Tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare, o il non fare

La rivoluzione del friariello e del carciofo

Da un mesetto ho imparato a cucinare i friarielli — i friarielli sono una varietà di broccolo tipica della Campania, ho osservato il consorte mentre li puliva e un bel giorno mi sono lanciata nell’avventura: pulitura e cottura del friariello. Wow! che donna spericolata sono!

I friarielli sono una delle mie verdure preferite, sono capace di mangiarne quantità improbabili; fino ad ora al mio bisogno di friarielli avevano provveduto amici, parenti, ristoranti, rosticcerie, e il consorte, obbligato il fine settimana a pulire svariati fasci di codesta verdura da un sottile ricatto: “Mi lasci da sola tutta la settimana almeno lasciami i friarielli cotti come segno d’amore”.

In un moto di indipendenza, o meglio in un moto di friarielli comprati e non cotti perché nel fine settimana avevamo fatto altro, mi sono trovata a fare la scelta di Francesca: o lasciare marcire i friarielli in frigo in attesa di Sandro o affrontarli con coraggio e determinazione. Ho deciso per la seconda opzione e ho vinto; modestia a parte sto diventando la principessina del friariello.

Scegliere quali foglie, o gambi, tenere, quali buttare, quali dividere in parti più piccole, non è difficile; dopo un po’ di pratica ci si fa l’occhio, e la mano. Certo ci vuole tempo e pazienza, e ovviamente bisogna desiderare il risultato, se no ci sono degli ottimi reparti surgelati e verdure precotte.

Ringrazio ufficialmente il mio fruttivendolo per la qualità della roba che vende.

Un paio di anni fa ho imparato a pulire e cucinare i carciofi, adoro i carciofi e avevo provato a cucinarli altre volte con risultati inquietanti. Due anni fa ero ospite a casa di un’amica, lei stava cucinando e io, in un impeto di buona volontà, le ho chiesto: “Posso fare qualcosa”, mi ha risposto: “Pulisci i carciofi”, l’ho guardata perplessa pensando: “Come pulisci i carciofi, io i carciofi li mangio quando mai li pulisco”. Le ho esternato le mie perplessità e lei mi ha risposto: “Ti faccio vedere, pulisco un primo carciofo e tu pulisci gli altri”.

Con il carciofo di prova davanti agli occhi ho iniziato a pulire i carciofi rimanenti, mi sono dovuta arrendere all’evidenza: le ricette che mi piacciono richiedono una parte molto limitata dei carciofi; vanno tolte molte foglie esterne per raggiungere il centro, va eliminata la barbetta centrale, i gambi vanno tagliati e puliti. La mia parte avara tutt’ora vive con orrore questa dura realtà e vorrei essere una di quelle brave cuoche/i, o chef stellati, che con gli scarti creano piatti sopraffini; per il momento mi limito a cucinare ricette di base arricchendo la raccolta dei rifiuti umidi di Napoli.

Francesca Matilde Ferone riflette. Illustrazione di Sandro Quintavalle

Le pause di riflessione sono importanti

La manovra vien manovrando

Nel palazzo dove vivo ogni appartamento ha un posto auto assegnato, quando vivevo a Milano mi è capitato di scendere in macchina a Napoli, in quelle occasioni non ho mai parcheggiato al mio posto, non sapevo entrarci. La manovra deve essere fatta in retromarcia, bisogna iniziare a girare in un punto ben preciso se no si centrano in pieno i paletti che delimitano il posto.

Sapendo di avere questa difficoltà, ma non volendo rinunciare alla comodità di un posto auto privato, quando mi sono trasferita ho deciso di imparare a entrarci. Mi sono data tempo.

Mi sono trasferita d’estate, a metà luglio, dagli inizi di agosto ho deciso di allenarmi a parcheggiare, era il momento giusto, c’era pochissima gente in giro e io e Sandro saremmo rimasti a Napoli tutta l’estate. Per molte sere dell’agosto 2013 in una discesa di un viale privato di Napoli una donna è uscita di casa, si è messa alla guida della sua auto, è uscita dal suo posto auto e subito dopo ci è rientrata; 1, 2, 3, 4 volte di seguito. I vicini avranno pensato: “Questa è pazza”, poco importa già molti mi considerano ben strana rispetto ai loro standard di normalità.

Una sera uno dei ragazzi che lavorano nel garage sotto casa si è offerto di aiutarmi a parcheggiare, l’ho ringraziato, ma gli ho spiegato che dovevo imparare a farlo la sola, lui mi ha sorriso e mi ha detto: “Devi trovare dei punti di riferimento, capire dove iniziare a girare”.

