‘O web

Navigando, navigando

Internet, la rete, il web, quelli bravi vi diranno che non sono la stessa cosa, sicuramente hanno ragione, come direbbe Nanni Moretti: “Le parole sono importanti”, ma ora non ho voglia di fare distinzioni, noi gente comune queste parole le usiamo come sinonimi e come tali li userò in questo post.

Per me internet è un luogo da vivere a modo mio, non un luogo virtuale ma un prolungamento di vari luoghi e mondi per me difficili da raggiungere senza l’uso della rete.

La rete mi ha dato l’opportunità chi chiarirmi molte idee; frequentando luoghi giusti per me ho ripreso a studiare argomenti che mi interessano, ho incrociato idee e concetti che all’inizio mi sono sembrati astratti e lontani ma che poi facendoli miei si sono rivelati utili. Alcuni concetti che sembrano innovativi con i loro nomi inglesi e fighi si sono rivelati vecchi e utilizzati da sempre; l’utilizzo del web ne dà un significato più ampio, ma le basi quelle sono.

Anni fa è uscito La parte abitata della rete di Sergio Maistrello, non ho letto questo libro ma è molto citato in libri e blog che ho letto quest’anno, mi piace il titolo La parte abitata della rete, bello! E io in quella parte abitata ho cercato risposte che la parte abitata di casa mia, del mio quartiere, della mia città e dei luoghi dove mi muovo non potevano darmi.

O meglio potevano darmi, perché le risposte le ho avute da persone che vivono, lavorano, si muovono come me, solo che raggiungerle tutte mi sarebbe stato difficile senza internet, la rete, il web, o come lo volete chiamare, che so? Eustacchio. Certo dire: “Vado a vedere su Eustacchio se trovo un volo Parigi-Barcellona conveniente per il ponte del primo maggio” fa un po’ strano, ma solo perché non ci siamo abituati.

Di muri e altre amenità

Ci sono le giornate dei muri, quelle in cui per alzarmi devo superare un muro, per lavarmi un altro muro, per vestirmi un altro muro ancora, le prime ore di quelle giornate sono muri da superare, muri superati, altri muri da superare, e così via. Nelle giornate dei muri ho imparato a trascinarmi all’agenda e scrivere una lista delle cose da fare, ogni cosa corrisponde a un muro da abbattere.

Francesca Matilde Ferone abbatte i suoi muri con un enorme pugno automatico azionato da un enorme martello

E ora vediamo chi è più tosto!

 

Alle liste ultimamente ho aggiunto delle mappe mentali. Ogni mappa ha la sua parola chiave centrale, argomento della mappa, rami principali, rami secondari e via dicendo; a ogni ramo corrisponde una parola chiave, nel mio caso a volte più di una, devo molto migliorare nella produzione delle mappe mentali.

Inizio le mie mappe a matita, poi coloro i rami, il pennarello nella mia mano scivola sulla carta e i muri iniziano a diventare meno profondi, duri, invalicabili. Mi piace scegliere i vari colori per i rami, mi piace abbinarli, mi piace l’effetto finale. Ripassare a penna le parole scritte a matita ammorbidisce e chiarifica.

Ho una mia imperfetta interpretazione delle mappe mentali, le frequento da poco, mi avvicinerò all’ortodossia col tempo, forse, o manterrò degli spazi miei. Devo essere sincera mi interessa il risultato delle mappe, e per me il risultato è chiarirmi le idee.

Ho incrociato le mappe mentali grazie a Luisa Carrada, il suo sito Il Mestiere di Scrivere e il suo blog sono i luoghi che frequento di più nella rete. Leggo i post di Luisa imparando sempre tanto sulla scrittura, ma anche su tante altre cose. Aspetto con ansia i nuovi post, scivolo nei vecchi e mi ci perdo con piacere. In uno dei suoi post mostrava la mappa mentale che Roberta Buzzacchino aveva fatto per illustrare l’organizzazione della scrittura in Lavoro dunque scrivo, il penultimo libro di Luisa.

Il titolo del post di Luisa Carrada che mi ha fatto incrociare le mappe mentali è Mappe mentali: la mano si muove, la mente respira. Come ho detto le mappe mentali le sto usando anche per abbattere muri ed è proprio vero La mano si muove, la mente respira, grazie Luisa.

Networking, Personal Branding, Reputation: ma che è?

Un giorno andrò da Carmine, il titolare dell’impresa che ha fatto i lavori di ristrutturazione a casa, e gli farò i complimenti per le sue capacità di networking. Lui mi guarderà e inizierà a ridere. Conoscendolo riderà molto. Quando ho incrociato il termine networking, l’anno scorso, e ne ho capito il significato, almeno spero di averlo capito, Carmine mi è sembrato l’esempio più chiaro e lampante, assolutamente off line.

