meditano per rischiarare la mente dalle emozioni; emozioni particolarmente negative come violenza, rabbia, e odio, che portano verso il Lato Oscuro. Alcuni credono che emozioni come amore, compassione, e coraggio nutrano il Lato Chiaro della Forza e forniscano una maggiore comprensione di se stessi.

Lato oscuro della forza

Il Lato Oscuro della Forza è composto dalla rabbia e dall’odio causati dalla sofferenza. Un buon Jedi non dovrebbe mai essere sopraffatto dalla rabbia e quindi dovrebbe rimanere “puro” da non divenire un praticante del Lato Oscuro. Chi non riesce a sopportare il dolore e si fa trascinare dall’ira, intraprende (anche indirettamente o inconsapevolmente) la strada che porta al Lato Oscuro della forza. Una sete insaziabile di vendetta e di potere sono i bisogni primari di un praticante del Lato Oscuro, ed i Sith sono i maestri che praticano quest’antica arte.”

Se non conoscete le teorie sulla Forza spero di avervi chiarito un po’ le idee, ma sappiate che da ora a dicembre si parlerà molto del settimo film della saga, se non volete rimanere emarginati tutti a vedere i primi 6, dico 6, film. Alcuni belli belli, alcuni della serie: “Oddio che ho fatto di male per stare qui a vedere sta cagata!”.

Il concetto di forza è fondamentale per concludere questo lunghissimo post. La vita non è esattamente un passeggiata di salute, ognuno ha problemi e difficoltà, deve fare i conti con i propri mostri interiori e con quelli esteriori. Ci sono persone più forti e persone più deboli; ci sono persone considerate fragilissime che si rivelano di una forza inaspettata e persone viste come rocce improvvisamente possono frantumarsi in mille pezzi.

Ci sono sentimenti negativi in ogni persona: ira, rabbia, rancore, vittimismo, superstizione, paura, invidia, mancanza di empatia. C’è il bisogno di difendere il proprio stile di vita e il proprio territorio da tutti gli estranei e i diversi perché riteniamo di essere detentori di verità non rivelate ad altri e di vivere nel giusto. Sentimenti comuni, in diversa misura, in tutti. Ognuno ha la possibilità di scegliere se seguire il Lato oscuro della Forza o il Lato chiaro. Il Lato oscuro è più facile da seguire, è più comune e istintivo, e in alcune società o ambienti sociali viene esaltato.

Il Lato chiaro costa fatica, rischia di fare apparire stupidi in un mondo dove competizione e aggressività, e tutto quello che questi valori portano con sé, vengono esaltati. Il Lato chiaro è instabile, nel Lato oscuro una volta entrati ci si può accomodare e sentirsi coccolati.

Sapere che ci sono persone in attesa di un mio precipitare nel Lato oscuro mi ha chiarito cosa voglio: mettere al centro della mia vita ME in modo costruttivo e muovermi verso gli altri in modo sano.

Non sempre c’è bisogno di una comunicazione assertiva, il buon vecchio “Vivi e lascia vivere” e il buon vecchio “Non ti curar di lor ma guarda e passa” spesso sono più appropriati. Avere un atteggiamento assertivo invece è indispensabile sempre, permette di avere un rapporto con sé stessi e con il mondo sereno.

Come dice il Maestro Yoda

“La paura è la via per il Lato Oscuro: la paura conduce all’ira, l’ira all’odio, l’odio conduce alla sofferenza”

“Collera, paura, aggressività… il Lato Oscuro essi sono.”

“Rabbia, paura, violenza: sono loro il lato oscuro. Veloci ti raggiungono quando combatti. Se anche una sola volta il sentiero oscuro intraprendi, per sempre esso dominerà il tuo destino. Consumerà te come consumò l’apprendista di Obi-Wan”

Hey gente a parlare è il Maestro Yoda mica il primo che passa, io un po’ di attenzione gliela darei.

3 thoughts on “Usa la Forza, Francesca!

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