Ci ho messo un po’ a trovare dei punti di riferimento che mi indichino quando iniziare a girare, ma ce l’ho fatta; se davanti al mio posto auto non parcheggiano un numero di motorini improbabile, o la macchina dell’uomo convinto di essere dio, non ho difficoltà nella manovra.

Abito in un viale, sì privato, ma molto trafficato di macchine e pedoni. Faccio attenzione ai pedoni e ho imparato a non farmi fare fretta dalle macchine che devono passare, anche quelle dove i guidatori sono convinti di essere gli unici ad avere il diritto di circolare, faccio la manovra con calma, con i miei tempi — ho scoperto di non avere tempi più lunghi di altri, nonostante la mia convinzione di essere un’inetta nelle manovre — e torno a casa.

Nuove amicizie all’orizzonte

Ho tre ernie cervicali — faccio le cose in grande — sono entrate ufficialmente nella mia vita cinque anni fa grazie a una risonanza magnetica, ufficiosamente già c’erano e si palesavano con dolori vari, nausea, vertigini ed altri modi estrosi per attrarre la mia attenzione.

Mi è stato sconsigliato di operarmi, chi lo ha fatto detiene tutta la mia stima e quindi ho seguito il suo consiglio. Ho ricevuto le giuste istruzioni per una vita lunga e felice insieme alle mie nuove amiche ernie cervicali, mi attengo alle istruzioni e le mie amiche sembrano contente e più disposte a una convivenza pacifica e civile con il mio corpicino.

Cinque anni fa ho comprato una sedia ergonomica, e da poco ne ho comprata un’altra con differenti caratteristiche. Eh sì, due sedie ergonomiche: una per scrivere a mano e disegnare,  un’altra per lavorare al computer.

Ho imparato a fermarmi spesso quando lavoro il metallo; continuare a tagliare con un seghetto, lavorare all’uncinetto, limare, o fare altro, con dolori atroci non ha senso. Ho imparato a fermarmi spesso anche quando sono al computer o scrivo a mano. Imparare a fare delle pause è stata una delle cose più intelligenti che abbia fatto, e mi dà la possibilità di lavorare con più costanza.

Scompagne a morte

L’altro giorno dal parrucchiere c’erano due signore normali, amiche tra loro; sì per la zona di Napoli dove abito e per l’appartenenza sociale erano assolutamente normali. Erano le bambine pettegole, arroganti e cattive incrociate alle elementari in versione adulta con figli.

Ho ascoltato i loro discorsi con interesse, osservato i loro comportamenti, ho aspettato di veder apparire qualcosa di inaspettato, niente. Sono la normalità di questo quartiere e di tutti i quartieri bene di grandi e piccole città.

In alcuni momenti della mia vita avrei voluto essere amica di bambine/ragazze così, in altri momenti ho odiato donne così. Ora sono per la pacifica convivenza della serie: “Non ci piacciamo reciprocamente, vi lascio la libertà di pettegolezzo e malignità, io vi ignoro, voi non rompete troppo”.

Vado, non vado, vado

A Napoli nel 2014 c’è stato il Forum internazionale delle culture, non ho intenzione di entrare nelle polemiche sull’organizzazione del Forum, mi interessa il modo in cui l’ho vissuto.

Soprattutto l’ultima parte del Forum aveva un programma teatrale molto interessante, ed io a 47 anni ho iniziato ad andare a teatro da sola. Ho deciso che se c’erano degli eventi interessanti li avrei visti anche andando da sola, non avevo voglia di perdere tempo a chiedere ad amici e conoscenti se qualcuno volesse venire con me; erano eventi gratuiti ma su prenotazione, quindi bisognava decidere in fretta se andare o meno. Quando trovavo un evento interessante prenotavo il mio posto e la sera dello spettacolo andavo a teatro da sola, con la mia macchina, e da sola tornavo.

Ho rotto un mio tabù mentale: “Da sola a teatro, che penseranno gli altri?”. Non è stato facile prenotare, una parte di me mi diceva: “Non si fa”, e non è stato facile decidermi ad uscire per andare a teatro, ma l’ho fatto, e una volta fatto sono stata contentissima. Ho visto spettacoli belli e mi sono sentita in pace con me stessa.

Navigando, leggendo, crescendo

L’ultimo anno è stato un’anno di studio intenso: libri sulla scrittura professionale, libri di marketing, libri di grammatica italiana — eh sì mi sono dovuta confrontare, e mi confronto, con lacune grammaticali. L’ho fatto e lo faccio con molta serenità e serietà, senza vergogna — ho ripreso a leggere in inglese, alcuni testi che volevo leggere non erano tradotti in italiano.

Nei campi che intendevo approfondire, la scrittura è uno di questi, i miglioramenti ci sono stati, ma come sempre mi sono scontrata con una realtà ancora difficile da accettare per me. Le cose fatte bene costano impegno, attenzione, fatica, concentrazione, tempo, pazienza.