Come ogni piccolo imprenditore edile ha il suo network lavorativo composto da idraulici, falegnami, elettricisti, fabbri, fornitori, ecc; ha le sue conoscenze, amicizie, parentele e clienti; nodi del suo network lavorativo, nodi di network sociali e familiari di cui Carmine fa parte, e contemporaneamente nodi di altri network, legami deboli e forti, che consigliano il lavoro di Carmine permettendogli di sviluppare la sua attività, e lui fa altrettanto con loro. Avete appena letto Networking spiegato da una donna confusa, per spiegazioni più chiare cercate altrove, anche solo su Wikipedia alla voce Reti sociali.

Carmine riesce facilmente a relazionarsi con le persone e questo gli permette di avere un ampio network lavorativo — i meno fighi di noi lo chiamerebbero giro di amicizie, ma se siete su questo blog o siete fighi come me e parlate in fighese o la porta e lì — in più, cosa di una certa importanza direi, conosce il suo lavoro.

Le persone che compongono il suo network di lavoro devono essere capaci, se loro sbagliano la reputazione di Carmine, che le consiglia o per il quale stanno lavorando in quel momento, cala insieme a quella di chi ha svolto male il suo lavoro.

Ogni artigiano, o professionista, ha un suo network di conoscenze o amicizie con cui lavora e ha una reputazione professionale condivisa perlopiù grazie al passaparola dei clienti. Si è sempre fatto così, reti di persone che si formano per supportare e promuovere l’una il lavoro dell’altra. Così come da sempre le società sono formate da network, reti, di relazioni personali: parenti, amici, conoscenti, legami forti e deboli, reti che si intrecciano. Tutti noi facciamo parte di differenti reti di persone, da sempre, solo che ora ci sono dei sociologi che ce lo dicono.

Il mio primo impatto con il concetto di networking è stato: “Ma che cavolo! in un paese dove si va avanti perlopiù grazie alle amicizie mi dite che le amicizie sono importanti per lavorare, anche se me lo raccontate infiocchettando la cosa”. Dopo un anno è un po’ di riflessioni in più per certi versi la penso sempre come prima e per altri versi penso che è vero per quanto uno sia bravo nel proprio lavoro, le capacità di relazionarsi con colleghi, clienti, fornitori, altri esseri umani, sono fondamentali, quasi quanto saper fare bene il proprio lavoro; tutto dipende da come le si imposta queste relazioni, e dal perché. Da relazioni sane e propositive possono nascere collaborazioni importanti, interessanti, che ci aprono a nuove idee e a nuovi sguardi sul mondo.

Sull’importanza del networking Domitilla Ferrari ha scritto Due gradi e mezzo di separazione, un libro che non amo molto, lo trovo autoreferenziale e con delle aspettative troppo alte verso gli umani e la vita aziendale, ma che ha molti meriti. Domitilla spiega con chiarezza e leggerezza il concetto di networking e dà molti consigli interessanti sull’importanza delle relazioni personali anche per il proprio lavoro. Se a primo impatto tante cose sembrano banali a pensarci bene viene da chiedersi: “Se è tutto così banale perché non lo metto già in atto?”. Qui allego un’opinione di Giuliana Laurita su Due gradi e mezzo di separazione che trovo equilibrata e condivisibile.

Carmine non ha la tipica parlata, né l’atteggiamento, né il modo di presentarsi, di un piccolo imprenditore edile napoletano, riesci a parlarci con facilità, cerca di venire incontro alle esigenze dei clienti, è chiaro sui prezzi, ti dice io lavoro così, mi paghi tanto, non gioca al ribasso per battere la concorrenza, ha dato una direzione ben precisa alla sua piccola impresa e quella segue. Non ha prezzi bassi, ma neanche alti; alla fine il suo preventivo, tra quelli delle ditte che avevamo deciso di prendere in considerazione, era il più basso. Se il prezzo ha giocato un ruolo forte nello scegliere la sua ditta altrettanto importanti sono stati il suo modo di fare e la fiducia che ha ispirato a me e mio fratello. Carmine mi è stato consigliato da un amico di cui mi fido, passaparola.

Carmine non ha mai sentito parlare di personal branding ma né è un esempio concreto, off line, ma come dicono quelli bravi non esiste separazione tra vita off line e on line.

Mo vado da Carmine e gli chiedo: “Ma tu come curi la sua REPUTATION e il suo PERSONAL BRANDING ?” filmo la reazione e la metto su YouTube, diventerà il video più cliccato di sempre.

