Pallanera non avrai il mio scalpo

In un giorno di qualche anno fa mi sono trovata di fronte questa bambina sui cinque anni: solare, allegra, chiacchieressa, come avrebbe detto mia nonna; all’inizio non l’avevo riconosciuta, energia allo stato puro.

No, non avevo mai visto nulla di simile, ne ero incuriosita, più la guardavo più trovavo in lei qualcosa di familiare. Certo quei lunghi mutandomi che indossava in testa erano un indizio. Dopo un po’ l’illuminazione, ma sì era proprio lei Francesca Matilde Ferone fino ai 5 anni; che emozione era tantissimo tempo che non ci vedevamo, ci eravamo completamente perse di vista.

Da quel giorno è venuta a trovarmi spesso. Alcune volte passando da me mi trovava rannicchiata sul letto in posizione fetale, con un gran freddo dentro e qualcosa che mi schiacciava dall’interno impedendomi quasi ogni movimento.

— Ciao, che fai lì rannicchiata.

— Ma niente pensavo.

— Gesù! siamo alle solite, e che pensavi?

— Vagheggiavo, sai vorrei fare un sacco di cose ma non ho talento, mi andava di fare un giro in macchina ma ‘sto fatto che ho difficoltà a parcheggiare rende tutto un casino, mi guardo in giro, c’è un sacco di gente figa, in gamba, ed io sono così, come dire? così, così, inadeguata. E poi diciamocela tutta sono sfortunata.

— Se lo dici tu.

— Certo che lo dico io, lo sai che sono lenta, me l’hanno fatto notare in tanti. Sempre così gentili e carini. Loro sì che sono in gamba, disponibili, sempre pronti ad aiutare facendomi evidenziando le cose non adatte a me.

— Eh sì davvero gentili.

— Poi è evidente che sono sfortunata succedono tutte a me, e sono così fragile, debole, reagisco sempre male, sono ipersensibile.

— Anche questo è frutto dei consigli di persone gentili?

— Sì. C’è tanta gente che si occupa di me, persone che mi conoscono e persone sconosciute: uno sguardo, una parola al momento giusto. Senza di loro non so davvero cosa farei.

— Vedo che oggi Pallanera si è proprio messa di largo.

— E chi è Pallanera.

— A brava mi fa piacere, sempre pronta ad ascoltare gli altri e non ti accorgi neanche di chi gozzoviglia in te facendo il bello ed il cattivo tempo.

— Ma di che cavolo stai parlando?

— Parlo di quell’enorme cosa nera, tonda, fredda, pesante, a forma di ominide, a cui sei tanto affezionata e nutri da anni; io la chiamo Pallanera. E ora mi vieni a dire che non sai chi sia.

— Non ho davvero idea di cosa parli

Francesca Matilde Ferone can Piera danno la caccia a Pallanera. Illustrazione di Sandro Quintavalle

Caccia a Pallanera

— Vuoi farmi credere sul serio che non riesci a vedere quell’essere.  Vive in te da anni, si nutre delle tue paure, delle tue insicurezze, del tuo dolore, occupa ogni spazio vuoto, ogni interstizio; pensi i suoi pensieri, agisci seguendo ogni suo desideri e non sai chi sia?
Ma se è a causa sua che io sono rimasta incastrata per anni in un angolo freddo e buio. E da lì vi ho osservate, a te e a lei. Immobile al freddo, trattenendo il respiro nella speranza che non mi fiutasse e schiacciare del tutto; ma i miei occhi, le mie orecchie, i miei sensi sono rimasti vigili, ho visto tutto, ho sentito tutto.
Tu e l’amica tua ne avete fatti di disastri, e ora mi dici che non sai chi sia. Mentecatta.

— Fammi capire io dovrei credere a una cinquenne con enormi mutandoni in testa (la sua bella chioma, sì, sì) che mi racconta assurdità.
Se dentro di me vivesse un’enorme palla nera pesante e fredda lo saprei, no? So’ cose di pazzi!
Un essere che si nutre delle mie paure, dei miei dolori, del mio disagio, certo certo. Un essere che avrebbe preso il possesso dei miei pensieri, dei miei sentimenti e delle mie azioni e di tutto lo spazio vuoto dentro di me.
No so’ davvero numeri!

— Hai finito? E poi cosa hai da dire sui miei capelli eh? Scimunita.

— Ok, scusa, calmiamoci, ma tu dici certe sciocchezze.

—Ah sono io che dico sciocchezze.

— Vabbè non ho niente da fare, se ti va raccontami ‘sta storia.

— Mettiti comoda che ne ho viste delle belle. Da dove comincio?

— Dall’inizio direi.

— La prima volta che ho visto Pallanera è stato tanti anni fa, non ricordo bene cosa fosse successo, saltavo per i cavoli miei, quel giorno le mutande a chignon mi stavano benissimo, quando improvvisamente l’ho vista in un angolo buio. Certo non aveva l’aria simpatica ma era piccola, chiusa a bozzolo, sembrava inoffensiva. Non le ho dato importanza, avevo tante cose da fare.

— E poi, cos’è successo?