Internet è stato fondamentale nella scelta dei testi da leggere, ho iniziato a seguire costantemente persone competenti nei campi di mio interesse e ho seguito i loro consigli di lettura.

Internet può essere un ottimo luogo di formazione seguendo le persone giuste, si possono fare incontri assolutamente fondamentali per il proprio quotidiano, basta saper scegliere, come nella vita di tutti i giorni.

Alla ricerca dell’organizzazione perduta

Due anni fa con Sandro abbiamo deciso di tornare a Napoli, non è stata una scelta facile, si delineava una situazione di pendolarismo di Sandro, avrei dovuto affrontare molte cose da sola in un ambiente per molti versi ostile, e fare i conti con me stessa e il mio passato. Ma sul piatto della bilancia c’erano anche tante cose positive, abbiamo deciso di vedere i lati positivi della faccenda e affrontare le difficoltà una alla volta, nel momento in cui si presentavano.

Tra il dire e il fare

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare è un detto famosissimo, negli ultimi dieci anni, e negli ultimi due soprattutto, mi sono resa conto che questo proverbio riportato a me stessa poteva essere modificato in Tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare, e anche il non fare.

Alcuni anni fa ho aperto la partita IVA, le mie Piccole Sculture da Viaggio stavano riscuotendo un certo successo e io ho deciso di trasformare un hobby, una passione, in un lavoro. Non c’è niente di male nel fare una scelta del genere, il problema però è quando questa scelta la si fa come un salto nel buio.

Il passaggio dall’essere una persona insoddisfatta di sé stessa e della propria vita all’essere una persona in grado di progettare ornamenti per il corpo con una forte personalità è stato sicuramente il frutto di un grosso lavoro, ma mancavano dei pezzi.

Il passaggio mancante era quello che porta dal: “Che figata! Anch’io sono una creativa circondata da creativi!” al “Ok, mettersi in proprio è una cosa seria, bisogna conoscere sé stessi, le proprie capacità di lavoro, i propri tempi, bisogna affrontare il fisco e la burocrazia, bisogna rapportarsi con clienti e negozianti, farsi conoscere, fare un sacco di cose che non ci piacciono” insomma il passaggio dal sogno alla dura realtà. E la dura realtà è stata dover chiudere la partita IVA.

La dura realtà mette alla prova il nostro carattere, le nostre emozioni, il nostro modo di stare al mondo e la capacità di rapportarsi con gli altri.

Puzzle

Finora ho parlato di friarielli, carciofi, manovre per parcheggiare, incontri dal parrucchiere, serate a teatro in solitaria, studi senili, ritorni a casa, partite IVA. Leggendo questo post, più che mai, si ha la certezza di avere di fronte una persona confusa ed egocentrica, o forse no?

Ognuna delle cose elencate sopra ha un denominatore comune, il fare.

Sono una persona potenzialmente pigra, indisciplinata, insicura, piena di paure, disorganizzata, disordinata; e sono una persona potenzialmente iperattiva, con un bisogno di controllo su tutto e un rigore quasi maniacale, testarda, determinata. Ho voglia di delegare qualsiasi cosa agli altri e ho voglia di prendermi qualsiasi responsabilità e tenere tutto sotto controllo. Insomma vivere con me stessa non è facile, ma c’è un problema, io con me stessa ci devo vivere per forza, l’altra opzione pare si chiami schizofrenia.

Darmi una disciplina e un’organizzazione per me è fondamentale, ci sono azioni quotidiane che ho deciso di fare sempre, come base della mia giornata, a prescindere dal mio umore e dalla voglia di farle o meno; sono quelle azioni che mi consentono di non precipitare nella sciatteria: della mia casa, del mio fisico, della mia mente.

Poi ci sono le scelte quotidiane, le variabili della giornata, queste vanno decise giorno dopo giorno, o programmate settimanalmente, e si aggiungono alle azioni base. Scegliere le cose da fare in una giornata, o in una settimana, stabilire a cosa dare la precedenza e cosa procrastinare non sempre è facile. Combatto tra pigrizia, voglia di fare troppo, voglia di lasciare che le giornate prendano la piega più adatta al mio umore, e il bisogno di un’organizzazione asburgica. Sto lavorando sulle mezze misure e al momento mi scrivo splendide liste di priorità. Un paio di certezze però le ho acquisite: per me multitasking è una parolaccia; e il mio fisico, quando cerco di relegare ai margini della mia vita le care amiche ernie cervicali, è pronto a ricordarmi che l’amicizia è in valore importante e non si possono ignorare gli amici.