In questo post Alessandra Farabegoli, che di internet ne sa decisamente molto e lo racconta bene assai, parla di personal  branding parlando di sè e di alcune persone membri del suo network, ma di base parla di quanto sia importante trovare una strada personale e percorrerla. A lei non piace il termine personal branding, come non piace a me, e ne piega il significato al suo modo di stare al mondo. Mi ritrovo molto nelle sue parole.

Scrivo, leggo, imparo, sorrido

Se qualcuno non l’avesse capito adoro il sito di Luisa Carrada, Il Mestiere di Scrivere, e adoro il suo blog, se a qualcuno sembro ripetitiva è perché lo sono. Luisa con competenza, garbo e leggerezza guida i lettori nei vari aspetti della scrittura, racconta le sue passioni: pittura, scultura, fotografia, yoga, meditazione, ecc.; e parla di tanto altro. Ho divorato, e divoro, le parole di Luisa, accolgo i suoi consigli di lettura e con la sua guida viaggio in parti della rete a me prima sconosciute. Non c’è stato un solo blog, sito, libro da lei consigliato, o scritto, che mi abbia delusa o mi sia apparso banale.

Come ho detto all’inizio grazie a Luisa mi sono avvicinata alle mappe mentali, che ora utilizzo per superare i miei muri, per organizzare i miei post e le mie idee, e grazie a lei ho iniziato scoperto Didatticarte, il sito di Emanuela Pulvirenti, architetto e insegnate di storia dell’arte in un liceo di Barrafranca, in provincia di Enna, attraverso il quale Emanuela fa il suo mestiere, insegna storia dell’arte, a modo suo, un modo coinvolgente e appassionante.

Emanuela e Roberta sono solo due degli incontri fatti grazie a Luisa, parlo di loro come di tre amiche ma non ne conosco nessuna, se non attraverso la loro presenza in rete. Ognuna di loro, a modo suo, ha arricchito quest’anno, mi ha aiutato a trovare nuovi modi per affrontare le cose, ha contribuito ad allargare la mia conoscenza di vari argomenti.

Imparare ad usare e sfruttare le infinite possibilità del mezzo internet non è facile: io ne ho fatto il punto di partenza per approfondire argomenti che mi interessavano, ho selezionato le persone da seguire in base al loro approccio alla rete e al reale beneficio tratto dalla lettura dei loro blog, libri, consigli. Ho scartato molti “guru” di moda, ho accantonato coloro che mascherati, a mio parere, dietro la parola parola network hanno portato, e portano, in rete la vecchia usanza dello spingere gli amici. Il corso tenuto dall’amico/a, il libro, il blog, il prodotto, sono sempre i migliori. Ho scartato coloro i cui pareri non ritengo obbiettivi e non interessati.

Internet per certi versi è una giungla e districarsi in questa giungla non è facile; bisogna capirne i linguaggi, i meccanismi, imparare a riconoscere le varie tribù che l’abitano, i loro usi e costumi. Internet è un prolungamento della vita off line, non un mondo a parte.

L’anno scorso di questi tempi ho fatto una delle mie proverbiali figuracce, di solito le faccio off line, quella volta me ne sono regalata una on line. Era un periodo che seguivo molti eventi interessanti in streaming, mi ero iscritta a un webinar di Roberta Buzzacchino sulle mappe mentali, era gratuito e mi era sembrato un buon modo per avvicinarmi alle mappe mentali.

Nella mia testa un webinar e un evento in streming erano la stessa cosa: io a casa che tramite il computer seguo una lezione, una conferenza, un concerto. Quella sera pochi minuti prima dell’inizio del webinar mi era venuta fame, seduta al computer nell’attesa dell’inizio avevo mangiato delle fette biscottate, come mio solito avevo seminato briciole tutto intorno, nel frattempo mi ero connessa al sito, certo la procedura di connessione e  registrazione era stata differente rispetto agli eventi che avevo seguito in streaming ma non mi ero posta alcun problema. Il pavimento nella zona vicina al computer era pieno di briciole — molti si staranno chiedendo: “Usare un piatto no eh?!” e io rispondo: “Certo che no” — e decido di dover usare l’aspirapolvere per pulire.