— Che è successo? È successo che tu hai deciso che lei ti piaceva più di me, l’hai fatta uscire dall’angolino e ci hai messo me.

— Gesù! io sto provando ad ascoltarti ma tu dici certe assurdità. E quando avrei fatto ciò?

— Hai iniziato quando per paura che ti prendessero in giro mi hai messa da parte, ti sei vergognata di me, lei quel giorno è uscita da quell’angolo, era anche un po’ cresciuta.

— Boh! non ricordo.

— Ogni volta che hai fatto in modo che la paura prendesse il sopravvento, ogni volta che hai permesso a quelle bambine di cui volevi essere amica di umiliarti e hai creduto di essere tu quella sbagliata, ogni volta che non riuscivi a fare qualcosa e invece di riprovarci con calma, con i tuoi tempi e a modo tuo hai ceduto alla derisione, agli sguardi pieni di sarcasmo, alle paroline dette ad alta voce per farti sentire a disagio come se tu non ci fossi  lei cresceva, prendeva spazio, aumentava il peso.

— Ora che mi ci fai pensare forse hai ragione.
Ma lo sai anche tu: sono lenta in alcune cose, la paura spesso mi blocca, ho bisogno di conferme. E se ci sono tante persone che ti fanno notare quanto sei lenta, poco intelligente, indisciplinata, brutta, avranno ragione loro, no?
È importante il giudizio degli altri.

— Senti tu sei lenta, tante cose prima di riuscire a farle le sbagli, ma sbagli prima di tutto il metodo, l’approccio verso le cose, parti con la certezza di non riuscire, con la paura che ormai ti ha invaso il cervello tanto da annebbiartelo; è ovvio che tu non riesca.
Diventa un circolo vizioso, inizi a fare una cosa con la paura e la certezza di non riuscire, grazie alla paura e alla certezza di fallire non riesci, la tua sicurezza di essere un’incapace aumenta. E sai chi è che trova giovamento e nutrimento da tutto questo? Lo sai? La tua amica Pallanera, sempre più grossa, tonda, pesante, fredda. E intanto tu rimani ferma, immobile schiacciata dal suo peso e paralizzata dal freddo ed io ferma in quel cavolo di angolo buio.
Ma dimmi tu se è vita!

— Effettivamente spesso mi sento schiacciata, ho un freddo enorme dentro, e poi non è colpa mia se sono rimasta piena di vuoti, buchi neri dentro, questo lo devi ammettere.

— Certo che lo so, guarda che c’ero anch’io. So bene quello che hai perso, so quello che è stato, ho visto quello che molti non hanno voluto vedere, ho messo lo sguardo diritto esattamente dove gli altri lo sguardo lo toglievano di corsa perché non potevano accettare la realtà, troppo dura, brutta, lontana dal loro mondo. Meglio usarti come capro espiatorio.

— Ecco appunto vedi, il capro espiatorio, io non posso farci niente.

— Facciamo a capirci tra quelli che non volevano né vedere né sentire la realtà e tu che gli davi il fianco facendo e dicendo ogni cosa che quella cazzo di Pallanera ti suggeriva non è che fosse proprio una situazione facile, guarda che non lo era per nessuno.
E poi tu col tuo vittimismo, quel cazzo di pensiero magico, la fortuna, la sfortuna: per gli altri è tutto facile, la rabbia, il rancore, le parole urlate a cazzo.
Lo so che nessuno voleva sentirti ma, Dio buono! impara ad accettare chi hai di fronte, non è che urlando gli spieghi le tue ragioni e capisce. Se non può capire, o non vuole, non può o non vuole, basta.

— Beh ormai è andata, non posso farci più niente, è tardi, lo sanno tutti che è tardi, lo dicono tutti, lo pensano tutti.

— Lo sanno tutti lallallalla, lo pensano tutti lallallalla, lo dicono tutti lallalalla. È tardi, è tardi, è tardi lallalallallaaaaa.
E Pallanera mangia! E Pallanera ingrassa! E Pallanera ghiaccia. Lallalallaaaaaaaa.

— Gesù! questa è scema, mo’ canta. E io la sto pure a sentire.

— Se ti va di starmi a sentire bene altrimenti faccio altro, ho una vita da vivere. Io.

— Lasciami chiarire una cosa, giovane saccente e mutanduta, io non ho mai sottovalutato i miei problemi, ho chiesto aiuto a seri professionisti di mia spontanea volontà, ho raccontato i fatti miei a donne e uomini con una scritta dottore avanti al nome e la situazione non è di certo migliorata. Psicologia, bella parola.
I gruppi di auto aiuto e il periodo buddista ce lo vogliamo dimenticare, io ci ho provato, ma è cambiato ben poco. A sentire te ho passato il tempo a grattarmi, lamentarmi e fare stronzate.  Se eri lì sai che non c’era nessuno che mi appoggiasse in questa mia ricerca di aiuto. Vorrei chiariti una cosa: io a 14 anni mi sono resa conto di vivere in una situazione troppo pesante, ho chiesto aiuto, ho deciso di andare da una psicologa, alla fine ne ho trovata una in un consultorio, gratis perché amica di una delle poche persone che vedevano le cose come stavano; da tanti mi sono beccata derisione, sarcasmo, sguardi dall’alto in basso. Quando andava bene grandi discussioni su cosa è importante e  cosa non lo è. Quindi cara la mia nanerottola con dei ridicoli mutandoni in testa evita di venire anche tu qui a pontificare.