L’eremita che c’è in me

Non ho facilità nei rapporti interpersonali, non mi piacciono molte persone ed io non piaccio loro. Imparare a farmi scivolare persone e comportamenti sgradevoli addosso senza aver voglia di discutere, chiarire, controbattere non è stato facile, e non è facile, ma è l’unico modo sensato di interagire con le persone proseguendo per la mia strada.

Ho imparato che i rapporti interpersonali sono fondamentali anche in campo lavorativo, ho imparato l’uso della diplomazia o del silenzio, a seconda dei casi. Non avendo tra i miei progetti a breve termine l’eremitaggio, mi sono arresa all’idea che non è possibile circondarmi solo di persone che mi piacciono. Accettato ciò ho imparato a fare i conti con me stessa e con il mondo intorno, sorrido e taccio molto di più, e vivo molto più serena.

Piacere Francesca Matilde. Piacere, ma non ci siamo già visti?

La realtà a volte è dura da ingoiare, un’attività autonoma richiede qualcosa in più della passione. Realizzare qualcosa di appassionante, lavorare con entusiasmo aiuta, ma se non si impara a gestire anche parti dell’attività meno entusiasmanti inevitabilmente si va a sbattere contro muri di realtà. Come ho detto anni fa ho aperto una partita IVA presa dall’entusiasmo, è stato un errore, ma forse andava fatto. A volte sono terribilmente entusiasta e testarda, e prendere delle gran capocciate e l’unico modo per riportarmi alla realtà.

Conoscere sé stessi ed i propri limiti è importante, e spesso la conoscenza di sé, dei propri limiti e dei propri punti di forza si ha solo tramite l’agire. A volte si prendono decisioni giuste, a volte si fanno cavolate enormi; a volte sono proprio le cavolate ad indicarci la strada.

In 47 anni di vita ho imparato a conoscere e affrontare alcune parti di me stessa e del mondo che mi circonda, ho ancora tanto da conoscere e imparare. A 47 anni mi trovo a dover fare scelte importanti, non ho intenzione di lanciarmi a capofitto in nuove imprese entusiasmanti e non ho intenzione di procrastinare all’infinito alcuni progetti. Mi do i miei tempi, mi osservo e osservo il mondo. Cerco di trovare un modo sensato per ripartire: riaprire una partita iva, ora, in Italia? E con che codici? Quali sono le mie competenze, quali sono i miei punti di forza, quali sono le mie debolezze?

Quando è giusto agire, fare; quando è giusto fermarsi, procrastinare, rispettare i propri tempi, aspettare tempi migliori?

In Principio

Gli ultimi anni sono stati anni complessi e ricchi di cambiamenti, conoscendomi anche il futuro sarà complesso e ricco di cambiamenti, mi troverò di fronte a cose da fare e costruire, prendero grandi capocciate e avrò grandi soddisfazioni; fa parte di me, sono una persona inquieta, in costruzione. Non ho ancora le risposte alle domande poste sopra, non mi faccio fretta, mi regalo il lusso del decidere con calma. Ci saranno nuovi inizi, e ci sono ogni giorno, è il mio modo di stare al mondo.

Concludo questo post con le parole di uno scrittore immenso e potente: Chaim Potok.
Ho letto e riletto molti libri di Potok, ma in In Principio  è un libro particolarmente prezioso per me, lo amo immensamente, il suo incipit è diventato il mio mantra quando inizio cose nuove o apporto cambiamenti alla mia vita:

Gli inizi sono sempre difficili.
Ricordo che mia madre mi mormorò queste parole una volta che ero a letto con la febbre. «I bambini si ammalano spesso, tesoro. Succede ai bambini. Gli inizi sono sempre difficili . Presto starai bene» […]

[…] L’uomo, che negli anni successivi mi guidò negli studi, mi accoglieva calorosamente nel suo appartamento e quando eravamo seduti alla scrivania mi diceva con la sua voce gentile  « Sii paziente, David. Il Midrash dice: “Gli inizi sono sempre difficili”. Non puoi inghiottire tutto il mondo in una volta sola»

Ora lo ripeto a me stesso quando mi trovo di fronte ad una nuova classe all’inizio dell’anno scolastico oppure sto per cominciare un nuovo libro o un articolo.
«Gli inizi sono sempre difficili»

Insegnare come faccio io è particolarmente difficile, perché tocco i sensibili nervi della fede, gli inizi delle cose. Spesso gli studenti ne sono scossi. Ripeto loro ciò che fu detto a me: « […] Gli inizi sono sempre difficili». E a volte aggiungo quello che ho imparato per conto mio «Specialmente un inizio che vi create da soli. Quello è il più difficile di tutti».

Mi meraviglia che sopravviviamo ai nostri inizi

Sì, gli inizi sono sempre difficili, specialmente quelli che ci creiamo da soli.

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