Prendo l’aspirapolvere, la accendo, inizio a pulire; non paga di aver pulito vicino la scrivania decido che la mia vita non può continuare se non pulisco anche in altre parti della casa, quindi inizio a passare l’aspirapolvere in giro, quando a un certo punto sento una voce che mi chiama: “Francesca, Francesca”. Panico, penso tra me e me: “Oddio sento le voci” poi mi accorgo che la voce che continua a chiamarmi proviene dal computer, e sta continuando a chiamarmi: “Francesca per favore spegni il tuo microfono, fa interferenza con il mio, non posso iniziare la lezione”, rimango a fissare il computer stupefatta e mi inizia a sorgere il dubbio che tra un evento in streaming e un webinar ci sia una differenza, e bella grossa. Con fare guardingo mi avvicino al computer e spero che Roberta Buzzacchino non possa vedermi, la sento chiamarmi di nuovo e dire meravigliata: “Scusate, ma è la prima volta che mi capita una cosa simile”, a questo punto il panico è totale, vorrei solo sprofondare, cerco di spegnere il microfono ma non sono sicura di averlo fatto, allora d’istinto chiudo la pagina web e scappo via.

Eh sì nei webinar i partecipanti possono interagire tra loro, parlarsi e vedersi. Parafrasando Nanni Moretti potrei dire: “Conoscere il significato delle parole è importante”.

Abitare la rete
La parte abitata della rete, rubando le parole a Sergio Maistrello, è un luogo dalle infinite possibilità, ognuno secondo i propri interessi e inclinazioni decide quali parti frequentare e come farlo. Sono convinta che si abita la rete esattamente come si abitano i luoghi off line, ma non ho intenzione di dilungarmi in disquisizioni sociologiche, e se anche volessi non ho la competenza per farlo.

Personalmente vivo internet come un mondo di possibilità: di studio, relazione, conoscenza, svago. La scelta è alla base di tutto, ma questo vale anche off line. Ho amiche che grazie alla rete hanno iniziato a condividere con sconosciuti le loro passioni: per la cucina, la pasta madre, l’uncinetto, e tanto altro; e alcune conoscenze on line si sono trasformate in momenti vissuti fianco a fianco.

Ci sono persone lontane, che forse non incontreremo mai, ma chi può dirlo, che grazie alla loro presenza in rete arricchiscono il nostro quotidiano, ci spronano a fare, a sperimentare, a uscire di casa e affrontare il mondo in modo più sano e consapevole.

Usato bene lo strumento internet produce socializzazione e vita attiva off line, è questa la parte abitata della rete che mi piace e interessa. Alessandra Farabegoli ha scritto un lungo post diviso in due parti — ogni parte è bella lunga e ogni parola va letta con attenzione — Internet per genitori, qui la prima parte e qui la seconda, da non genitore e da utente media della rete ne consiglio la lettura a tutti. Alessandra con la maestria che le appartiene fa scivolare argomenti anche ostici e complessi con leggerezza e chiarezza.

Ok parlo di Alessandra Farabegoli come di una persona che conosco, una mia amica, è questa la potenza della rete. Alessandra, come tante altre persone che non conosco e non sanno neanche della mia esistenza, quest’anno mi ha aiutato un bel po’ a fare, agire, ragionare, da nuovi punti di vista. Altro che stare chiusa dietro uno schermo.

Chiudo questo post sempre con Alessandra Farabegoli, tra un po’ mi considererà una stalker. In questo breve discorso dell’anno scorso a State of Mind Alessandra parla di come internet le abbia permesso di praticare in maniera più ampia le sue passioni, incontrare gente interessante, realizzare progetti. Il video è in inglese ma se l’ho capito io possono farlo tutti, nel post che ho linkato è riportato anche il testo.

Ripeto internet è uno strumento ed è un luogo, e ognuno lo usa e lo abita secondo il proprio modo di stare al mondo. Voglio dire grazie a tutte quelle persone che in questo luogo raccontano le loro storie con intelligenza ed ironia, condividono le loro conoscenze e competenze con chiarezza e generosità, quelle che rendono la rete un bel posto da abitare e mi permettono di abitare la mia casa, la mia città, i miei viaggi, le mie relazioni interpersonali con nuovi punti di vista, conoscenze, sguardi diversi e una gran voglia di fare. Grazie a tutti.

Ma un grazie particolare va ad Allie Brosh che con il suo blog Hyperbole and a Half  e il libro che ne è stato tratto, in italiano UN’IPERBOLE E MEZZA: il mio cane è scemo, il mondo è crudele e io sono sconnessa più che mai, mi ha fatto ridere, piangere, pensare. In fin dei conti anche io ho un cane scemo, quando vuole lei, penso che spesso il mondo sia crudele, e in alcuni momenti mi sono sentita sconnessa più che mai. Grazie Allie.

4 thoughts on “‘O web

  1. Questo post l’avrei potuto scrivere io 🙂
    Hai citato tutti i blog che più mi piacciano.

    E l’internèt mi piace anche perché ci sono persone che raccontano con autoironia le loro figuracce.
    E va benissimo: che palle la finta perfezione!

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