— Ok, lo ammetto ci hai provato, te ne do atto. Il che ti predispone all’ascolto dei miei consigli.
E poi di chi volevi la comprensione, di persone che per quando ti vogliano bene sono fisiologicamente incapaci di capite un determinato modo di stare al mondo e di capire la pesantezza e la gravità della situazione in quella casa. Alla fine, a modo loro, nei modi che conoscono e gli appartengono ti hanno aiutata. E lo sai che ti vogliono bene.
Lasciatelo dire la devi smettere di cercare l’approvazione di persone che non possono dartela, devi smettere di arrabbiati, devi smettere di idealizzare le persone pensando che siano meglio di te, devi smettere di permettere alle parole e agli sguardi degli altri di riempirti di rabbia, paura, vergogna, disagio. Ma quando, quando lo capirai che le persone non le puoi cambiare, non puoi farti accettare, non puoi obbligarli a vederti, sentire le tue ragioni, capire le tue paure.
Gli sguardi sarcastici di quelli a cui non piaci e vogliono farti sentire a disagio rimarranno, le parole buttate lì con indifferenza, dette tra i denti o urlate usciranno sempre da bocche desiderose di nutrire Pallanera, le risatine nascoste ed evidenti resteranno. Razza di imbecille! sei tu che decidi se lasciar scorrere tutto questo senza corroderti o scalfirti o permettergli di insinuarsi in te ferendoti, ingrassando e rendendo sempre più potente Pallanera.

— Non so se darti ragione o scappare a gambe levate.

— Vedi tu.

— Ok, dimmi che devo fare.

— Prima di tutto disciplina bella mia, le cose non avvengono da sole, e non succede niente se non ti ci applichi con attenzione, pazienza impegno. Impara a capire i tuoi tempi, datti l’opportunità di sbagliare, rassegnati all’idea di non piacere e non essere accettata, non cercare di farti accettare da chi non vuole o non può farlo, non stare a cercare di spiegarti o giustificarti. Vivi e lascia vivere, se le persone non ti piacciono non ti piacciono, non cercare di fartele piacere o di cambiarle.

— Sembri una specie di santone new age che ha visto troppe volte tutta la saga di Guerre Stellari. Ora che fai mi suggerisci di non seguire il lato oscuro della forza? Non ti sembra di essere un po’ superficiale?

— Senti un po’ se sai fare di meglio fallo se no ascoltami, e muovi il culo.

— Ma ti rendi conto di come ti stai girando, e poi quella rabbiosa ed aggressiva sarei io e tu quella a modino.

— A modino glielo dici a tua sorella, io posso essere allegra, vivace, gioiosa, testarda o altro, ma di certo non a modino.

— Continua, continua voglio vedere dove vai a parare.

— Come ti dicevo prima di tutto disciplina, e scrivere.
Cosa scrivi? Qualsiasi cosa ti passi per la testa, ricordi, pensieri, emozioni, tutto. Bello, brutto spaventoso che sia scrivilo, mettilo nero su bianco; impara che i pensieri sono pensieri, solo pensieri, non li bloccare, affrontali, lasciali scendere. E con loro le paure, le ansie, le insicurezze. Impara a riconoscere i pensieri sani e costruttivi e separali da quelli che ti vengono sputati direttamente in testa da Pallanera, non è che devi mettere in atto qualsiasi cosa ti passi in testa, ma non censurarti per paura, vergogna o altro nel pensare.

Ah beh! una passeggiata di salute, hai altro da aggiungere.

Sì, non sarebbe male se smettessi di guardare tante persone dal basso all’alto; certo ci sono persone piene di talendo in tanti campi, ma ognuna di loro per ottenere risultati duraturi ha dovuto e deve faticare tanto.

— E non lo aggiungi amen?

— Amen.
Ultima cosa, quando quella cosa che hai dentro decide di comandare e riprendere terreno cercando di schiacciarti con tutto il suo peso e paralizzarti col freddo che sprigiona usa l’astuzia: anche strisciando raggiungi una foglio e una penna e scrivi una lista delle cose da fare in quel giorno, anche le più banali (lavarti, rifare il letto, ecc.)  e falle una dopo l’altra, come un automa. Ogni cosa che fai toglie peso a Pallanera e il tuo margine di manovra per passare al passo successivo diventa più ampio.

— Va bene maestro Yoda, che la forza sia con te.

— Fai ancora la spiritosa?

— Scusa ma dopo ‘sto predicozzo ci stava bene.

— Mo’ vado; devo andare dal parrucchiere a sistemarmi i mutandoni, e dovresti venirci anche tu un po’ più spesso.
Ci vediamo

 

 

4 thoughts on “Pallanera non avrai il mio scalpo

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